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Sui “veri” problemi del Movimento Cinque Stelle. E chi sono i nuovi grillini?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Finiranno come Berlusconi?

L’ultimo attacco della casta contro i grillini, e contro Rocco Casalino in particolare, è stato di quelli davvero brutti, come solo può accadere quando si viola la privacy di una persona: chissà cosa sarebbe successo se lo stesso “danno” fosse stato fatto ai renzisti intenti a nascondere tutto il nascondibile sul caso Consip? Probabilmente ne sarebbe venuto giù il mondo! Certo è che davanti ad attacchi fascisti di questo tipo i grillini dovrebbero pensare a difendersi, in tutti i modi previsti dalla Legge.

È facile prevedere anche che gli attacchi veri e propri debbano ancora cominciare, e dunque ne vedremo delle belle! Vero è che ogni qualvolta ci ritroviamo tra i giornali, o sugli schermi tv, i volti barbuti di Orfini, di Martina, i volti satolli delle Marie Etrurie, dei duci di Rignano, nonché di tutti i rappresentanti dell’indefinibile casta mediatica che li difende, migliaia di voti, quasi avessero una mente “of their own”, si spostano all’istante sul basket dei Cinque Stelle o della Lega, e anche queste sono soddisfazioni.

D’altro canto, nel mare magnum, delle fake-news e delle fandonie messe in circolazione dal passato regime che non si rassegna ad andare “gently into the night”, sarebbe quanto mai opportuno ricordare che alcuni problemi “veri” all’interno del Movimento esistono, e si vanno manifestando in maniera plastica ogni giorno che passa. Personalmente, per esempio, non ritengo che Luigi Di Maio sia soggiogato da Salvini, ma vero è che dichiarazioni come “Il reddito di cittadinanza va dato ai soli italiani” sarebbe meglio non sentirle; sarebbe meglio, insomma, che il Movimento mantenesse una grande capacità di misurarsi con le parti più deboli della popolazione, senza rinvangare spettri e linguaggi che non dovrebbero appartenergli, mai!

Un problema politico anche più serio per i grillini è dato dalla necessità di rinnovare presto e bene la sua classe politica onde assicurare non solo continuità, ma soprattutto l’esistenza di una nuova legislatura in cui il Movimento possa contare ancora con la stessa forza di oggi, se non di più. Tuttavia, di questi tempi si ha come l’impressione che la dirigenza grillina nata dal primo lustro parlamentare, ovvero i vari Di Maio, Di Battista, Toninelli, Crimi, Lezzi e compagnia, stiano in dato modo fagocitando le nuove leve, e non stiano permettendo loro di farsi vedere, di farsi notare, di emergere come futura dirigenza valida e su cui poter fare affidamento.

Mi sbaglio? Chiunque lo pensi, si domandi quanti dei nuovi grillini tuttora presenti in Parlamento conosce, secondo me, nessuno. Certo, è troppo presto per preoccuparsi di questi aspetti, se tutto va come dovrebbe andare questa legislatura raggiungerà tranquillamente la sua scadenza naturale, ma vero è che né Di Maio, né Di Battista (seppure non impegnato direttamente in politica in questo momento), né tutti i loro colleghi già citati, sembrerebbero pronti a farsi da parte per permettere ai nuovi venuti di prendere il loro posto e di splendere di luce propria.

Questo è un fattore comprensibile umanamente, ma deleterio politicamente, e chi coltivasse dubbi in merito chieda al Berlusconi che in punto di morte politica si è infine determinato a eleggere Tajani suo delfino: Tajani chi?, ma mi facciano il piacere!

Rina Brundu

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