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Riflessioni sul Quarto Potere (38) – Tempi da redde-rationem. Dal caso Repubblica al caso Padellaro, cronaca quasi quotidiana degli infiniti vizi e delle assenti virtù del giornalismo italiano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

reubblica

Tempi di tagli agli emolumenti editoriali, finalmente! Tempi del redde-rationem giornalistico, se quest’ultimo termine non suonasse quasi un insulto, data l’atavica capacità tutta italiana di fare passare le private battaglie politiche come fosse vero impegno intellettuale, o come fosse “giornalismo”, appunto. Il risultato però non cambia e i giorni per riflettere sul malfatto sembrerebbero essere arrivati anche per l’indefinibile corazzata repubblichina che per trenta anni anni ormai è stata causa e concausa della cancrena, anche intellettuale, che ha ammorbato la nostra amata Italia.

Dati economici alla mano, il futuro non sembrerebbe roseo per i giornalisti debenedettici e all’orizzonte ci sarebbero tagli, tagli, altri tagli! Non è una bella cosa quando un giornale chiude, e non è una bella cosa quando tanti lavoratori dopo infinite decadi si ritrovano con la prospettiva del licenziamento, della cassa integrazione, senza altre opzioni: nessuno dovrebbe gioirne! E infatti non ne gioiamo per loro, però qualcosa bisogna dirla con estrema onestà. L’onestà intellettuale – un qualcosa di cui dalle parti di Repubblica non si è mai saputo, almeno a giudicare dai pezzi che vi si sono letti -, impone che si dica che non solo i risultati negativi pessimi di quel giornale sono meritati, in-pieno (per una infinità di motivi, a cominciare proprio da motivazioni intellettualistiche e etiche), ma soprattutto che più va a fondo quella conventicola più ne guadagnerà l’well-being di una intera nazione. Parlo quindi del maggior giovamento che ne trarrà ogni italiano nella sua capacità di imparare a ragionare con la sua testa, nella sua capacità di informarsi alla fonte, nella sua capacità di non fare proprie battaglie che non gli/le appartengono, nella sua capacità di mettere in primo piano l’interesse del Paese, della comunità, e non quello privato di questo o di quell’altro imprenditore scaltro!

Naturalmente non discuto neppure nel merito del taglio dei contributi pubblici, un qualcosa che, se l’Italia nell’ultimo lustro non fosse stata stuprata dal renzismo, sarebbe dovuto essere già realtà, sia per quanto riguarda gli emolumenti diretti che indiretti: tutti! Dalle nostre parti, tutte le aziende, non importa di cosa si occupano, vivono di ciò che producono, non di regalie statali. Anzi, sono le aziende ad aiutare lo Stato non viceversa, e non mi si venga a dire che qui non c’è libertà di parola o di espressione, perché quando posso evito di scrivere parolacce sul sito, ma se vi sono costretta non ci penso due volte!

padellaro3E poi non  discuto di contributi pubblici perché Antonio Padellaro è un giornalista di quel “Fatto Quotidiano” che ha il grande merito di non riceverne da tempo: ottimo! Ottimo per i Travaglio, i Gomez, gli Scanzi, e per gli altri bravi giornalisti, specialmente della redazione giudiziaria di quel giornale. Diverso è il caso del simpatico Padellaro che – nella determinazione che mette nelle sue battaglie politiche (non giornalistiche) – pare quasi provenire da scuola scalfariana-debenedettica, avendo fatto suoi tutti i loro datati vizi. L’ultima sua affermazione in chiave anti-salviniana, fatta ieri dalla Gruber, e che anche oggi “splende” tra le pagine del suo giornale, recita: “Salvini batte la grancassa ogni giorno, ma asse Tria-Moavero-Conte funziona di più!”.

Glielo diciamo? Pare brutto, Cristo! Magari mandiamo un bambino a sussurragli all’orecchio quello che appunto capisce anche un bambino, ovvero che se Salvini volesse l’asse padellarico Tria-Moavero-Conte andrebbe a pu**ane fra cinque minuti! Glielo diciamo? No, pare brutto… del resto Padellaro è coperto… finché ci sarà Travaglio nel suo giornale a lavorare di neurone (anche se di questi tempi un po’ rincoglionito, forse dalla dopamina), Padellaro potrà continuare ad acquistare auto-trendy dato che non dovrà preoccuparsi per il suo futuro come i giornalisti di Repubblica. Finché la barca… pardon, finché l’auto-trendy va, lasciala andare… appunto… finché va… se…. Sic!

Rina Brundu

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