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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (41) – Sull’incredibile emergenza informazionale che ha sempre interessato l’Italia!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Emergenza informazionale epocale E sui “venerati maestri”, quelli veri

Alla fine, oggi mi è venuto da sorridere: solo due giorni fa abbiamo ascoltato Di Maio e Salvini che parlavano del loro andare d’amore e d’accordo, laddove il leader della Lega ha persino parlato di lui e di Di Maio come fossero una “coppia di fatto”, e oggi abbiamo dovuto leggere, sentire, via giornali e telegiornali, di incredibili dissidi che tormenterebbero il rapporto Lega-M5S!

Fortunatamente in tempi digitali di questo story-telling prostrato all’interesse di bottega possiamo sorriderne: i giornalisti sono ormai diventati il bersaglio preferito nei social, con alcuni che riescono a mantenere una dignità, e con altri la cui credibilità è andata perduta completamente da molto tempo. Anche l’ultimo montanaro delle vallate alpine sa bene che se vuole sapere cosa ha detto Salvini, o cosa ha detto Di Maio è meglio collegarsi con la loro pagina Facebook, o con i loro siti… Tuttavia, si riesce a ridere molto di meno quando, con il senno di poi, andiamo a guardare cosa deve essere stato il nostro recente passato…

Immaginiamo, per esempio, cosa deve essere stato quel periodo prima della rivoluzione digitale, al tempo della Prima Repubblica italiana, al tempo dell’andreottismo, del craxismo, e poi della stesso scandalo “Mani pulite”. In tutta onestà non credo che ci siano parole appropriate per raccontare l’assoggettamento che deve avere avuto la Stampa nostrana agli interessi economici e politici di Tizio e di Caio! Mi spingo fino a dire che è sicuramente nata a quel tempo la nostra categorizzazione di Stato partly-free nei report di associazioni come la freedomhouse.org, ma nel presente contesto non è tanto questo ad interessarmi.

A colpirmi sono le storie, anche di vita, anche lavorative, le avventure, gli incroci di interessi che debbono avere caratterizzato quei tempi; i soprusi, gli atti vili che avranno permesso ad alcuni di imporre indisturbati la loro visione del mondo e ad altri di soccombere. Di fatto se io potessi non vorrei certo intervistare per questo sito, o per i miei libri, personaggi in stile venerato-maestro come Eugenio Scalfari, ma potendo vorrei intervistare qualche giornalista di Repubblica che, ormai slegato da qualsiasi debito di sudditanza, potesse raccontarmi la sua testimonianza, il suo vissuto anche nella Redazione di quel giornale!

Io credo che le storie che potrebbero raccontare questi individui, fino ad ora considerati di secondo-livello, sarebbero monumentali, fantastiche, proverebbero le vette, ma soprattutto il fondo dell’abisso che lo spirito umano può toccare senza provare alcuna vergogna apparente, senza provare vergogna alcuna. In realtà tali racconti potrebbero fare molto di più: ovvero, potrebbero raccontare la vera storia dell’Italia moderna, quella che non è mai stata raccontata, quella di cui per ora non ci è dato sapere, ma che un giorno, in questo o altro piano di esistenza, scopriremo, e saprà sorprenderci a suo modo. Personalmente più dei suoi tanti reprobi – i cui nomi più o meno li conosciamo, e sovente sono legati a corpi celebrati, davanti alla cui morte i Senatori della nostra Repubblica sono spesso costretti ad alzarsi in piedi per cinque minuti, onde permettere la recitazione di ridicolissime preci al loro indirizzo – a me piacerebbe conoscere il nome dei suoi veri “eroi”.

Cioè mi piacerebbe conoscere i nomi di coloro che sono diventati giornalisti perché ci credevano davvero, che hanno sempre creduto in quel disegno e in quell’etica, e che la loro integrità l’hanno pagata cara sulla pelle. A quei pochi signori e a quelle poche signore, i cui nomi sono adesso dimenticati nella polvere, a me piacerebbe stringere la mano, a loro io vorrei rivolgere il mio omaggio, il mio grazie, la mia ammirazione incondizionata, perché, anche se tendiamo troppo spesso a scordarlo: pain is temporary pride is forever!

Rina Brundu

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