PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Argento vivo. Don Pietro Vinante didattico ricorda l’esempio degli scalatori Winkler, Stabler, Delago, contro “l’atavico vandalismo”…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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L’attuale croce di Punta La Marmora quando giaceva negli stabilimenti della Comeca (Arbatax)

5.3 Fatiche e memorie degne di rispetto[1]

La Croce presente sulla cima del Gennargentu parla della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.

È stata eretta a memoria dei Caduti dell’isola sui fronti di guerra.

A quanti salgono a Punta Lamarmora essa ricorda il sacrificio cruento di tante vite stroncate nel fiore della giovinezza. Le sue braccia distese nell’infinito del cielo sembra invochino pace e concordia alla terra dei padri.

Sono questi i sentimenti che quella Croce dovrebbe suscitare nell’anima di chi raggiunge la cima più alta dell’Isola. È triste invece vedere che la sacralità di quel simbolo non è rispettata affatto. C’è chi la adopera per propagandare contestazioni di vario genere. C’è chi la imbratta di strani arabeschi. E tutti poi finiscono per scriverci sopra nomi e cognomi fin dove arrivano a farlo.

Non va.

Penso agli scalatori che hanno conquistato, una dopo l’altra, le più alte cime dell’arco alpino. Come unico segno del loro passaggio lasciavano il loro nome racchiuso in una minuscola bottiglietta sigillata messa in un incavo della roccia al riparo dalle intemperie. Ricordo in particolare i due giovani scalatori austriaci Winkler e Stabler e l’italiano Delago che hanno scalato per primi le guglie ardite delle torri del Vaiolet nel gruppo dolomitico del Catinaccio. Neppure un graffio hanno lasciato sulle pietre incontaminate di quelle vette estreme.

Qui, oggi, non si rispetta nemmeno la sacralità di un monumento eretto a memoria di fratelli caduti in guerra.

È triste, come è triste il peccato che deturpa l’anima.

I Volontari che hanno faticato a lungo per fissare quella Croce sulla vetta dell’Isola saliranno anche a pulirla, ma questo vuole essere un accorato appello per il dovuto rispetto di quel simbolo di Fede e di sacra memoria.

Don Pietro Vinante

[1] Il titolo del paragrafo è il titolo “eventuale”, così come fu definito dallo stesso autore. Si tratta di un articolo che don Vinante scrisse quando era già parroco di Elini. Sul documento originale non è purtroppo presente una data di composizione.