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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Pennuti veri e immaginari e i poetici pensieri di…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

hummingbird-2139278_960_720.jpgRenato Pierri.

Arrivano, la sera, quando vado a letto, si posano sui rami del pino fuori della finestra e aspettano. Non li vedo ma so che sono lì. Vengono spesso, adesso che sono avanti negli anni. Non venivano quando ero giovane. Non venivano mai. Vengono ora. Con la malinconia. Pensi alle cose che resteranno, ma soprattutto alle persone che resteranno, e stenti a prendere sonno. Un giorno sarò un ricordo. Al mattino svaniscono gli uccelli della notte. Passano frotte di pappagalli che strillano come ossessi, verdi, con le lunghe code. Due gabbiani sul tetto del palazzo vicino mi guardano con sospetto, prima l’uno poi l’altro si allontanano nel cielo. Nuvole rosse. Ci sono colombi e tortorelle giù nel cortile. Roma è piena d’uccelli. Ti mettono allegria al mattino gli uccelli. Diventano belli i pensieri. Le figlie. Ogni volta che viene al mondo una persona buona, il mondo ci guadagna, forse tutto l’universo ci guadagna. Se poi le persone buone sono anche intelligenti e belle, nel cielo si aggiungono stelle. Sono arrivati gli storni sui rami del pino davanti alla finestra. I pappagalli fanno ancora chiasso. Ho scritto qualche libro che pochi hanno letto. Ha importanza? Alberi non ne ho piantati. Ho piantato solo fiori. Dovrete aspettare ancora molto, moltissimo tempo, uccelli della notte, prima che io lasci le due care figlie, e le cose belle e le cose buone. Forse devo scrivere ancora un libro che pochi leggeranno, e  non ho deciso quale albero piantare. Un ginkgo, forse, o un albero di mimosa. Ho sognato alberi di mimosa carichi di fiori gialli, l’altra notte.  Occorre tempo, molto tempo ancora. Dovete avere pazienza, fascinosi uccelli della notte. Del resto sono ancora giovane, ottantadue appena. Va be’, quasi ottantatré… Improvvisamente gli storni si alzano dal pino, tutti assieme, nello stesso momento, non vanno lontano, si posano sul palazzo dov’erano i gabbiani.  Sfrecciano altri pappagalli. Pazzi di gioia. Le lunghe code verdi.

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