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Riflessioni sul Quarto Potere (33) – Sul perché ho sbagliato: il teorema Travaglio non è migliore di quello di Feltri. Le mie scuse a Vittorio Feltri.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

feltriÈ importante fare una premessa. È importante ribadire che io non amo gli spiriti che si dedicano al gossip, alle lettere del cuore in stile vecchia comare parrocchiale, a cazzi-culi-e-tette, o a usare una terminologia che va dalla parola T per le donne a P……..eri per gli uomini (sebbene ovviamente in questi casi ci sia un problema socio-formativo e culturale di base che è riflesso delle tante miserie della vita, e non si può cambiare semplicemente volendolo). Aggiungo anche che la mia “discriminazione” non è di tipo morale, semplicemente non confondo mai le esigenze riproduttive della specie con le sue possibilità intellettuali, e le ultime per me sono senz’altro più arrapanti delle prime!

Vero è inoltre che se vado in una bettola date cose me le debbo aspettare, mentre se mi sto confrontando con un professionista d’intelletto, come può essere un giornalista, preferisco un Travaglio serio a un Feltri che si propone come quello “denunciato” da Dagospia nello screenshot a corredo di questo post, o come quello che abbiamo visto più volte in televisione. Non che il “comportamento” conformista sia un marchio che parla di autenticità o di genialità – di fatto non basterebbero tutti i giornalisti italici presenti e passati a fare un solo Oscar Wilde, seppure dedito alla sua vita debosciata – ma, lo ripeto, nel mio caso si tratta solo di una questione di gusti: sono nata vittoriana nell’anima e dubito che potrò mai cambiare.

Muovendo oltre queste pinzillachere, il dubbio che io abbia lasciato che questo mia pruderie intellettuale modellasse anche la mia capacità di critica comincia a sfiorarmi. Negli ultimi anni, per esempio – anche a causa delle dinamiche malate del terribile lustro che l’Italia ha dovuto pagare al renzismo – ho trasformato quasi in un santino la figura di Marco Travaglio: ma è giusto questo? È davvero così? Travaglio è senz’altro un bravo giornalista, ma se ce ne fossero altri, migliori di lui, proprio perché meno omologati? Del resto io di guerra alla non-omologazione dovrei intendermene: per tutte basti ricordare la guerra che ho dichiarato alle perpetue che pure frequentavano questo sito, laddove ho fatt punto del potermi esprimere in libertà a casa mia su tutte le questioni importanti, dalla politica alla religione, e non importa il costo che c’era da pagare. Oggi come oggi ho un solo rimpianto: non avere azionato quella politica prima, avere dato visibilità a spiriti che non dovevano stare su Rosebud. Il tempo è corto su questa terra e se non lo usiamo per essere noi stessi noi non siamo nulla, solo patacche tronfie  e false.

Su tutti questi aspetti ho cominciato a riflettere pochi mesi fa, anche in seguito agli attacchi di Scanzi a Feltri, e come uno zio Paperone meditabondo la mia testa faceva: mumble, mumble. Poi c’è stato l’evento importante, clou: il perniciosissimo attacco a Salvini da ogni direzione, e quasi coordinato dal giornale di Travaglio. Io non sono una supporter di Salvini, ma nel mio piccolo, alla maniera di Nietzsche, mi piace essere una supporter della mia verità-percepita e indagarla. Quella indagine mi ha in dato modo tolto la benda dagli occhi e portato ad accettare ciò che ho visto in tutti questi mesi ma non volevo accettare: Travaglio è un altro giornalista italiano come gli altri. Come gli altri usa il suo giornale per fare politica, come gli altri tenta di imporre un teorema a una massa incapacitata a riflettere di suo (sempre meno però). Travaglio è solo più bravo di altri e questo merito gli va riconosciuto.

La sintesi? La sintesi è che io debbo le mie scuse al Vittorio Feltri colorato, marrano, amante della sua-verità fino al limite della maleducazione, ma in questo onesto. E dato che per me l’onestà di intenti conta più di tutto: bravissimo Vittorio Feltri, continui così, continui a non omologarsi, non importa cosa gliene viene. La possibilità di non-omologarsi è una ricchezza che non tutti possono permettersi, lei che può permettersela continui così e dia un mirabile esempio. Ricordi a tutti che lo spirito umano non può essere messo in catene, non può essere limato da un becero ideale radical-chic in virtù di un male interpretato senso della giustizia. Che vivere-autentico, a dispetto di ciò che pensava il nazionalsocialista Martin Heidegger, è bianco e nero, bello e brutto, è esistere e soprattutto… essere. A capirne la differenza sono in pochi, infatti, e di norma non scrivono per i giornali patinati italiani!

Rina Brundu

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