Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima e dubbi arcani – Ma noi siamo dimenticabili?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

question-Dopo tanto Heidegger, e altri criminali nazisti, è tempo di liberare la mente, e interrogarsi denotativamente, cioè terra-terra, che poi è sempre un gradino più su di come ci si interroga nei salotti televisivi nostrani, e nei “tomi” dei notisti marchettizzati dalla Gruber un giorno sì e l’altro pure.

Dunque, il dubbio arcano che mi attanaglia oggi è: ma noi siamo dimenticabili? Il problema di questo dubbio è che non ne ho la più pallida idea da dove sia venuto, ma soprattutto che seppure la risposta fosse sì, non me ne fregherebbe niente! Cioè, da un lato io ho una memoria a due velocità: non dimentico un pensiero che mi interessa da quando ho iniziato a cogitare, dall’altro sono capace di scordare una faccia prima ancora di averla vista (sì, tale è la velocità), ma soprattutto, se non l’avessi attaccata al collo, dimenticherei (volentieri, peraltro) anche la mia. Oggi come oggi, io conservo memoria del volto di un numero di invididui che è meno di quattro! Una volta una signora che incontrai in un aeroporto mi piazzò una sceneggiata dicendo che non era possibile che non la ricordassi, e asseriva di essere stata mia compagna dell’università: figuriamoci! Le uniche cose che io ricordo veramente dell’università sono i diari degli aborigeni australiani, il re-cochet di Patrick White, la semiotica, la linguistica, le leggi filologiche, il Corvo di Poe, e molto, molto altro, ma sempre su questa strada: nessun viso vi è incluso, e mentirei se dicessi altrimenti!

Che poi la domanda – come tutte le domande a carica denotativa, cioè minimale, cioè tanto per fare – è mal posta. Che significa, infatti, ma noi siamo dimenticabili? Nulla! Volendo scartare la mera opzione mnemonica, cioè tecnica, bisogna speculare che ci si stia interrogando sul valore del ricordo. Be’, qui si va in un territorio più nobile, fermo restando che se dobbiamo marciare più accorto allora la prima obiezione che mi viene da fare è che… simili pensieri non sono degni di chi è abituato a pensare. Come scrivevo in Quantum Leap se noi diamo per assodato – perché questo è un fatto provato – che il nostro è un universo a tessuto spazio-temporale, è logico speculare che fuori dai suoi confini, esistano altre regole, è logico speculare l’esistenza di un macro-universo di natura atemporale, come peraltro viene meravigliosamente descritto (o quasi) dall’equazione Wheeler-Dewitt.

Il punto? Il punto è che su dati livelli i “ricordi” non sono, cioè non hanno senso nel loro-essere perché tutto esiste sempre: presente, passato, futuro. Un altro modo di dirlo è che se sei circondato da rompicoglioni te li troverai sempre intorno finché non risolvi, ma non lo dico perché pare brutto: roba che un filosofo-italiano degno non considererebbe mai, fermo restando che per considerarla bisogna capirla, e anche lì potrebbe sorgere qualche problema. A questo proposito mi torna in mente un qualcuno che conoscevo una decina di anni fa, e che un giorno, senza motivo alcuno, mi disse che io non ero dimenticabile: poverino, se non è un trauma il suo! Che poi dicono che il rincoglionimento acuto non aiuta: liars!, tutto serve in quantità moderate nella vita, anche la smemoria!

Dicevo? Sì, che la domanda di cui al titolo è assolutamente da riconfermarsi stupida. Anche perché volendo considerarla comunque, cioè volendo muovere dalle ragioni del mio postulato quantistico alla filosofia dell’anima, si potrebbe azzardare che noi non perdiamo mai ciò che è una qualità della nostra anima, semplicemente non ci viene dato ciò che non ci è mai appartenuto. Ne deriva che non siamo neppure dimenticabili, là, dove ha senso non esserlo!

‘zzo! Non sarò mai Vattimo: cogitare più debole, Rina, più debole!

Rina Brundu

Advertisements

Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!