Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Sul più veloce tritatore di cipolle dell’west… indiano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

cipolleIeri sera mi è capitato di vedere un altro filmato di un vlogger nel quale si vedevano alcuni signori molto lesti ad espletare le loro mansioni quotidiane. Tra tutti questi personaggi mirabili mi è rimasto impresso un tagliatore indiano di cipolle, velocissimo. Non che lui fosse più bravo degli altri colleghi, ma forse ad attirarmi era la maniera con cui quei vegetali si lasciavano tagliare meravigliosamente, non lo so, c’era qualcosa di affascinante in tutto quel processo.

Non so neppure se sia l’influsso heideggeriano di background, ma mi è anche venuto da pensare che noi troppo spesso non poniamo attenzione alle cose minimali della vita. In questo caso, la capacità di quel “tagliatore di cipolle” è infatti una piccola arte, una piccola “feature” peculiare a questo signore, a molti altri in realtà, ma non a tutti. Un altro problema che spesso, troppo spesso, ci impone il nostro modellamento culturale è lo sminuire questa tipologia di capacità: la stessa non è valida quanto una equazione einsteniana, la stessa non ha lo splendore di un dipinto di Michelangelo.

Sarà! Può essere. Così è. Eppure, mi domando, cosa sarebbe stato Michelangelo se da bambino non ci fosse stato un “tagliatore di cipolle”, pardon, un qualcuno a sua disposizione che gli procurava cibo, lo nutriva, lo vestiva, gli insegnava, lo portava-nel-mondo. Probabilmente, senza questi personaggi di “secondo livello” non ci sarebbe stato nessun Michelangelo, nessun Leonardo, nessun Einstein, nessun-il-meglio-in-noi. Siamo abituati a pensare – inoltre – che la Storia del mondo sia per lo più portata avanti da alcuni individui brillanti, i quali sparano una freccia nel futuro e poi si riposano durante tutto il tempo in cui tutti gli altri imparano a capire ciò che lui (anche lei, ce ne sono state più di quanto si possa pensare) ha fatto; durante tutto il tempo in cui gli altri, il resto dell’umanità impara a gestire quella specifica invenzione, impara a sentirsi a suo agio con quella, prima che compaia un altro genio che la spinga, tale umanità, un altro passo nel futuro.

Questo discorso è vero, ma è vero epidermicamente, perché in realtà sono stati proprio tutti quegli altri individui a preparare la strada a quel “genio”, è stato il lavoro di tutti quanti che ha permesso a quel qualcuno più brillante di operare. In alcuni casi quegli individui più “brillanti” sono stati anche messi al rogo, certo, ma vero è che non c’è superstizione o tirannia che possa fermare lo spirito-migliore in noi.

Anche questi sono dunque degli aspetti da considerare in un universo solo apparentemente figlio-di-un-dio-minore come potrebbe apparire quello di questi lavoratori indiani, o per dirla con il mago di Messkirk, di un universo meno-autentico (anche se in questo contesto sto usando il termine in maniera tirata). Di fatto tutto è autentico, tutto è valido, nel nostro mondo-abitale, e tutto è mirabile, tutto è connesso e tutto si giostra e vive di dinamiche che sono azione-reazione-connessione, finanche correlazione nel mondo subatomico. Che a ben pensarci credo proprio fosse questo ciò che mi affascinava ieri nell’arte mirabile di quel signore indiano: intuivo un riflesso della sorgente-delle-cose, ma non essendo abituata a considerarlo nel suo vero valore non lo comprendevo. Dunque ne ero anche affascinata… accade.

Rina Brundu

Advertisements

Regala i noltri libri a Natale. Acquistali qui, risparmia!