PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Filosofia dell’anima – Della bellezza, dell’amore, della forza. E grazie.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

rosa

(dedicato a chi mi ha scritto in questi giorni).

In quasi un quarto di secolo di vita online, un periodo nel quale, in estrema libertà, io ho parlato e scritto di tutto, su tutti, facendo punto di non farmi impedire mai né dall’ignoranza, né dai limiti altrui, né dalle necessità del politically-correct, proprio come ritengo che dovrebbe fare ogni vero spirito-che-scrive, io non ho mai parlato del mio privato. Mai! E l’ho sempre difeso a spada tratta. In ogni occasione. Credo che sia anche per questo che odio Facebook: odio quando le persone mettono in scena i loro dolori, raccolgono lai, commenti ridicolissimi, su argomenti che pertengono solamente alla nostra anima!

Vero è però che sul sito io tratto anche di questioni, come per esempio quelle che vanno sotto questa rubrica chiamata “Filosofia dell’anima”.  Orbene, io ritengo che, rispetto a questa tipologia di discorsi, quel confine privato si possa valicare (entro certi limiti) perché in fondo si tratta di argomenti che riguardano tutti, tutti noi, non in quanto corpi ma in quanto anime, appunto. Solo per questo motivo mi risolvo, oggi, a parlare di un fatto avvenuto nelle scorse ore che è stato un momento importante della mia vita, un punto di svolta fondamentale. E ne scrivo sia per ringraziare coloro che, pur sapendo quanto io odi questo tipo di interazioni, mi hanno fatto sentire la loro vicinanza in queste ore, sia per raccontare la mia esperienza che magari, eventualmente, in un futuro prossimo potrà aiutare qualcun altro. Ne scrivo infine perché voglio dare evidenza di come ho testato i miei “credo”, sempre affermati con forza su questo sito, quasi con arroganza, in questa occasione.

Dopo dieci anni di grande malattia, di immenso dolore, il giorno dopo Natale mio padre è volato via. Nel mio caso, sarebbe più opportuno scrivere che è volata via la miglior parte della mia anima. Io ho infatti avuto una fortuna immensa nella mia vita, ovvero ho avuto accanto un angelo che è stato con me in ogni istante, in ogni modo. Con mio padre facevo le parole crociate da piccola, con mio padre facevo escursioni in campagna, con mio padre dibattevo dei grandi problemi, con mio padre andavo alle feste, con mio padre ho condiviso dolori, gioie, sorrisi, con mio padre io non ho mai avuto nulla da spartire se non la gioia immensa di essere vivi, insieme. Io ho vissuto mio padre ogni giorno, ogni istante, ogni momento, con una pienezza che ancora adesso mi meraviglia.

In queste ore, solo in queste ore mi rendo anche conto della maniera gentile con cui quell’uomo bellissimo (mio padre è stato uno dei ragazzi più belli che abbia mai visto, come testimoniano le sue foto di gioventù), e straordinario, ha gestito questo “suo passaggio”. Di fatto, la sua malattia, dieci anni fa, ha sconvolto la mia vita e ci sono stati infiniti momenti in cui io ho pensato che non avrei mai superato un simile “arrivederci”. Il tempo, che cura tante cose, insieme a questo mirabile 2018 che mi ha permesso di conoscermi al meglio, ha tuttavia sopperito dove io non potevo, fino a che quel giorno tanto temuto è arrivato in una maniera così dolce che ancora mi sconvolge.

Più di uno, tra le persone che conosco, mi ha scritto, dicendomi di essermi vicino in questo momento di “perdita”. Ringrazio, ma vorrei assicurare tutti che io non ho perso nulla. Mio padre, da ora in poi, sarà doppiamente presente accanto a me, in ogni momento della mia vita, in ogni istante, in ogni respiro, fino a che, un giorno, potrò riabbracciarlo. Semmai, dal momento del suo passaggio, mi ha colpito come siano accadute cose che io non pensavo sarebbero accadute. Infatti, immaginando quel giorno, in passato io avrei detto che mi sarei chiusa ulteriormente in me, cacciando via tutti, allo scopo di restare soli, io e il mio dolore. Dal momento del suo “passaggio” mi sono accorta però che i miei pensieri andavano soprattutto a chi restava, al lavoro che loro avevano fatto quando io non gli sono potuta restare accanto, alla necessità di ringraziarli per questo, alla necessità di stare accanto a loro, alla necessità mia di fare tesoro dell’eredità mirabile che mio padre mi lasciava: il suo senso per l’amicizia, per la famiglia, la sua integrità, la sua onestà, la sua goliardia, la sua gioia di vivere, la sua capacità di accettazione. Insomma, mi sono accorta che la vera bellezza, che pure lui aveva, non è epidermide, la vera bellezza scorre nelle vene, è forza, penetra l’anima facendosi ricordare anche oltre tutto ciò che noi riteniamo di capire, di comprendere su piano del cosciente.

