Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Il segno dei tempi – Il caso della morte di Sandro Mayer. Dal coccodrillo encomiastico del Fatto al mitico commento di Maurizio Rosso, Flaiano dei giorni nostri: “Con lui se ne va un pezzo di voi”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

mayerdago.jpgPotendo scegliere, e avendo tempo, leggerei solo i commenti in calce a giornali online come “Il Fatto Quotidiano”. Nell’età del ridicolo pseudo-intellettuale, dove i saggi validi sono costituiti dalle memoir di personaggi rincoglioniti che tutto avrebbero dovuto fare nella vita tranne dedicarsi alla scrittura e al giornalismo, oppure da pseudo opere letterarie inneggianti alla merda (perché proprio di questo si tratta, dato che quella parola vi è presente in grande, larga, copiosa e disgustosa quantità), le vere perle di tipo aforistico e wildiano, ma anche alla Kraus e alla Flaiano, le troviamo proprio tra quei commenti.

In realtà c’è molto di più. A volte questi commenti sono davvero gli unici “ritratti” geniali, infingardi, pensati, che riesce  a produrre un’epoca disgraziata rispetto alle ragioni della creatività e dell’impegno d’intelletto. Questo è certamente il caso del commento straordinario rilasciato da un utente chiamato Maurizio Rosso (a cui, nel caso passasse di qui, vorrei esprimere tutta la mia ammirazione), in calce al polpettone pubblicato quest’oggi dal giornale online di Gomez, dopo la morte del giornalista gossiparo Sandro Mayer.

Per la verità quest’ultima morte è stata salutata con 17 commenti (mai avrei pensato a una tale abbondanza!), ma ciò che colpiva era la differenza abissale tra il tono plaudente del coccodrillo coniato dall’editor del Fatto (altrettanto lacrimevoli e incensanti sono stati i post di Dagospia), e lo spirito cinico, distaccato, dei lettori del pezzullo. Certo, in occasione di una morte bisognerebbe mantenere un dato contegno (le critiche feroci bisognerebbe farle in vita e firmarle nome e cognome come sempre facciamo qui sul sito), ma vero è che in presenza di personaggi pubblici onnipresenti nella vita (altrui), sui giornali, non si comprende perché ci si dovrebbe comportare altrimenti quando tirano le cuoia.

Ciò che colpiva, stamattina, era quel cogliere, di nuovo, la “casta mediatica” in castagna, mentre intenta a fare ciò che sa fare meglio, autocelebrarsi; colpiva il contrasto con il comportamento del signor Rossi (rosso) qualunque a cui evidentemente della  morte di Mayer, che sarà stato un brav’uomo, certamente, non fregava comunque una mazza. Il fattoide ci porta a elucubrare ulteriormente e a razionalizzare: immaginate quanti di questi personaggi, in passato, sono stati sepolti con lodi, onori, camere ardenti, mentre il lettore incapacitato a difendersi da simili tristi spettacoli…  alla stregua di una Cordelia shakespeariana dei tempi era a costretto ad “amare e tacer”, pardon… a far finta di lacrimare e a tacer! Sic!

Mirabile, dunque, nel mare magnum della pochezza mediatica che viviamo, e che più di ogni altro tratto si fa segno dei tempi, è stato il commento di Maurizio Rosso (sempre che sia suo e non davvero di Flaiano in forma riciclata) in risposta al polpettone encomiastico del Fatto: “Con lui se ne va un pezzo di voi”.

Da premio Nobel, degno del miglior collaboratore di Rosebud! Ammiratissima!

Rina Brundu

mayer2mayer3mayer4

Advertisements

Natale 2018 – Regala i nostri libri!