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Filosofia dell’anima – Sulla sofferenza dello spirito libero e apolide di Anna Ruzzenenti

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

anna5Amando le biografie di vita delle persone comuni, l’unica occasione in cui visito le bacheche di Facebook di qualcuno è proprio quando quel qualcuno non c’é più, ma penso che la sua storia si faccia ricordare, che la sua storia di vita sia stata, in qualche modo, una vita esemplare. Sfogliando la bacheca di Anna Ruzzenenti, la sub ventisettenne, originaria del veronese, che si sarebbe tolta la vita in Messico, mi accorgo una volta di più come anche tra quelle pagine virtuali il diavolo stia nel dettaglio.

anna1Di fatto, chiunque non sia abituato a pensare, scorrendo quei suoi post non faticherebbe a descrivere Anna come una ragazza attiva, dinamica, solare, innamorata della vita, del bene comune, di un universo ecosostenibile, degli Altri Esseri. Innamorata del suo spirito libero. In realtà, Anna era tutto questo, senz’altro, ma era uno spirito libero anche molto onesto, laddove non serve troppa capacità di investigazione per capire che la sua bacheca è disseminata di messaggi neppure troppo cifrati, messaggi che parlano di una qualche sofferenza nascosta.

Nascosta non per tutti, naturalmente, dato che già lo scorso luglio, quando lei pubblica un post nel quale annuncia: “Successe così, all’improvviso… Mi alzai e decisi. Doveva cambiare tutto, dovevo cambiare tutto”, l’amico Gino Ho non esita a domandarle: “Are you ok?”, “Stai bene?”. Nessuna risposta, ma perché Gino glielo chiede? In fondo, quella frase non denota troppe problematiche apparenti, se non un forte, quanto legittimo, desiderio di cambiare vita: accade a 27 anni.

Certo, nel caso di Anna, ci sono anche altri momenti che danno da pensare, e non sto parlando solo del fatto che lei, pur così giovane, avesse già scelto la persona che si sarebbe occupata della sua bacheca quando non ci sarebbe stata più, ma mi riferisco anche a quel giorno in cui qualcuno, tra i suoi amici, si sente in dovere, sembrerebbe, di ricordarle che pure lei dovrebbe concedersi il diritto di “fallire”…

anna2Per la verità non mi è neppure chiaro come qualcuno possa “fallire” a 27 anni, dato che, spesso e volentieri, nelle nostre società opulente, non si comincia a vivere prima dei trenta, però comprendo bene anche i problemi “culturali” che potrebbero fare da sfondo alla vita di Anna. Si tratta infatti di problemi generalmente condivisi da un buon 80% dei ragazzi italiani, soprattutto da quelli che ritengono di non averli.

Dato che a volte non conoscere di persona qualcuno è il miglior modo per farsi un’idea più onesta sulla vera natura del suo spirito, se io dovessi raccontare l’Anna che ho incontrato su Facebook, non avrei dubbi nel dire che era una ragazza molto sola, in qualche modo staccata, distante, dal contesto formativo di provenienza, come sono spesso coloro che viaggiano tanto, dovunque, alla ricerca di una casa dell’anima che, lo sanno bene, non riusciranno a trovare mai. Almeno, non in questa vita. Lo spirito di Anna era insomma uno spirito libero, senz’altro, ma soprattutto apolide. Finanche insofferente al mondo che la circondava. Del resto a dirlo era stata proprio lei, lo scorso giugno: “Io sono uno spirito libero. O mi ammiri dal basso o voli con me, ma non puoi imprigionarmi”. Nulla da dire, succede spesso agli spiriti come il suo: a volte si sentono infinitamente liberi proprio perché pensano di non avere niente da perdere.

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Una poesia pubblicata da Anna sulla sua bacheca.

Non è così, ovviamente, e in fondo Anna, che in se stessa ci credeva, credeva nel valore della vita, dell’esperienza incarnata, questo lo sapeva… lo si capisce da tanti altri momenti in cui si racconta. Poi però qualcos’altro deve essere successo. Qualcosa che a giudicare dal video che la riguarda, pubblicato da un notiziario messicano su Youtube, le ha impedito di riportare le problematiche che le procuravano i suoi giovanili dilemmi, su binari accettabili, normali, mentre il dolore e la sofferenza hanno preso il sopravvento impedendole di respirare, di immaginare un qualsiasi domani, un qualsiasi futuro.

 

E adesso anche Anna non c’è più! Il suo nome va dunque ad aggiungersi al numero enorme di giovani che, chi per un motivo chi per un altro, si stanno togliendo la vita in questi anni. Anime invisibili che non hanno voce, di cui non importa nulla a nessuno nell’Italia della barbarie culturale e intellettuale. Nell’Italia del posto pubblico fisso a vita onde assicurarsi di non lasciare mai spazio agli altri; però li chiamano commendatori, conduttori, li chiamano finanche personaggi illustri!

Rina Brundu

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