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Sulla natura del male – La Germania e il Quarto Reich fatto vivere da mercenari italiani, ma 70 anni non bastano a cancellare la memoria, chi vorrebbe chiamarsi soldato tedesco?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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La Grande Storia non depone a favore di questo progetto. Già al tempo del tracollo dell’Impero romano abbiamo visto che i soldati mercenari possono diventare un’arma formidabile… nelle mani del nemico! Meglio sarebbe, insomma, affidare la difesa del proprio Paese alle sue truppe, o in alternativa a degli automi, un’idea non malvagia sotto una serie di punti di vista nella vita degli eserciti moderni.

Ma a dire il vero l’idea che avrebbero avuto in Germania di “rinforzare” il proprio esercito con militari di origine italiana, polacca, e/o altro Paese dell’UE giudicato povero, non sembra un progetto degno, comunque. Dubito anche che militari italiani capaci, andrebbero a svendersi iscrivendosi nelle fila dell’esercito tedesco. Di solito si diventa militari per motivi facilmente identificabili, che sono certamente il desiderio di fare una carriera, ma, nella maggior parte dei casi, soprattutto perché ci si sente attratti verso quel mondo, mentre una componente formidabile di tale fascinazione è, ancora oggi, la componente nazionalistica. Questo per dire che nessun valido militare italiano potrebbe mai andare a difendere il sacro-confine-teutonico, mai! Non certo in tempi di guerra!

Peraltro, nel contesto di codesti ragionamenti minimi, s’impone anche una domanda: chi vorrebbe dirsi parte dell’esercito tedesco? Non è questa una questione peregrina né retorica. Io credo infatti che 70 anni non siano un tempo sufficiente per cancellare la memoria di ciò che è stato. Settanta anni non sono un periodo abbastanza lungo per consegnare alla Storia il ricordo degli Himmler e dei Goering, il ricordo degli Heydrich e degli Eichmann, il ricordo dei serpenti alla Bormann, il ricordo della “soluzione finale”, il ricordo delle deportazioni di massa, il ricordo delle espropriazioni, il ricordo delle esecuzioni sul posto, il ricordo della follia goebbelsiana, il ricordo delle interminabili parate nel tentativo di celebrare l’incelebrabile e il falso ricordo di un’epoca ariana memorabile, ma mai esistita se non negli incubi maleodoranti di diversi criminali nazionalsocialisti, resi tali anche dal contiuato farsi di morfina.

Trovo dunque questa “genialata” partorita dagli amici teutonici, una trovata essenzialmente di cattivo gusto, un modo come un altro per ricordarci che in fondo la Germania, i tedeschi, non sono cambiati mai: qualsiasi sia la direzione presa dal soffio del vento, pretendono di gestirla a loro modo, proprio come fecero ai tempi di Weimar. In quell’occasione, naturalmente, procedettero nella direzione opposta, e mentre l’Europa vietava loro di costruirsi un esercito, i tedeschi, imbrogliando, mandavano i reduci a fare scuola militare in Russia… Adesso, vorrebbero invertire il processo, portare direttamente i russi sul sacro suolo… pardon, gli italiani, meglio se promettendo loro lauti stupendi, bionde formose e serenate a base di pizza, pasta e mandolino!

Proprio vero che nessun anno, per quanto mirabile, può terminare senza che si apprenda una “sparata” più rincoglionita delle altre… questa del Quarto Reich fatto vivere da mercenari italiani mi sembra davvero ottimale per vincere il Primo Premio. Sic!

Rina Brundu