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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (43) – Il punto su “Il Fatto Quotidiano”. I casi dell’Espresso e dei TG Mediaset.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sticats!

Come avrà notato chi segue Rosebud, è da circa una settimana che non pubblico più i post satirici del fantomatico Di-Maio Times (ex Il Fatto Quotidiano), una rubrica creata a titolo di protesta contro le troppe dichiarazioni di Di Maio riportate sul giornale online di Gomez, e le sue troppe fotografie. Non ho mai sopportato quando il giornalismo si riduce a diventare velina per il governo di turno, non importa se quell’Esecutivo è sostenuto da quel giornale, o da me stessa, come è il caso attuale. Il giornalismo deve mantenere una distanza necessaria a guadagnare prospettiva, dunque a fare critica utile e costruttiva, tutti concetti che nella terra degli editori impuri non sanno neppure cosa siano, come bene ci ha dimostrato l’infausta era del renzismo, la più grande calamità politica e civile che abbia interessato l’Italia dalla fine del secondo conflitto mondiale. Nessun dubbio su questo, e chi ha dubbi o è Renzi o è babbo Renzi, da lì non si esce!

Ma allora perché ho smesso di tampinare digitalmente il Fatto? Perché Gomez è rinsavito e non pubblica più né citazioni né foto di Di Maio? O perché il Travaglio ‘namurato è distratto dall’amore, appunto, e dal gossip (vedi i suoi frequenti interventi sul ridicolissimo caso Argento)? Figuriamoci, loro continuano imperterriti! Io però ho smesso perché mi rendo conto che la situazione italiana è molto grave, di quelle che necessariamente implicano anche l’usage di leggi deontologiche “speciali”. Mi spiego meglio. Il nostro paese vien da tren’anni di democrazia cristiana andreottiana e cossighiana,  e da quarant’anni ormai di lotte tra editori impuri, inutile fornire dettagli, ad ora li conoscono anche le formiche più distratte. Ne deriva che noi siamo cresciuti nel peggio del peggio mediatico, come giustamente fanno notare le agenzie internazionali che si occupano seriamente di questi problemi, ovvero, non conosciamo neppure cosa sia il “meglio”. Se qualcosa non si conosce non lo passiamo fare nostro in positivo, il che significa che se anche tali editori impuri non governano più il Paese (non tutto), i loro servitori continueranno a fare ciò che hanno sempre fatto: servirli, riverirli, raccontare bianco ciò che è nero, e viceversa.

In questo contesto marcio, rancido, da Terzo Mondo, avere dunque un giornale come “Il Fatto” sostanzialmente schierato con il governo è importante; è importante perché in dato modo diventa un faro, una luce, per i tanti italiani che questo governo lo hanno votato convintamente e non hanno altri luoghi informativi a cui guardare, se non le bacheche di Di Maio e di Salvini. Per ovvie ragioni questa non è la miglior soluzione,  e per ovvie ragioni la responsabilità deontologica de “Il Fatto” aumenta. Detto ciò a questo punto della storia, della nostra Storia, forse è meglio sopportare la “deriva” riverente de “Il Fatto” però poter contare su di loro, piuttosto che vagare nel mare magnum di merda che costruiscono ogni giorno le altre “fonti informative” a cominciare da quel disgraziatissimo TG1.

Ma chi avesse dubbi si guardi anche i TG Mediaset! Erano anni che non ne ascoltavo uno, stamattina però, vuoi per errore, vuoi per il rincoglionimento che si raggiunge a una data età, con conseguente ritardo nel localizzare il telecomando, ho avuto il “piacere” di sentire quale sia l’ultima litania. Confesso che sono rimasta scioccata da tanto terrorismo mediatico azionato impunemente, con una faccia tosta incredibile. A sentire la “signorina” o “signora” che parlava, il Paese era davanti al precipizio, spread in su, culi in giù, etc, etc, pazzesco! Naturalmente, la redattrice faceva il lavoro per cui è pagata, e io non ho ragioni di lamentarmi, io posso solo mandare affanculo me stessa per non avere spento prima, ma tant’è, magari la prossima volta imparo la lezione!

Last but not least, oggi ho voluto pubblicare un post di sostegno alla chiusura del sito dell’Espresso, un post che non ho remore a definire di tipo goebbelsiano: di fatto non ci si deve augurare la chiusura di un giornale! Questo è vero, però bisogna anche ricordare che un giornale deve fare giornalismo, quando agisce invece da arma politica travestito da momento-di-impegno, allora a mio avviso siamo nel campo della frode-intellettuale. Questa tipologia di frode non è giustamente punita dal codice, perché si occupa di crimini di altra natura, quelli dell’anima, il cui giudice, chiunque sia, non siede nel CSM. Al momento, apprendiamo, che nel CSM siede un amico di Renzi e di babbo Renzi, il che fa ben sperare per il caso Consip, l’insider renzism, gli altri processi pendenti e trallallerò trallallà…

E io sono qui a torchiarmi moralmente per i miei pseudo-impulsi di tipo criminale-goebbelsiano? Ma, si può? Sticats, pardon, stigazzi!

Rina Brundu

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