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Riflessioni sul Quarto Potere (50) – Sull’emergenza mediatica in Italia. Il caso “Iene” (Gruppo Mediaset). Sostegno e solidarietà a Luigi Di Maio.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

iene.jpgNon ho mai seguito i programmi “giornalistici” delle Iene (Mediaset): bisogna dirlo! Non intendo neppure cominciare a farlo, anche perché ormai non guardo più le trasmissioni di tipo giornalistico, esattamente come non leggo i giornali. L’emergenza mediatica e informazionale è così alta nel nostro Paese che informarsi presso tali fonti “ufficiali” giornalistiche equivale un po’ a calarsi le braghe e lasciare il culo in bella vista, o le palle, in attesa di ricevere il primo calcio diretto verso di noi.

Certo, in Italia esiste un “digital divide” importante, e non si fa fatica a immaginare che ci siano ancora tante persone che leggono giornali come “Repubblica” o il “Corriere” pensando che se la notizia viene riportata lì deve essere senz’altro importante, magari queste persone comprano pure simili veline. È lecito pensare, inoltre, che questo status-quo un po’ balcanico e un po’ analogico, sia ancora valido per molti anziani che sono cresciuti con questa metodologia informativa e non sanno dove tracciare una notizia alla fonte in Rete… ma questo tutto sommato ci sta. Ci sta se guardiamo all’attuale disastro culturale italiano as a whole, per riprenderci dal quale servirà minimo mezzo secolo.

Tuttavia, mi fa ancora una certa impressione quando sfoglio giornali online come “Il Fatto Quotidiano”, cioè un luogo virtuale a cui si vorrebbe dare credito di una certa libertà mentale e di una certa deontologia, e vi trovo pezzi come quello di oggi, cioè un articolo in cui si dà grande visibilità a un altro scoop… che avrebbero fatto le “Iene”, questa volta, pensa tu, contro Di Maio!

Come dicevo nell’incipit io non seguo le “Iene”, non le ho mai seguite e non intendo seguirle. Allora come sono a conoscenza dei loro “supposti scoop”? Semplicemente perché li ho sempre visti “pubblicizzati” proprio su giornali come il “Fatto”. Di quegli “scoop” mi ha colpito sempre e solo una cosa: sono diretti a destra e a sinistra, in alto e in basso, persino di traverso, ma che mi risulti non hanno mai riguardato Berlusconi, i suoi scandali, i suoi processi, o il resto del mondo mediatico e politico che gli sta intorno. Mi sbaglio?

Può essere, ma io ritengo di non sbagliarmi perché in realtà le “Iene” fanno l’unica tipologia di giornalismo che può essere fatta in Italia, cioè quella che fa da cane da guardia agli interessi del padrone, che sovente è un editore impuro. Il resto sono dettagli. Pardon, il resto è emergenza informazionale e mediatica epocale, già detto. Dunque la domanda s’impone: ma perché il giornale dove lavora Travaglio è ridotto a fare pubblicità a queste “supposti scoop” giornalistici??!!

Ah, saperlo!

Solidarietà incondizionata a Luigi Di Maio per questa ennesima montatura: continui a lavorare come sta lavorando, a sbagliare, a imbroccarla, a mantenersi onesto, gli italiani seri lo sosterranno. Proprio così!, perché a differenza di ciò che pensano gli estrosi giornalisti delle “Iene” gli italiani non sono coglioni, quelli che seguono il Movimento meno degli altri, come  hanno ben dimostrato in questi anni!!

Rina Brundu

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