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Giornalismo del senno di poi. Giletti dalla Gruber “Negli ultimi 17 anni noi siamo il Paese che ha meno investito in infrastrutture”. E Damilano annuiva saggio. Ecco come Giletti torchiò il Premier Renzi su questi problemi nel maggio 2015…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

  giletti

Estratto dal "Diario dai giorni del golpe bianco" (che uscirà presto in edizione definitiva)

17 Maggio 2015

Sarebbe da scusarsi qualsiasi spettatore che, vedendo l’odierna puntata de L’Arena (Rai1), corredata da ilare intervista a Matteo Renzi, avesse pensato a un regalo dell’illustre ospite al conduttore, anche compagno di partite di pallone (almeno a sentire Massimo Giletti), in vista della chiusura stagionale. Sbagliato! Il regalo in realtà lo ha fatto Giletti a Renzi, e per averne certezza basta controllare il titolo a caratteri cubitali (accompagnato dal solito poster fotografico formato lenzuolo) comparso contestualmente all’intervista di Giletti, sul Corsera: Pensioni, Renzi in tv – Il 1 agosto rimborso di 500 euro per quattro milioni di italiani.

Crepa d’invidia Grande Fratello orwelliano e i tuoi messaggi occulti e subliminali, oggi il renzismo fa tutto alla luce del sole e in maniera matematicamente trasparente: ospitata televisiva = appuntamento elettorale in arrivo, appuntamento elettorale in arrivo = balla spaziale mediatica immediatamente sparata senza vergogna e senza contenimento. Non ci sarebbe stato niente di male nell’intervista, se questa fosse stata davvero tale e se ci fosse stato un qualche contradditorio. Ci si chiede insomma se Giletti abbia usato tutta la sua capacità di indignazione civile quando scagliò sul pavimento il libro di Mario Capanna, e se tutta quella passione mediatica fosse un bluff.

Perché il conduttore non ha fatto nessuna domanda pertinente al Presidente del Consiglio proprio nel giorno in cui la Francia – accodandosi all’Inghilterra nell’idea di rigettare le quote di migranti proposte dalla Mogherini – ha persino minacciato di bloccare Shengen?

Perché non lo ha pressato sugli impresentabili PD alle prossime regionali? Sul malessere civile che dilaga da Nord a Sud? Sui molti problemi che lamenta il mondo scolastico?

C’era un tempo una trasmissione di approfondimento politico RAI che si chiamava Tribuna Politica. Era di una pallosità unica e costringersi a guardarla era un poco come condannarsi a una salutare dieta a base di olio di ricino. Eppure, oggi, davanti alla pessima qualità del giornalismo politico proposto dal nostro servizio pubblico televisivo, non si può che riscoprirne i meriti: primo fra i tanti l’onestà deontologica e la determinazione a dare voce a tutti. Un esempio, insomma, da un passato tanto deprecato, rottamato ma che sembrerebbe avere ancora lezioni da insegnare, mentre a un tempo ci dà certezza che il peggio deve ancora arrivare.

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