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Riflessioni sul Quarto Potere (39) – Ma per quale libertà di Stampa si stanno stracciando le vesti, se sono stati proprio gli editori-impuri che si lamentano a relegarci per anni tra gli Stati canaglia di Freedomhouse.org?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

terraNei giorni scorsi è stato il turno di altissimi vertici istituzionali, gagliardamente ripresi dal TG1 asservito (la quale cosa ci porta pure a chiederci perché Salvini e Di Maio non hanno ancora cambiato i vertici della RAI), a ricordarci che la “libertà di Stampa” non dovrebbe essere messa in discussione, da nessuno! Ridicolissimo se pensiamo che è stato proprio lo status-quo che è sempre stato vigente in Italia a relegarci, costantemente, tra gli “Stati canaglia” in fatto di libertà informativa. Ricordo per esempio le classifiche di Freedomhouse.org, laddove noi abbiamo sempre “veleggiato” tra la 77sima e la 83sima posizione, unica nazione occidentale ad avere il posto fisso tra gli stati cosiddetti partly-free.

E perché? Perché, sempre secondo questi report, la nostra Patria è da tempo immemore terra di conquista di alcuni spregiudicati imprenditori, editori-impuri, che hanno impunemente fatto trombetta dei diritti dei cittadini di essere liberamente informati, e quei diritti li hanno sistematicamente annientati, anche con il beneplacito compiacente dei loro boiardi giornalistici che, a suon di tomi altrettanto ridicoli, hanno educato i sistema-Paese a quei meccanismi mafiosi e perversi. Domanda: perché questi altissimi vertici istituzionali non hanno sentito il bisogno di scagliarsi con determinazione contro queste metodologie quando il renzismo faeva cambiare i vertici del Corriere della Sera per renderli più ossequianti, quando il ducetto avrebbe telefonato a Sallusti per dirgli che gli avrebbe spaccato le gambe, e quando lo stesso Pinocchio toscano ridicoleggiava il giornale di Travaglio durante le sue oceaniche adunate, in stile Terzo Reich, in quel della Leopolda?

Già, perché? Perché a differenza di quanto è avvenuto con la nostra innegabile capacità di scavare ogni giorno sempre un poco più in basso, il nostro senso per il ridicolo si è andato nel tempo annacquando, perdendosi. E pensare che al tempo della pur disgraziatissima e mafiosa Prima Repubbblica, il senso del ridicolo era pure tutto ciò che ci teneva in vita con una certa dignità: ora non c’è rimasto più niente, se non rovine, sulle quali urlando e si stracciano le vesti gli ultimi mohicani, gli ultimi boiardi di quegli stessi editori impuri tutt’altro che capaci di andare “gently into the night”! Sic!

Rina Brundu

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