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Sull’elezione di Foa a Presidente Rai: che cavolo significa “Garantirò il pluralismo?”. Sulla scaletta del da-farsi e sull’imperativo categorico: riportare la Botteri in Italia!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

La mitica Giovannona Crozza – Botteri

Dice che Foa ce l’ha fatta: Silvio si sarebbe arreso e Foa sarebbe diventato Presidente della Rai. Chi è Foa? Non ne ho la più pallida idea, e per il concetto di tempo-che-passa che ho, sarebbe più facile che io entri con tutto un cammello molto grasso nella cruna dell’ago, piuttosto che perda tempo, appunto, a googlarlo. Per la verità, rispetto a questa notizia conservo solo due certezze: 1) Silvio si è davvero arreso? Se si è “arreso” avrà avuto il suo tornaconto, e poi cosa avrebbe avuto da temere da uno che avrebbe lavorato a Il giornale? Non è tutta roba sua? 2) Data la dirigenza RAI che l’ha preceduto sarà difficile per Foa, anche volendolo, fare peggio; ne deriva che il suo compito non potrà che essere facile-facile!

Muovendo anche oltre i momenti pittoreschi che avrebbero caratterizzato questa ennesima elezione in Rai, momenti esilaranti procurati dal PDR, l’ex partito politico che a suo tempo fece il patto del Nazareno con Berlusconi, il quale ex partito politico in queste ore avrebbre creato un hashtag (per la verità l’unica cosa che riesca ancora a creare senza scindersi) onde denunciare il presunto inciucio FI-M5S, qualche riflessione è comunque doveroso farla davanti a questo ennesimo walzer di poltrone che a mio avviso genererà gli stessi effetti-positivi ottenuti in precedenza: nessuno!

Da questo punto di vista, infatti, debbo dire che sono delusa dal Movimento. Cioè, cosa stanno facendo? Cosa ne è stato del progetto di privatizzazione del Servizio Pubblico, o anche solo di un cambiamento straordinario che ponga fine ai mali endemici della Rai? Che significa la dichiarazione che avrebbe fatto Foa “Garantirò il pluralismo”? A mio avviso può significare solo una cosa, cioè che le dinamiche restano le stesse, quelle lottizzate, s’intende, e quindi il nuovo Presidente presumibilmente passerà il suo tempo a contare i minuti e i secondi che verranno concessi agli esimi rappresentanti dei partiti politici, i quali useranno, di nuovo, quel palcoscenico per farci conoscere il loro pensiero, anche quello mai richiesto, mercé i soliti servi-asserviti di lungo corso.

Ma è questo che si voleva? A mio avviso, no! Di fatto, il lavoro che avrebbe dovuto fare il nuovo Presidente io lo avrei visto di altra tipologia. Per esempio: 1) Ristrutturare completamente i palinsesti, depurandoli il più possibile dall’invadenza politica; 2) Rivedere tutti i contratti con i soliti produttori di “ficsssion”, interna e internazionale, e fare in modo che se si spendono soldi per acquistare prodotti quei soldi siano ben spesi; 3) Potenziare la presenza della Rai in Europa e nel mondo, ma non solo attraverso l’exclave inutile, costosa, improduttiva di Rai International, quanto piuttosto assumendo giovani capaci (possibilmente non figli di come si fa a Mediaset, nei programmi della Palombelli), plurilingue, in grado di fare “notizia” anche all’estero; 4) Riportare in patria Botteri e compagnia, e qualsiasi altro “corrispondente” che vive alle spalle dello Stato all’estero, dato che oggi tutto si può risolvere in maniera più “impegnata” e knowledgeable, con esborsi finanziari molto ridotti; 5) Assumere autori e  sceneggiatori capaci, coscienti delle dinamiche che fanno esistere il nuovo mondo e delle necessità didattiche dei “millennials”, al momento abbandonati a loro stessi, e al defilippismo; 6) Licenziare conduttori, presentatori, e altri personaggi che hanno fatto il loro tempo e non dovrebbe stare più a dettare legge in Rai; 7) Lottare strenuamente contro il nepotismo in Rai e legiferare in merito; 8) Potenziare i servizi scientifici e didattici, lottare in maniera convinta contro la superstizione; 9) Premiare il merito, da non decidersi solamente in base al numero di tweet o dai followers su Instagram, ma misurandolo con parametri seri; 10) Lavorare con le migliori università per creare generazioni di italiani capaci, prima che ci fottano anche in Sri Lanka.

Questo è il minimo s’intende… solo un assaggino, ma nel caso serva possiamo strutturare un piano di lavoro quinquennale dettagliato, altro che “Garantirò il pluralismo!”. Nel dubbio, comunque, riportiamo la Botteri in patria, davanti all’indeterminatezza che qualcosa di utile sarà veramente fatto da questa nuova dirigenza, meglio puntare su una certezza che se non altro ci eviterà la secrezione di tanta altra “bile” in futuro! Et in secula seculorum, sic!

Rina Brundu

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