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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Sull’emergenza informazionale in Italia. Il caso della duplice apologia mattarelliana de “Il Fatto Quotidiano”: repetita iuvant.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Home odierna de ilfattoquotiano.it

Immagino ci siano molti modi per iniziare l’attività annuale di un sito. Un modo onesto per un luogo virtuale che si occupa anche di giornalismo è, a mio avviso, quello di raccontare una qualche verità-percepita. Personalmente, sono rimasta colpita, ieri pomeriggio, dal grande lenzuolo omaggiante Sergio Mattarella, comparso sul giornale online di Gomez. Un lenzuolo scritturale (screenshots in calce), intinto in così tanta melassa che poco dopo, in calce allo stesso, come era ampiamente prevedibile, sono cominciati i commenti di altra natura. Proprio così: sono rimasta scioccata, non dai commenti, ma dal fatto che un giornale, dove pure lavorano firme capaci, possa permettere la pubblicazione di scritture che chiamare fanciullesche, naif, è dire poco. Scritture anche scarsamente accorte, che poi, come è infatti successo, si trasformano in un boomerang contro l’incolpevole protagonista beatificato in virtù della nostra atavica incapacità di restare seri.

Ho un’ottima opinione dell’uomo Sergio Mattarella, che non ha bisogno di mille parole per raccontarsi persona a modo. Come Presidente non è né il peggiore né il migliore, fermo restando che se dovessi indicare il “migliore” tra i nostri Presidenti ormai non saprei più chi scegliere. Chissà, forse sceglierei Pertini, anche se comincio a pensare che quella mia scelta non sarebbe frutto di ragionamento ponderato, ma sarebbe determinata quasi d’incanto da un’automatica associazione della sua figura con gli anni della mia gioventù, con il calcio di Zoff e Bearzot e con tanti altri accadimenti avvenuti in quella che ormai si potrebbe considerare una notte dei tempi. Peraltro non saprei neppure cosa chiedere a Mattarella per farsi “amare” di più. Non credo che un risultato del genere sarebbe alla portata di nessuno, di nessun italiano di questa età così complessa. Certo, se il Presidente mostrasse maggiore interventismo (o almeno lo stesso che mostra per far rinsaldare i legami con l’Europa), magari anche con gesti plastici, in materie come la corruzione amministrativa, se si adoperasse per far cancellare quell’immondo reato di vilipendio al Presidente (dato che noi siamo cittadini e non sudditi), se prendesse maggiore distanza dal nostro recente passato politico, sarebbe meglio, ma immagino non si possa avere tutto e l’erba del vicino non è più verde.

Insomma, diversamente dall’anelante redattore de il “Fatto”, io penso che non si possa e non si debba fare apologia del Presidente a prescindere (altra cosa è il rispetto a prescindere che gli si deve in quanto capo della nostra nazione). Quando poi tale “apologia” la fa un giornale che si dice anche indipendente, la questione può diventare grave in un regime che si vuole democratico. Se poi l’apologia è ripetuta (vedi lo screenshot di oggi del Fatto ripreso in apertura di questo post) allora la domanda per una mente mediaticamente accorta dovrebbe essere: “Ma qual è l’agenda segreta del “Fatto Quotidiano” rispetto a questa beatificazione?”.

Il termine “agenda” in questo contesto è usato nel suo senso significazionale inglese, dunque la stessa domanda tradotta in italiano corrente andrebbe letta così: “Che scopo intende raggiungere il “Fatto Quotidiano” con l’utilizzo di tanta melassa? Qual è il vero obbiettivo di questo giornale?”. In un Paese come gli Stati Uniti, dove la Stampa è libera, si penserebbe a un mero gioco politico. Si penserebbe subito che il giornale di Gomez stia portando avanti il consueto gioco, la solita strategia, imparata molto bene da chi, tra i professionisti del giornale, ha lavorato presso “Repubblica”. Nello specifico tale strategia provvederebbe un governo Pdr-m5s, con quest’ultimo Movimento capeggiato da Fico, e con tale sacrosanta unione benedetta da Sergio Mattarella, da Juncker, Draghi e possibilmente da tutte le dinastie discendenti dal Sacro Romano Impero… Da tutti, tranne dal supposto popolo-bue, s’intende!

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Già!, in America si penserebbe subito questo, ma noi non siamo in America. Resta il fatto che, pur riguardando l’Italia, una simile opzione l’avrei ventilata anche io qualche mese fa. Ora però non penso più che tale visione sia la risposta corretta alla domanda posta qua sopra, o almeno che non sia la sola risposta possibile…. Ormai conosco così bene il giornale di Gomez, e le strategie del giornalismo italiano in generale, che mi azzardo fino a dire che l’apologia del “Fatto” era vera, sentita e solo gagliardamente furba… Mi azzardo a scrivere che l’audace redattore non si è neppure accorto che mentre raccontava, in stile Istituto Luce, dei “dieci milioni” che si sarebbero sintonizzati sul discorso del Presidente, egli stava raccontando un’altra triste realtà dell’Italia mediatico-contemporanea, ovvero la strategia del pensiero unico-dominante… laddove, sempre a leggere codesto giornalista in Italia il 31 dicembre i 6 principali canali televisivi e forse molti altri erano tutti sintonizzati per captare quel messaggio…

L’audace redattore non si è cioè accorto della “gravità” di ciò che stava riportando. Un tale status-quo terzomondista non sarebbe infatti impossibile in una qualsiasi nazione del cosiddetto Primo Mondo, senza dimenticare che raggiungere dieci milioni (perché si tratta di sommatoria approssimativa non di risultato unico), in un Paese di 60 milioni di abitanti, e in una serata in cui il televisore si lascia acceso per abitudine, non sarebbe stato un compito complicato per nessuno…

Naturalmente, anche l’ultimo degli sciocchi si rende conto che per commentare adeguatamente le implicazioni mediatiche, sociali, politiche, e soprattutto culturali, di quanto scritto servirebbe forse un saggio in 50 volumi, servirebbe un’eternità di tempo. Ne deriva che non lo si potrebbe mai fare in questo contesto. Tutto ciò che si può fare in un post di un sito come questo è però scriverne, scriverne comunque, sperare in una generazione futura di italiani che possano leggere queste righe, sperare che questo messaggio in bottiglia arrivi in qualche modo nel futuro.

Il valore dello scriverne sta insomma nel pensare che possa leggerlo un ragazzo, una ragazza capace di ricordarlo quando la loro generazione sarà stata finalmente in grado di costruire una Italia libera, davvero libera, una Italia capace culturalmente, intellettualmente, dove qualsiasi sia l’arte informativa che avrà preso il posto di quello che noi fino agli anni scorsi abbiamo chiamato giornalismo, sarà un’arte deontologicamente onesta, prona a raccontare la sola notizia, impermeabile alla beatificazione del politico, a qualsiasi titolo, capace di evitare la strumentalizzazione a 360 gradi, capace quindi di raccontarsi con orgoglio nel tempo, capace persino di fare le vendette di noi che, adesso ne abbiamo certezza, quel tempo felice e liberato non potremo conoscerlo mai!

Rina Brundu

Nota: di seguito screenshots dal fattoquotidiano.it di ieri. Buon anno! Anche al “Fatto” che resta sempre uno dei pochi giornali seri che abbiamo, immaginate gli altri!! E’ corretto aggiungere però che il Il Fatto cartaceo diretto da Travaglio è diverso, non sempre, ma quasi sempre!

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