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Sull’enclave renzista in seno al governo, e sul perché l’ottimo ministro Tria dovrebbe essere “dimissionato”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Ma Tria sta davvero “remando contro”?

Premetto che io non so nulla del ministro Tria, a malapena so che si occupa di Economia. Non ho neppure intenzione di googlare la sua biografia, come a dire che voglio credere che sia il miglior economista possibile, che sia il miglior ministro possibile.

C’è un altro “ministro Tria” che conosco molto bene però! Ed è quello che anche quest’oggi ho trovato difeso a spada tratta tra le pagine del quotidiano renzista e scalfariano “Repubblica”; si tratta anche di uno dei personaggi che formano la triade governativa santificata e beatificata con altrettanto zelo negli editoriali del Padellaro contra-Salvini a prescindere, ma non solo. Non solo perché, il ministro Tria viene raccontato su tanti giornali come una sorta di lunga-mano del Presidente della Repubblica sul governo, una sorta di deus-ex-machina capace di attualizzare la volontà della casta anche a dispetto di una intera nazione determinata a governarsi altrimenti.

Naturalmente, con la tipologia di Stampa che abbiamo in Italia – di cui il su citato quotidiano Repubblica è un esempio plastico mirabile – siamo intitolati a non credere a una sola parola di quanto ci dicono codesti audaci notisti. Vero è però che non è di troppi giorni fa una presa di posizione di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini piuttosto forte contro questo ministro. Ne deriva che qualche speculazione su questo “problema” la si può fare, siamo legittimati a farla.

Di fatto, se lo scarto tra il pensiero di Tria e quello dei partiti governativi fosse solo un fattore fictional creato dai giornalisti italiani, allora si potrebbe fare finta di nulla; se invece tale scarto esistesse sul serio, sul piano del reale, allora la faccenda sarebbe un fatto politico molto grave. Il popolo italiano, infatti, il 4 marzo scorso, non ha votato né Giovanni Tria, né Sergio Mattarella, né Antonio Padellaro, né Eugenio Scalfari, o Mario Calabresi per il governo della nazione, ma ha votato Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dunque ha appoggiato la loro linea di azione governativa.

Insomma, diversamente da quello che tentano di farci credere i notisti asserviti, non è neppure tanto importante che tutto ciò che è stato promesso in campagna elettorale venga mantenuto (ridicolissimo, per esempio, è il titolone de Il Fatto Quotidiano in edicola ieri, laddove si parlava di promesse governative “non mantenute” dopo pochi mesi dall’insediamento, mentre invece quello stesso giornale non si fa problemi a riportare ogni scoreggia che esce dalla bocca, o dal sedere, di Di Maio), ma è importante che il governo votato dal Paese tenga le redini della carrozza. È importante che si mantenga questa linea, perché qualora si sgarrasse anche solo di poco, si lasciasse fare, i falchi renzisti sarebbero lì, pronti a spolpare qualsiasi carcassa rimasta, pronti a riportare i boiardi e i loro interessi privati in prima fila, pronti a uccidere finanche ciò che resta della dignità di una nazione, di un popolo, con tutto ciò che ne deriverebbe.

Il gist del mio discorso? Il gist è che se il ministro Tria e i suoi adepti stessero davvero “remando contro”, e stessero davvero diventando una sorta di enclave-renzista in seno al governo, lo stesso ministro dovrebbe essere “dimissionato” più presto che pria o, per dirla in maniera più carina, onde non impressionare troppo gli ottuagenari di tipo scalfariano, dovrebbe essere accompagnato gentilmente alla porta, prima di richiuderla con decisione e a doppia mandata dall’interno, affinché colui non rientri! Anzi, visto che ci siamo meglio chiudere anche le finestre perché nella vita, e nella vita politica italica, non si sa mai… governo avvisato etc etc.

Rina Brundu

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