Io non sono stata al funerale di mio padre. L’avevo deciso da tanto tempo: mai, mai e poi mai avrei lasciato che quel momento così sacro per la mia anima potesse diventare una sceneggiata, uno spettacolo da dare in pasto al pubblico, come di norma sono i funerali, almeno nella mia visione delle cose. Naturalmente, se fosse stato necessario per questioni pratiche ci sarei stata, ma non per nessun altro motivo. Io di fatto ho trascorso tutta la giornata di ieri con mio padre: guardando le sue foto, i suoi video, ascoltando le persone che lo hanno raccontato e che io ho intervistato anche tantissimi mesi fa. Io ieri ho studiato una volta di più la vita di mio padre, ho avuto occasione di ammirarla, di comprenderne il senso, di pensare a come dovrò ricordarla, perché sarà mio dovere farlo. Gli altri hanno seppellito mio padre ieri, io non lo seppellirò mai! Stanotte so che lui mi era accanto su prati verdissimi che sapevano di insegnamento.

Stamattina alcune persone a me molto care, qui, in Irlanda, dove la religione ha ancora un senso, mi hanno detto che avevano prenotato una “messa” per mio padre. Ho ringraziato ma ho detto che io non sarei mai stata a quella messa. Di fatto, non c’è stato un solo momento in tutti questi giorni in cui io abbia sentito necessità di pregare. Né io né mio padre (il quale, proprio come tanti altri uomini e donne nel villaggio, solo qualche volta sì metteva la cravatta per andare in chiesa, per lo più a Pasqua, e per lo più per far contento don Vinante), siamo mai state anime religiose, e non abbiamo mai sentito un che di “manchevole” in questo.

Don Vinante però era maestro saggio rispetto a molti argomenti che esulano la questione della religione. Per esempio, egli diceva che quando arriva il momento del “passaggio” di uno spirito amato e amabile, non bisogna essere tristi ma felici. Felicità è infatti anche la sensazione che io ho provato a momenti in questi giorni: felicità per avere avuto un padre così, felicità per averlo conosciuto, felicità per l’esempio che mi ha dato, felicità per la famiglia che ha creato, felicità per ogni momento allegro che abbiamo vissuto insieme, felicità per lo spirito irriverente, felicità per un senso profondo dell’onestà, felicità per l’amore, felicità per il suo particolarissimo senso dell’amicizia che di norma inglobava sempre tutti, felicità perché adesso ho un angelo mirabile che mi cammina al fianco ad ogni passo.

Naturalmente, ci sono ancora dei momenti, ce ne saranno molti di più in futuro, in cui tale “felicità” si trasforma in un dolore acuto, in lacrime senza contenimento, in tutto ciò che di norma usa il dolore della lontananza per sfogarsi. Lo so, ne prendo atto, ma la gioia è sempre più forte. Più forte di ogni sofferenza, come solo può essere con la gioia che deriva da due anime il cui “cuore” ha sempre battuto all’unisono, e così fa ancora. Mai, né ora, né nei giorni scorsi, neppure nei miei sogni di queste settimane, di norma molto vividi… ho associato la parola “perdita”, “lutto”, o il colore del lutto al passaggio di mio padre, mai! E non accadrà mai! Non potrebbe mai essere!

Questa è la mia esperienza. Una esperienza determinata dal fatto che io ho vissuto mio padre ogni momento della mia vita e così continuerà ad essere per sempre. Perciò, mentre dico che questi momenti dovrebbero essere vissuti da ciascuno come meglio sente la propria anima, senza che nessun esterno abbia da giudicare su questi aspetti, mi azzardo a dire a tutti, cercate di “vivere” i vostri cari quando ci sono, quando sono in vita, abbracciateli, prendete il tempo necessario a capirvi perché il tempo cura ogni ferita, ma non attendete il giorno del funerale per versare lacrime.

In quel giorno, infatti, non stareste piangendo il vostro caro, stareste solo piangendo il vostro misero destino. E, soprattutto, lasciateli andare, lasciateli volare, perché in realtà loro vi stanno e vi staranno sempre accanto se questo era nel destino della vostra e della loro anima.

Grazie.

Rina Brundu

adve