Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – QUANTUM LEAP e la domanda: perché?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

pyramNello scritto QUANTUM LEAP, che io considero una ideale seconda-parte di SULLA NATURA DEL MALE, io ho lavorato con il target di tentare di rispondere a quella che considero la domanda delle domande: Perché esistiamo? Perché viviamo? Peraltro non importa in che salsa venga declinata, ma l’interrogazione, il “gist” interrogativo capace di fare una differenza resta sempre lo stesso per quanto mi riguarda: perché? Anche la critica fondamentale che ho portato a Essere e tempo, e dunque alla filosofia fenomenologica di Heidegger, è partita proprio dal fatto che, almeno a mio avviso, “il mago”, malgrado i tanti arabeschi con cui ha abbellito la sua prosa, non si è occupato di questo genere di questioni, di questa tipologia di quesiti ontologici davvero degni di una ontologia-fondamentale, lui che a parole declamava di voler tentare di comprendere “il senso dell’essere in generale”. How on earth… vuoi tentare di comprendere il senso dell’Essere, se non ti domandi: perché? Semplicemente, perché?

Certo, non è una domanda da semplice risposta (o da risposta semplice), però si ingannerebbe chi pensasse che  io non abbia risposto. In realtà, ho risposto così esaustivamente che a un mese dalla fine di quel lavoro – il periodo minimo che serve per cominciare a comprendere bene cosa si è fatto, anche alla scopo di intervenire prima che sia troppo tardi – io non ho “correzioni” da apportare a quella mia teorizzazione! Cioè, io ho risposto, su più livelli, a quella domanda, mentre il mio “problema” di oggi non è dato tanto dal fatto di non avere una risposta a proposito di quale sia il senso dell’essere e il senso del vivere in generale, cioè da non avere la risposta che ricercava Heidegger, quanto piuttosto dall’averla trovata!

Non sto scrivendo sciocchezze e chiunque lo pensasse non dovrebbe frequentare Rosebud perché per ovvie ragioni non è un luogo adatto al suo spirito. But, back to square one…. Ovvero, tornando al conundrum sotto mano, io credo che lo stesso possa essere meglio figurato se guardiamo alla questione del perché-viviamo come fosse un oggetto plasticamente definito in forma di piramide. Magari una a gradoni, proprio come quella di Saqqara, una che si può salire senza correre il rischio di “scivolare” dalla sua parete liscia al primo tocco di pioggia. Orbene, in presenza di una tale piramide, accade che un qualunque EsserCi che voglia arrivare alla cima dovrà per forza scalarla.

Scalarla non sarà una impresa facile, richiederà fatica, sacrifici, poi però quando si sarà nei pressi del punto più alto, molto potrà anche l’adrenalina che scorrerà a fiumi anche alla sola idea di poterlo raggiungere. Il “problema” (che, sì, è sempre quello già menzionato!), è che se si raggiunge la cima, si sta diritti sulla stessa, magari (perché no?), sollevandoci sulle punte per tentare di risultare un tantino più alti (scaltri e furbi noi EsserCi-italiani!)… per toccare un attimo di cielo in più… alla fine bisognerà comprendere che comunque più in su non si potrà andare (da questo punto di vista voglio anche premettere che il nostro EsserCi è un super-EsserCi, dunque neppure limitato dalle ragioni del principio-antropico), e a quel punto anche la prossima domanda sarebbe pure consequenziale: tutto qui?

Che per la verità io – che come si evince non mi faccio mancare nulla – mi sono data una risposta a mio avviso valida anche per il quesito “tutto qui?”. Questo quesito di fatto potrebbe essere declinato anche in questa maniera: “Cosa dovrebbe fare poi uno  (o una?) che si risponde in maniera soddisfacente alla domanda delle domande: perché?”. A mio avviso a questo EsserCi resta solo una possibilità logica, consequenziale, molto pratica, mentre si destreggia, in bilico, sulla punta dei piedi in cima a quell’altissima piramide.

Quale possibilità? Ah, no! Tale risposta riguarderà un mio studio programmato per il 2019 (non credo che riuscirei a sostenerne mentalmente un altro per quest’anno, non senza sclerare!). Per intanto lascio la responsabilità di rispondere allo stesso quesito, ai “filosofi” che da domani, pardon da oggi, in poi affolleranno gli studi di Gruber, della Nuova Rete 4… and so on and so forth. Sarà la morte sua, nostra, dell’EsserCi, dell’EsserLà, dell’EsserQui-quo-qua-quaquaraquaquà!

Rina Brundu

Advertisements

Natale 2018 – Regala i nostri libri!