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ARGENTO VIVO. LA LEGGENDA DI DON PIETRO VINANTE – Aneddotica: la nave sovietica e la Quaresima

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Non esiste una vera “leggenda” che non abbia il suo patrimonio di aneddoti divertenti, mirabili, didattici, morali. Questo avviene certamente per la “leggenda don Vinante”. In Argento Vivo sono raccolte diverse storie, presentate da più fonti, che, più di mille parole, raccontano tutto-don-Vinante, il sacerdote di Dio che è stato, l’uomo straordinario, lo spirito fenomenale!

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Quello che segue è uno di tali aneddoti:

***

Quando don Vinante arrivò a Villanova Strisaili non erano più di sette o otto le persone che facevano il Precetto Pasquale. In occasione di un Venerdì Santo, momento particolarmente sacro per la Chiesa Cattolica, dopo avere ricordato ai fedeli del paese che in tale giorno si faceva memoria della morte di Cristo, don Pietro, tenendo una croce ben visibile tra le mani, marciò dalle montagne del Gennargentu fino alla marina di Tortolì. Giunto nei pressi di Monte Attu, un quartiere di quel villaggio, egli iniziò la Via Crucis camminando in direzione di Arbatax.

Nel frattempo nel porto di quel villaggio era arrivata una nave sovietica che aveva trasportato cellulosa per la cartiera. I marinai avevano anche già sistemato la scala che avrebbe permesso loro di scendere a terra. Don Vinante, vedendo la scala, e aiutandosi nelle comunicazioni con un po’ di latino e un po’ di slavo, decise che la sua ultima stazione sarebbe stata proprio sul ponte di quella nave. Senza indugio salì sull’imbarcazione e cominciò a pregare insieme a quegli uomini di mare: «Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.…». Allarmato da quell’insolito brusio, accorse il capitano che non poteva permettere una tale intrusione su una nave di un Paese dove vigeva l’ateismo di Stato[1]. Costretto a scendere il sacerdote continuò il rito stando fermo sulla banchina, davanti alla nave.

Orgoglioso per avere pregato anche con i marinai sovietici, il prete[2] tornò in paese dove lo attendevano i ragazzini armati di furriettas[3] e matracculas[4]. Sempre senza toccare cibo, a causa del digiuno quaresimale, egli si mise alla testa di quei piccoli e iniziò il primo giro di Villanova. Dato che al campanaro quel giorno era proibito suonare le campane, il ritmo della mesta processione lo avrebbe scandito il parroco stesso, annunciando, a voce alta, in sardo: «Su primu tacuuuu[5]». Tornati al punto di partenza, i partecipanti si riposarono un poco e poi cominciarono il secondo giro marcato dal nuovo annuncio: «Su segundu tacuuu». E ancora: «Su terzu taccuuuu». Finalmente in chiesa i fedeli e il prete continuarono con le preghiere e le celebrazioni. Quel giorno la chiesa restò aperta fino al mattino dopo, sebbene, a un certo punto, davanti all’altare spoglio di fiori, senza tovaglia, rimase solo un parrocchiano inginocchiato. Rimase solo un uomo affamato, stanco, che malgrado i patimenti avrebbe continuato a vegliare e a pregare per tutta la notte: don Pietro Vinante[6].

[1] L’URSS.

[2] Don Pietro Vinante, foto inedita (Fonte: famiglia Fadda Vinante). Presente sul testo non sul post.

[3] O furrighettas. [4] Antichi strumenti in legno usati per annunciare, lungo le stade dei paesi, l’inizio dei riti della Settimana Santa. [5] La prima stazione. [6] Anche questa storia, memorabile per averci ricordato le usanze pasquali di quegli anni, è stata riportata da don Alessandro Loi.

Nato a Tesero in Val di Fiemme, don Pietro Vinante ha svolto la sua missione, durata oltre cinquanta anni, in Sardegna, nella zona interna dell’Ogliastra, prima a Villanova Strisaili e poi nel villaggio di Elini. Spirito brillante, uomo di straordinaria qualità intellettuale e di grande inventiva, sacerdote dotato di una Fede incrollabile e di una forza unica che lo ha portato a issare più volte una croce sulla cima più alta dell’isola, don Vinante è diventato nel tempo un personaggio leggendario tra le vallate del Gennargentu. La sua figura alta, snella, vestita dell’usato abito talare, solinga mentre camminava lungo le strade e le carreggiate di Sardegna, resta ancora oggi impressa nella mente e nel cuore dei tanti che lo hanno conosciuto e amato, e che hanno avuto modo di imparare dalla sua eccezionale carica spirituale e umana.

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Fonte www.ipaziabooks.com

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