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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Apologia di una Virginia Raggi coraggiosa e spettacolare. E ancora sull’emergenza mediatica in Italia… anche sul “Fatto”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Oggi in Italia si sono viste scene che non conoscevamo, che non avevamo mai visto dai tempi di… da mai, appunto. Per la prima volta nel nostro Paese abbiamo testimoniato lo Stato, in forma di sindaco, di governo, mandare 600 uomini a reclamare il suo territorio alla Mafia! Spettacolare!

Spettacolare è stata soprattutto questa giovane sindaca romana che, sola soletta, mentre “Repubblica” e il “Corriere” l’hanno quasi impiccata all’albero di Natale Spelacchio, è riuscita a fare in meno di due anni ciò che i suoi colleghi masculi ed “esperti” non sono riusciti a fare in cinquant’anni! Chapeau a Virginia! Chapeau per il suo coraggio, la sua determinazione, la forza con cui ogni giorno combatte in un Paese che, a ben guardare, era messo molto peggio di ciò che pensavamo.

Il caso Raggi, dopo i cinque anni tremendi di renzismo politicamente criminale, è senz’altro uno di quei “casi” che faranno la Storia. Sarà infatti contro simili “oscenità” mediatiche che i posteri valuteranno cosa siamo stati come nazione, come collettività, come intelligenze in questi anni meravigliosi che faticano da par loro per staccarsi di dosso tutte le sozzure del passato. Mi fa orrore pensare a tutta la melma che in questo lustro, personaggi che si dicono intellettuali (di nuovo, dei miei coglioni!), hanno versato sul giovane sindaco romano, sui ragazzi al governo, vuoi per obbedire ai loro signori e padroni che li comandavano, vuoi perché di “intellettualizzante” in quelle capocce non c’era nulla, e la scarsità di neuroni funzionanti abbiamo avuto modo di apprezzarla tutti.

In un quadro di emergenza mediatica e informazionale unica, mi ha colpito anche la presa di posizione dei giornalisti del “Fatto” contro Di Battista. I poveretti si sarebbero offesi perché sarebbero stati chiamti “p…..ne”. In tutta onestà a risentirsi dovrebbero essere le “p…..ne” ad essere accostate o paragonate ai giornalisti italiani, non viceversa! Anche perché Di Battista, da ragazzo intelligente qual è, l’epiteto lo ha lanciato contro alcuni, contro dei personaggi che conosciamo tutti quanti bene: mai mi è venuto da pensare che lo avesse detto per i giornalisti del “Fatto”, il pensiero non mi ha sfiorato proprio. Quindi, perché risentirsi?

Certo, la parola usata da Di Battista non mi piace. Ho sempre pensato che chi usa quel termine viene da un ambiente molto sconcio, non importa se ricco o povero, resta culturalmente sconcio, o meglio povero di tutto ciò che è importante. Peraltro l’unico contesto “nobile”, “aulico” dove potrebbe essere usata quella parola è proprio il contesto che ha inteso di Battista. Tantissimi, la maggior parte, dei giornalisti italiani hanno fatto quel lavoro per decenni, perché se così non fosse stato il nostro Paese non sarebbe ridotto come è ridotto, non sarebbe gravato da un debito pubblico insostenibile, non vivrebbe di denigratori e calunniatori di una giovane, onesta, e coraggiosa sindaca romana…. Ma sarebbe altro!

Long live Virginia Raggi e Di Battista: cambiamo questo bellissimo Paese, rivoltiamolo! Cerchiamo ognuno di fare ciò che può nel suo piccolo, ed è in fondo per questo che ho scritto questo post, nonostante la stanchezza, nonostante tutto. Lottare sempre e con forza contro i calunniatori e denigratori, il redde-rationem non sarà mai troppo lontano!

Rina Brundu

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