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Filosofia dell’anima – Sull’ossimorica filosofia diseducativa della casta-contadina di Barbara Palombelli

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Braccia che si danno all’agricoltura! Bravissimi!

Lo confesso candidamente: sto pubblicando questo post per un solo motivo, perché lo ritengo un mio dovere intellettuale, didattico. Ne deriva che non pubblicandolo io commetterei una specie di peccato di omissione che, sebbebe avere un altro peccato sulla coscienza è, nella maggior parte dei casi, cosa buona è giusta, mi indispettirebbe. Del resto, chi potrebbe essere mai contento di scontare pene infernali a causa del giornalismo di Barbara Palombelli? Nessuno, credo, di sicuro la questione non porterebbe onore a chicchessia, non nell’universo spazio-temporale che abitiamo!

Di fatto, ho scritto più volte della televisione tremendamente diseducativa che a mio avviso perpetra questa conduttrice. Ho scritto del suo avere ridotto il bel programma Forum (che avrebbe in sé ben altra potenzialità se a gestirlo fossero i giudici, gli avvocati e le parti in causa, solamente), a una macchietta delle attività processuali; ho scritto del pessimo esempio civile e didattico dato facendo solo l’hiring di una serie infinita di quelle che appaiono delle belle statuine figlie di papà, alcune di sangue blu o giù di lì (sic!, brrr!!);  ho scritto dell’incredibile numero di cosiddetti “pseudo-influencer” ospitati nei suoi programmi; ho scritto delle infinite marchette ai libri degli amici degli amici; ho scritto del tratto gossiparo che la vince su tutto, and so and so forth….

In realtà sono pochi gli argomenti di cui non abbia già scritto; gli unici temi che non ho mai trattato sono forse gli orribili promo di quel programma di simil-approfondimento politico che adesso la Palombelli condurrebbe, in serata, in concorrenza con la Gruber (che mai e poi mai avrebbe pensato di poterci apparire, ora, alla stregua di una madonna salvatrice!), e che a guardarli sembrano fare il verso alla tipologia di “ospitate” preferite in “Forum”; e sicuramente non ho scritto di quel giorno, qualche settimana fa, in cui questa conduttrice ha avuto, bontà sua, la decenza di spiegare il perché abbia imbottito il suo programma di figli-di-papà in spregio a qualsiasi decenza deontologica. Che ci si creda o no, lo ha fatto in una puntata dedicata alle “raccomandazioni” (pensa tu!). È stato infatti allora che colei ha spiegato di come prima di effettuare la scelta del casting avesse guardato a infiniti CV, ma poi, vedi come va la vita!, tutti avrebbero concordato che quei ragazzi erano il meglio del meglio della gioventù italiana… Mi fermo qui, mi fermo qui per rispetto ai tanti ragazzi, figli di nessuno, che nel nostro Paese lavorano, studiano, fanno ricerca e non gravitano nel mondo in cui la Palombelli, evidentemente, vorrebbe farsi notare. Se posso dare un consiglio: continuate così!

Ma perché sto scrivendo tutto questo oggi? Perché oggi, incautamente, ho sentito una nuova “pippa” della conduttrice che secondo me necessita una risposta. Dunque, sto ancora seguendo Forum? Non proprio, ma nei giorni in cui posso seguire le cause, ho sviluppato un sistema di alta precisione, grazie al quale la televisione in genere l’accendo all’ora in cui sta per iniziare la causa, e la rispengo subito dopo, fatte salve le rare occasioni, proprio come oggi, nel quale, la mia imbecillità, o lentezza, viene punita a dovere. È stato stamattina infatti che la Palombelli, sì, proprio quella di cui alle imprese educational descritte nel secondo paragrafo, ci ha presentato l’ultima sua perla-filosofica: il denaro non sarebbe tutto, il denaro avrebbe un valore esagerato, se non lo avesse, non sarebbe meglio?

Che poi, diciamoci la verità, su questi aspetti tutti concordiamo: se il denaro non è frutto del lavoro vero, ma arriva ai tanti in virtù del loro ruolo di mere braccia levate all’agricoltura, il suo valore non è esagerato? Assolutamente sì! Concordo! Già, detto… Che a ben pensarci la filosofia della Palombelli rimanda tanto alle atmosfere campestri e ai motivi della saggezza contadina. La Palombelli stessa tende a farsi rappresentazione plastica di tale saggezza, in quanto donna abituata, parole sue, a mettere sempre quel tanto da parte perché nella vita non si sa mai, in quanto donna che è andata a lavorare e ha fatto la gavetta, in quanto spirito che si farebbe fatto espressione plastica di ogni virtù!

Non posso dire “beata lei!” perché io sono come Wilde e il Paradiso lo preferirei solo per il clima, ma l’onore delle armi glielo concedo: se lei dice di essere così perché non crederle? Il problema, ritengo, per noi malfidati, è dato da ciò che vediamo e da ciò che sentiamo, e da come questa sua filosofia contadina ci arriva in realtà caricata da una forte connotazione ossimorica in virtù della quale tale ontologia si trasforma subito in ontologia contadina… di casta. Ossimorica, dunque, appunto!

Mi sbaglio io? Sicuramente! Mi sbaglio ogni volta che purtroppo per me capito tra i suoi programmi; fermo restando che c’è solo un numero di volte in cui tutti quanti noi possiamo essere diseducativamente presi per il culo, e io, lo confesso, ho quasi raggiunto il mio tetto massimo!

Rina Brundu

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