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Giornalismo filosofico?! Il caso di Feltri e della Fallaci fine pensatrice. O del giornalismo e della filosofia che ci meritiamo!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

fallaci

Screenshot da Dagospia

Non passa giorno che non si legga una puttanata! Vero, verissimo, alcune le scriviamo, ma certo è che pure quelle che leggiamo non scherzano! La lezione trattane oggi è la seguente: mai fare lodi a Feltri – come questo luogo virtuale ha fatto qualche tempo fa – potresti pentirtene!

In questo caso galeotte furono le lodi sperticate del direttore alla Fallaci che lui avrebbe definito “La migliore donna di pensiero nata e cresciuta nel nostro paese!”. Ma come si fa?! Come si fa! Un’altra volta fu Marco Travaglio a definire Oriana Fallaci scrittrice bravissima, sic! Ne deriva che a questo punto il dubbio s’impone: ma perché questi signori non sono capaci di raccontare la verità a proposito della loro collega? Perché non sono capaci di dire ciò che è evidente anche all’ultimo lettore malaccorto, ovvero che Oriana Fallaci è stata semplicemente la più grande giornalista italiana, e una delle più grandi a livello mondiale?

Eppure si tratta di un fatto plastico, pleonastico nell’inutilità di cui si fa la sua sottolineatura. Di fatto Oriana Fallaci, lodata a più riprese, e da sempre, su Rosebud, è stata la sola giornalista italiana capace anche di farsi voce indipendente, fuori dal coro (perché, come giustamente sosteneva Montanelli: “Gli intellettuali italiani che preferiscono aver ragione da soli piuttosto che torto con gli altri, sono pochi. I più seguono la massima di Toulet: «Quando i lupi urlano, urla con loro»). Inoltre la Fallaci era dotata di forza, di carattere, aveva la thick-skin sempre necessaria per andare contro e raccontare verità scomode. Quindi mi ripeto: perché i suoi colleghi maschi non le vogliono riconoscere questo ruolo? Meglio ancora, quel primato?

Ridicolissime mi appaiono invece le “lodi” che si “degnano” di farle: tuttavia non ci sono dubbi che la Fallaci non aveva né quella qualità letteraria tecnica che le attribuisce Travaglio, né certamente la carica filosofica di cui avrebbe parlato Feltri. Per quanto riguarda il primo aspetto, avevo già analizzato qui l’intervista ad Andreotti, dalla quale si evince un tratto “provinciale” nello stile, perfettamente leggibile in un’analisi del campo semantico scritturale di quel lavoro. A questo proposito forse è opportuno aggiungere solamente che quel tratto che io colgo adesso come “provinciale”, potrebbe non essere stato tale ai suoi tempi. Insomma, il mondo e il suo linguaggio sono cambiati dai tempi di Oriana e anche questo va considerato.

D’altro canto assurda e indifendibile è, a mio avviso, la posizione “filosofica” (o pseudo tale) di Feltri, sebbene sia anche vero che il direttore avesse poca scelta sul tavolo. Di fatto noi italiani non abbiamo avuto una mente filosofica raziocinante, capace e valida, né tra le signore, men che meno tra i mascoli, da quando morì Machiavelli. Pensarla diversamente significa non avere mai letto, neppure di striscio, la grande filosofia teutonica e la grande letteratura ebraica, significa davvero volerci rendere ridicoli a prescindere. Significa non avere la più pallida idea di cosa si intenda con l’espressione aver-da-pensare. E ho detto tutto. Sic!

Rina Brundu

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