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Con il crollo di Macron finisce l’era dei ducetti-fighetti in Politica: sarà per questo che il trendyssimo Mughini è infelice? E sulla leadership didattica di Giuseppe Conte.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Le ducet de France

Eh già!, infine è caduto anche lui: a nulla è servita una compagna in età, dunque forse più saggia, a nulla è servito il sostegno della Parigi più chic, a nulla sono serviti gli incensamenti scalfariani e delle “elites” radical-chic nostrane, l’attrito gravitazionale segue solo le leggi fisiche, anche in politica, e anche per il ducetto francese, al secolo Emmanuel Macron, è arrivato il tempo, peraltro molto in anticipo rispetto al previsto, dello sfracellamento al suolo, del confronto con la realtà!

Ma cosa fa lui? Fa esattamente quello che fanno tutti i ducetti-fighetti di questo mondo, in simili circostanze: promette tagli di tasse astronomici, promette mari e monti, promette pugni pestati in Europa, and so and so forth. Il tutto per fare effettivamente cosa alla fine della fiera? Nulla, naturalmente! Che a ben vedere non sono i ducetti-fighetti che ci meravigliano; costoro, infatti, esistono sempre uguali a loro stessi, appartenendo tutti alla stessa specie, quella dei figli di papà furbi che vorrebbero muovere per il mondo, cautelandosi con la stessa tipologia di furbizia ereditata, onde vivere alle spalle altrui e dei loro Stati.

Ciò che continua a meravigliare di contro, è la cecità congenita di quella altrettanto scaltra classe mediatica che questi signori li ha supportati, insieme alla sua pochezza intellettuale. Certo, lo capiamo, non è che codesti personaggi, o giornalai senza mestiere, fossero veramente così deficienti, così stolti, così duretti di comprendonio, il fatto è che in alcune circostanze occorreva far finta di nulla, in tutte le altre, invece, proprio di incapacità tout-court si trattava. Una ultima “chicca” rispetto a questi argomenti l’abbiamo registrata ancora una volta in Italia, laddove lo scrittore e giornalista Giampiero Mughini (quello che a suo dire avrebbe scritto qualche tomo da ricordare, da chi? Perché?), in questi giorni avrebbe lanciato strali contro il Salvimaio, definendolo l’Esecutivo dei peggiori “cento giorni”. Come non capirlo, Mughini? Purtroppo per lui né Di Maio, né Salvini, né Conte, si vestono intonando le calzette alle scarpette, al maglioncino, al gilé, alla montatura degli occhiali, e quando si tratta di buone maniere non ne parliamo: vuoi mettere lo stile del Duce di Rignano quando, audace come nessuno, viaggiava in elicottero o in aereo in leasing vigilando gagliardo sulle nostre teste e sui nostri destini?

Vabbé, mi fermo qui, che a volte la retorica antirenzista mi prende la mano, altre volte invece il formicolio mi viene sulla punta del piede e mancano deretani adatti per esercitarsi, sfogarsi! E poi questa è purtroppo la tipologia di intellettualità che abbiamo, il che significa che l’abbiamo prodotta, l’abbiamo nutrita, fatta crescere, e dulcis in fundo è proprio quella che ci meritiamo. Ne deriva, però, che forse ci “meritiamo”, finalmente, anche questo governo Conte, e questo Giuseppe Conte così didattici nel farsi cittadini tra i cittadini. Giuseppe Conte in particolare, fino a questo momento è stato davvero il Premier “normale” che ricercavamo, e un signore che, per quanto abbiamo potuto notare, si è trattenuto con stile da statista navigato, dal rispondere come forse sarebbe stato necessario fare, ai vili attacchi di cui lui e il suo governo sono stati fatti oggetto.

Conte piace perché è normale, perché si pone come un cittadino qualunque, perché non promette mari e monti, ma si limita a fare quel che può, del suo meglio, proprio come dovrebbe fare ciascuno di noi, dato che i nostri rappresentanti non vengono, fortunatamente, almeno non più, da Marte. Conte piace perché non porta editori-sponsor a fare colazione a Palazzo Chigi, perché non è coinvolto in frizzi e lazzi dubbi, nelle cene degli amici, perché di lui si sa poco o niente, e l’unico pensiero preoccupato che ti può venire è: ma quest’uomo ce l’ha una famiglia? Qualcuno che gli voglia davvero bene? Qualcuno che lo aiuti a liberarsi di Di Maio e Salvini quel tanto necessario per ricominciare a lavorare il lunedì successivo?

Che a ben pensarci forse è proprio questo che la casta non ama in lui, ciò che determinerebbe il suo essere buttato giù dalla torre in “a blink o fan eye”, non amano il suo essere normale, il suo essere a passo d’uomo, il suo essere non sufficientemente trendy e fighetto come i ducetti di questo mondo, e come i loro scrittori più “cool”, peccato! Peccato per loro, e meglio per noi, che pure non coltiviamo dubbi: chi buttare dalla torre? Il giornalista e scrittore Mughini, trendyssimo, produttore di alcuni tomi che resteranno a illuminare l’umanità, o una bellissima talpa senza pelo? Hai tre secondi di tempo per rispondere ed è già troppa grazia Sant’Antonio, sic!

Rina Brundu

Una bellissima talpa senza pelo
Il trendissimo Mughini
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