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Filosofia dell’anima – Sul teorema della gentilezza. Platone: “Sii gentile, perché ogni persona che incontri sta già combattendo una dura battaglia”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Ieri sera sono capitata per caso sul bel sito Frasimania e vi ho trovato lo splendido aforisma di Platone che fa da titolo a questo post. Per la verità dovrei scrivere “ritrovato” perché si tratta di frase che già conoscevo, ma che per qualche motivo avevo dimenticato. Questa creazione letteraria è in realtà espressione plastica di ciò che dovrebbe essere un aforisma ben riuscito: didattico, morale, geniale, esteticamente valido. Soprattutto, vero.

Proprio così, di questo detto platoniano (o a lui attribuito), non si può che ammirarne la validità su ogni livello, ma soprattutto il suo essere un motto vero, che racconta una verità percepita. È indubbio, infatti, che ogni Essere, ogni Ente che abita questo pianeta, questo universo spazio-temporale, inclusi gli altri-Esseri, sovente a quattro zampe, sta combattendo di già la sua battaglia e che colui o colei abbia cominciato a combatterla non appena ha esalato il primo respiro. Come non bastasse questo aforisma dà da pensare, permette persino l’intuizione di una strada cogitativa che porta verso una possibile distruzione della sua stessa carica didattica.

Il problema, infatti, non sta nella “gentilezza”, nel saper usare “gentilezza”, dato che io penso che questa sia una caratteristica di buona parte degli Esseri, degli Enti. Per dirne una anche i nazionalsocialisti sapevano essere “gentili”. Di Hitler, per esempio, si raccontano innumerevoli momenti in cui colui smetteva i panni del criminale incallito per vestire quelli di un nonnino anziano e saggio che amava regalare caramelle ai bambini, raccontare loro tante storie, stupirli. Certo, i bambini dovevano essere preferibilmente ariani, ma esistono aneddoti dove quella stessa cortesia e gentilezza egli la usò anche con dei bimbi ebrei.

Con questo sto dicendo che la “gentilezza” è una qualità primaria del nostro spirito, sta alla nostra anima come le gambe stanno al corpo fisico, perché senza diventiamo qualcosa di particolare, cioè siamo comunque diversi dal modello originale (nessun dubbio su questo!). Il “problema” a mio avviso si pone invece con l’erogazione e l’interpretazione, persino con l’accettazione, del “messaggio gentile”. Arriverei fino a dire che saper comprendere un gesto gentile, apprezzarlo nella sua validità, quando essa vi è genuinamente incorporata, è una qualità molto più importante e molto più degna del saper dimostrar gentilezza.

Non è una questione da poco, tutt’altro! Un vecchio detto goliardico della letteratura cinematografica western, faceva dire a uno dei suoi eroi: “Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo”. Tale logica vale anche per la questione della gentilezza platoniana: “Non c’è scortese più scortese, di un gentile quando diventa scortese”. Estendendo il teorema si può argomentare che le nostre “dure” battaglie non sono comunque una buona giustificazione per far ricadere i loro effetti deleteri sulle spalle altrui. D’altro canto, non sarebbe azzardato sostenere che davanti a questi gladiatori della vita a volte potrebbe risultare pericoloso usar gentilezza, o farla mancare…

Quello che potrei chiamare il teorema platoniano della gentilezza, volendo, potrebbe essere usato persino per decifrare un terribile fatto di cronaca avvenuto ieri a Roma. È stato infatti nelle acque del Tevere che avrebbe scelto di finire i suoi giorni una donna italiana di 38 anni, impiegata presso uno studio notarile, madre di due gemelline di sei mesi… Cosa può portare – mi sono chiesta – un Essere così, che ha la fortuna e la responsabilità di dover far crescere due bimbe tanto piccole, a prendere una simile decisione? Il dolore? La malattia? La disperazione? La stanchezza? La cattiveria?

Non so perché ma poi, leggendo altre note a contorno dell’articolo che raccontava quella tragedia, ho concluso che la causa vera di quel gesto potesse si potesse pure trovare nella… mancanza di gentilezza, sua e di chi le stava intorno… Proprio così, come ho già scritto, davanti a questi gladiatori della vita a volte potrebbe risultare pericoloso usar gentilezza, o farla mancare…

Fermo restando che tutto ha un senso, anche quando non lo capiamo, proprio come ogni aforisma davvero riuscito che ha in sé l’ammirevole capacità di dar da pensare.

Buone feste?

Rina Brundu

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