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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (36) – A.A.A. Cercasi giornale italiano valido! Dal “metodo” Dagospia” a quello de “La verità”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

giornaliPochi mesi fa scrivevo su questo sito di come il renzismo avesse profondamente cambiato le mie abitudini “informative”. Sebbene quel deleterio periodo della nostra Storia recente sia finito da quasi un anno, di fatto non riesco più a recepire gli stessi prodotti editoriali di prima: niente più Rai, per nessun motivo, niente più Corriere della Sera, per nessun motivo.

A dire il vero alcuni giorni fa sono stata sul sito del quotidiano fontaniano: ne sono uscita intellettualmente-imbarazzata. In realtà non saprei in che altra maniera descrivere la sensazione che ho avvertito: privato dei poster incensanti il megagalattico di Rignano, tutto ciò che è rimasto è un giornalino che pare una sorta di Novella 2000 rinforzata dalle notizie di cronaca. Ad “imbarazzare” di più però sono le “note” dei notisti che francamente quando comparate a dati pezzi che pubblichiamo su Rosebud, o che appaiono su siti come Fisicamente del Prof Renzetti, e altri simili, appaiono davvero alla stregua di cacchette di bambini. E la domanda si impone: perché questo giornale sembra votato alla morte? Perché non assume dei giovani cronisti capaci, knowledgeable a tutto tondo, magari in grado anche di mettere un po’ di pepe sotto il culo del politicante di turno? Figuriamoci!

A queste notizie da “tregenda” per quel che resta del giornalismo italiano, dobbiamo aggiungere anche il crimine giornalistico che si sta consumando in queste settimane: l’appiattimento totale de “Il Fatto Quotidiano” al Di Maio – pensiero! Ciò che mi dà più fastidio, in tutta onestà, è che negli anni del renzismo, quando “Il Fatto” era oggettivamente l’unico quotidiano a tiratura nazionale, soprattutto nel 2016, in posizione contro, e a fare da argine contro la deriva che stava prendendo l’amministrazione della vita del paese, io abbia potuto sbagliarmi così tanto nel giudizio su questa redazione. E anche su Travaglio. A questo punto debbo le mie scuse ideali a Scalfari, a Fontana, e ai tanti altri: non c’era merda diversa era tutta merda uguale, e così sarà tra le nostre contrade per il forseeable future. Amen!

Ne deriva che dei tre giornali che leggevo anche solo pochi mesi fa (Il Fatto, Dagospia, La verità), ormai me ne sono rimasti due. Il problema è che purtroppo non sono giornali di “sostanza” come li vorrei io. Dagospia, a cui questo sito ha ritirato il premio di miglior giornale dell’anno 2017 (anche perché di fatto un giornale non è), adesso lo conosco bene, e dunque posso relazionarne con cognizione di causa. Più che un “giornale” Dagospia è un aggregatore di notizie a tema. Il che significa che riprende articoli da tanti quotidiani, e in alcuni casi riprende idee per articoli da tanti siti… non sarei stupita avessero un database in questo senso. E mi fermo qui, anche se potrei aggiungere altro, dato che sono venti anni che mi interesso di scrittura online e dunque ho fatto anche alcuni esperimenti per testare le mie tesi, peraltro perfettamente riusciti!

Il buono di Dagospia è che da un lato tenta di dare un colpo al cerchio e uno alla botte (come usava il vecchio Corriere prima della deriva renzista e gossipara), e dall’altro presenta le notizie anche in maniera divertente. Inoltre, D’Agostino è a suo modo credibile (più dei notisti corrieristi senz’altro)! Il brutto di quel sito è, almeno per me, il tema di fondo: cazzi-culi-tette in tutte le salse, ovvero la cosa che mi annoia di più al mondo, come mi annoiano tutte le dinamiche a senso unico! Che a volte il dubbio ti prende: ma la redazione si sveglia con un cazzo o una tetta in testa? È il suo pensiero unico? Francamente io mi sparerei!

L’altro aspetto negativo di Dagospia è la non-credibilità della denuncia. Mi spiego meglio: poco tempo fa D’Agostino si è sparato una sua foto dei suoi 70 anni celebrati circondato da una tremenda accozzaglia zoologica (mi scuso ma non saprei come definirla altrimenti), fatta di facce, tette, culi ri-fatti (in tutti i sensi, probabilmente), che sono anche spesso rappresentanza, dietro-le-quinte, dei protagonisti di quelle news sparate online, in alcune situazioni sono certa possano esserne le fonti: che validità possono dunque avere quelle notizie? Nessuna, a mio avviso, dato che io leggendole penserei sempre che più di “notizia” si sia in presenza di favore fatto all’amico. Questo di fatto giustificherebbe anche gli infiniti post dietrologici pubblicati, e che in alcuni casi sembrano essere stati scritti dopo continuato ranting di improbabili “gole profonde”. Io il mio ultimo compleanno l’ho passato tra i laghi irlandesi, in compagnia quasi solo dei miei pensieri, dei fantasmi dei criminali nazisti e di Heidegger, e francamente non scambierei questi compagni neppure per l’ombra di uno degli invitati di D’Agostino. Penso inoltre che i miei “compagni” siano più adatti per chi si occupa di scrittura seria e di giornalismo, per chi ama pensare, per chi ha-da-pensare, ma è pur vero che il cogitare, il razionalizzare, è cosa estranea alla natura del giornalismo italiano, e anche questo mi pare pacifico.

Ci resta “La verità” di Maurizio Belpietro. Come ho scritto più volte Belpietro mi è simpatico, ho una parzialità naturale per tutte le “vittime” del renzismo, ma naturalmente non posso lasciare che questa simpatia modelli il mio pensiero sul suo modo di fare giornalismo. Ad essere onesta ho comunque visto che finalmente “La verità” si è dotata di un suo sito internet, e che continua a non mollare i tanti scandali renzisti che gli altri giornali, incluso il “Fatto”, sembrerebbero avere dimenticato: bene, benissimo! “La verità” sembra anche essere un raro giornale di destra che non fa opposizione netta ai pentastellati, e d’altro canto non si piega culo al vento verso i grillini come fanno sul giornale di Gomez-Travaglio. Detto questo gli restano ancora tanti dei “difetti” dei giornali di destra d’antan che il direttore dovrebbe tentare di correggere a mio avviso. Detto brevemente: meno tonache più diritti civili, Belpietro!

Insomma, vuoi per questo vuoi per quel motivo, oggi in Italia non esiste un vero giornale, un quotidiano, valido, di sostanza, autorevole, capace di rispondere alle esigenze dei lettori più accorti de futuro. Che qualcuno stia pensando di finanziarlo? Se così fosse mi scriva, qualche dritta-a-gratis posso sempre darla… a meno che chi mi contatta non sia il Mentana dedito a promuovere se stesso online, o il Feltri autore di esaltanti ed esaltate lodi elogianti i talenti giornalistici della-carne-della-sua-carne, al secolo suo figlio: su questi scaltri aspetti di tipo nepotistico e inconcludente, infatti, abbiamo già dato!

Rina Brundu

 

 

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