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Riflessioni sul Quarto Potere (37) – Ecco cosa non va nella nuova serie di “Otto e mezzo” (La7) di Gruber… No, non John… Lilli!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

john gruberOggi, dopo diversi giorni, ho visto una puntata della nuova stagione di “Otto e mezzo”, il programma condotto da Lilli Gruber su La7. Mi sono sentita in dovere di guardarlo. E di sostenerlo. Da quando sappiamo che la Gruber ha concorrenza, e la concorrenza la fa la Palombelli, bisogna darle una mano, è un nostro dovere, appunto.

Anzi, visto che ho menzionato la Palombelli, e dunque la “nuova Rete 4”, un appello a Piersilvio Berlusconi lo si può fare comunque: ma non c’è davvero modo di salvare il programma “Forum”? Sarebbe bello avere anche in Italia una trasmissione come “Judge Judy”, con le cause discusse in televisione, gli avvocati, i giudici, le parti in causa in primo piano. Purtroppo da noi l’idea di un tal programma è impossibile, da noi deve trasformarsi sempre in quel pastrocchio diseducativo che è l’attuale “Forum”, imbevuto di marchette, di ospiti che sono amici e amici degli amici, “influencer” o supposti tali, lezioni etiche cattomoraleggianti e opinabili, figli di papà “coduttori” che si propongono alla stregua di “palle” messe lì per adornare quello che in realtà si fa albero di Natale finto, di plastica, senza vita, senza sostanza, e nel quale alla fine della fiera si nota appunto solo ciò che c’è da notare… le palle.

Il programma “politico” che la stessa signora-conduttrice gestisce di sera non l’ho mai visto, e al Ciel piacendo non lo vedrò mai: non ho più l’età per farmi venire la bile come usava un tempo! Ne deriva che, volenti o nolenti, restiamo con la Gruber, e i suoi ospiti di sempre. Non ho dubbi che, guardando lo spettacolo, le buonanime, anzi, le anime splendide di Vianello e Mondaini non avrebbero problemi nello sbraitare, a modo loro: che noia, che barba!

Che noia, che barba! L’ho detto anche io stasera mentre ascoltavo le profonde cogitazioni di Paolo Mieli, Antonio Padellaro, l’immancabile giornalista di Al Jazeera, che è lì perché fa “cool” e…. poco altro. “E poco altro” sembrerebbe essere anche il motto di quest’anno del programma. Eh già: dove trovarlo l’altro? Fossi io al posto della Gruber la prima cosa che chiederei a Cairo sarebbero autori capaci, cioè capaci di farla fuori dal vaso, di pensarla diversamente, di capire che un’era è finita, e davvero non gliene sbatte nulla a nessuno di ciò che pensano gli invitati della Gruber, spesso anche loro presenti sul posto perché amici, o amici degli amici, o per la solita marchetta a-gratis in occasione dell’uscita di un altro tomo che non farà alcuna differenza, proprio come tutti gli altri! Io oggi ho resistito venti minuti davanti allo schermo e lo considero un record assoluto dati i tempi!

Certo, un Travaglio, anche se ‘namurato, anche se un po’ rincoglionito dal pensiero-unico-antisalviniano, tira ancora. È ancora credibile, si riesce ad ascoltarlo, ma per quanto ancora? O come direbbe D’Agostino: per quanto ce la farà? Non lo so, e francamente non mi interessa più di tanto. Guardo avanti per quanto posso e, guardando avanti, ciò che vedo io è una qualche forma di rivoluzione sostanziale che si appropinqua, dopo la quale il “giornalismo” e i “giornalisti” saranno solo un ricordo nella memoria dei nonni (che poi, purtroppo, saremmo noi!).

Di fatto ciò che verrà potrebbe essere anche qualcosa di liquido, di molto liquido, ma né del colore, né dell’odore è dato sapere. Fossi al posto della Gruber comunque penserei a procurarmi un ombrello e, visto che c’è, anche pararsi il culo non sarebbe una cattiva idea. Se tanto mi dà tanto nel nuovo futuro mediatico che verrà, le bordate, gli attacchi arriveranno da tutte le parti, stile dove cojo cojo! Scherzo? Affatto! Basti pensare che oggi volevo corredare questo post con una foto della Gruber e ho googlato “Gruber”… subito mi è apparso John Gruber (vedi featured image), scrittore e blogger americano. Della Lilli manco traccia: sarà uno scherzo della Palombelli? Nel dubbio, R.I.P., una prece! Sic!

Rina Brundu

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