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SULLA NATURA DEL MALE – Adolf Eichmann: il genio logistico al servizio del Male

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Estratto

Andrò nella tomba ridendo: il solo pensiero di avere sulla coscienza 5 milioni di ebrei, mi eccita e mi rende felice.

Adolf Eichmann 

Gabriel Bach, Pubblico Ministero al tempo del processo Eichmann in Gerusalemme, ebbe a dire di lui: “Quando non gli piaceva qualcosa aveva uno strano sguardo, metteva paura, come una tigre”. In effetti Adolf Heichmann, la mente logistica dietro l’esecuzione della “soluzione finale” per il “problema ebreo” che ossessionava il Terzo Reich, era certamente uno che affettava sicurezza.

«Quanti?» gli chiese, al tempo delle deportazioni sistematiche, un collega. Aggrottando quello stesso “strano sguardo”, Eichmann rispose: «Cinque».

«Cosa accadrà dopo la guerra, quando chiederanno spiegazioni su questi cinque milioni di morti?».

L’altro fece spallucce: «Cento morti sono una disgrazia, un milione di morti sono una statistica”.

In un’altra occasione, Eichmann si vantò: “Se ce ne fossero stati dieci milioni da sterminare, lo avremmo fatto. Abbiamo fatto solo il nostro dovere, abbiamo sterminato il nemico!».

 

5.5 Adolf Eichmann: la carriera

heicI crimini commessi da Eichmann sono di gran lunga superiori a quelli commessi da Israele in terra argentina.

Golda Meir, Primo Ministro e Ministro degli Esteri israeliano

Nato a Solingen, in Austria, nel 1906, il giovane Adolf Eichmann fu un fallimento a scuola e anche quando si impiegò in un primo lavoro da meccanico. Con le successive esperienze, prima in una ditta estrattiva di proprietà del padre, e poi come impiegato di una società petrolifera, migliorò molto le capacità organizzative e amministrative che gli sarebbero tornate utili successivamente. A essere particolarmente sviluppato era il suo talento per la logistica: le merci spedite da Eichmann, ben sistemate e ben impacchettate, arrivavano sempre in tempo! Benché inizialmente poco affascinato dalla politica, nel 1932 si iscrisse al partito nazionalsocialista. Fece carriera subito e l’anno dopo entrò a far parte delle SS di Himmler: un onore non concesso a tutti! Intuendo che la “questione ebrea” stava esplodendo in maniera deflagrante, decise di improvvisarsi esperto di quella cultura. Studiò, si ingegnò come meglio poté per imparare, e chiese anche che gli fosse dato un insegnante di madrelingua ebraica. Il suo desiderio non fu esaudito perché un simile corso avrebbe potuto tenerlo solo un ariano, però gli fu concesso di fare un viaggio in Palestina. Facendosi passare per giornalista, non appena giunse a destinazione tentò di unire l’utile al dilettevole cercando di individuare dei luoghi adatti alla deportazione degli ebrei. Scoperto dai servizi segreti britannici, fu lui ad essere espulso e rispedito in Germania.[1]

Di ritorno a casa, dopo la tanto attesa annessione dell’Austria alla Germania, avvenuta nel 1938, Eichmann fu mandato nel suo Paese natale con il preciso compito di espellere quanti più ebrei possibile, il più velocemente possibile. Per regolare l’attività fu creato una sorta di Ufficio dell’Emigrazione dove i cittadini ebrei potevano richiedere il permesso di espatrio, il più delle volte pagato a caro prezzo e con il denaro che andava a finire nelle tasche di Eichmann. Durante il primo anno, il solerte funzionario del Reich riuscì a mandare via circa centomila persone dal Paese, con le buone o con le cattive, e soprattutto riuscì a diventare un uomo molto ricco.

L’inizio della guerra nel settembre del 1939, insieme ai primi successi che arrisero alla Germania in Polonia e poi sul fronte occidentale, grazie alla forza distruttrice dei “blitzkrieg” delle SS himmleriane, portò nuovi problemi logistici e organizzativi da risolvere: cosa farne dei tre milioni di prigionieri ebrei? Le esecuzioni di massa erano una metodologia lenta e inefficiente, la soluzione doveva essere un’altra, come ben sapeva l’ufficiale delle SS incaricato di risolvere, il famigerato Reinhard Heydrich. Fu in questo degradato contesto che Eichmann si ritrovò a fare squadra con il “boia” del Reich, il quale già in precedenza aveva avuto occasione di lodare il “metodo Eichmann” in Austria e aveva caldamente raccomandato che fosse usato in tutta la Germania; fu insomma la premiata ditta Reinhard-Eichmann che organizzò la sistematica deportazione di milioni di prigionieri, provenienti da ogni angolo del vecchio continente, verso i campi di concentramento dell’Europa dell’Est.

La fine della guerra fu invece una seccatura per Eichmann, sia perché non aveva ancora terminato il lavoro, sia perché da quel momento in poi iniziò la sua fuga dalla giustizia, una corsa senza tregua che sarebbe durata 16 anni. Catturato dal Mossad, il servizio segreto israeliano, in Argentina, nel 1960, il suo processo, iniziato nel 1961, avrà una grande ripercussione mediatica e il merito di riportare al centro dell’attenzione dei più la grande tragedia avvenuta solo venti anni prima. Adolf Eichmann fu impiccato il 31 maggio del 1962.

[1] Figura 4: Adolf Eichmann

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