Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Media e regime (43) – Un caso d’Argento

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

argento

Screenshot da ilfattoquotidiano.it

Più che fatto di cronaca sembra quasi uno di quei filmetti horror squallidi che usava girare il regista Dario Argento. Sto parlando dell’ultimo caso-mediatico che riguarderebbe la di lui figlia Asia, nota appunto per essere sua figlia e per gli innumerevoli “scandali” (iperbolizzare è d’uopo) che l’hanno riguardata, ma poco altro. Per carità, nessun giudizio, ognuno vive la vita che può e quella che gli/le è stata data, e io non ho alcuna difficoltà ad immaginare un possibile Grande-Architetto che prima di spedirla tra le terrestri contrade abbia detto ad Asia Argento: “Vai, vai, cerca di fare quello che puoi”.

E lei lo ha fatto, naturalmente, ciò che poteva e anche ciò che non poteva, almeno ad ascoltare questa ultima voce che la vorrebbe importunatrice di giovani virgulti americani che, per mantenere il silenzio “sull’abuso”, le avrebbero finanche chiesto dei soldi. Francamente, in questo contesto mi viene da dire esattamente quello che dissi quando fu lei ad accusare Weinstein di “molestie”: se una si fa trovare troppo spesso in compagnia del diavolo prima o poi quello ne profitterà. Lo stesso vale per questo ragazzino 17enne che, anche a dispetto della sua età, l’avrebbe frequentata per qualche tempo qualche anno fa… prima che la situazione precipitasse!

Che miseria! Che squallore! Ma non è uno squallore gotico come quello che, senza alcuna qualità estetica, permeava le opere dell’Argento padre, è piuttosto uno squallore denotante, da “Noia” del vivere moraviana, da intelletto senza orizzonti, senza curiosità, da morte dell’anima. Che a dire la verità ciò che da più fastidio è il fatto che questa ragazza sembri non esitare a dirsi e a presentarsi paladina dei diritti delle donne, a speculare sulle sofferenze di migliaia di donne pur di ottenere quello che apparentemente sembrerebbe premerle di più: una copertina qua e là, un altro like, un commento sconcio e adorante, sic!

Il problema è che così facendo, così-essendo, codesti paladini, portano i tanti a creare fastidiose equazioni. Se lei ha “abusato” gli altri che diritto ha di denunciare il suo aguzzino?! Figuriamoci: Harvey Weinstein deve pagare se tutto ciò di cui è stato accusato è vero, deve pagare come ogni altro cristo al suo posto. Deve pagare per gli abusi ad Asia così come a qualsiasi altra persona, perché le eventuali colpe di Asia non lo mondano e soprattutto non deve passare l’idea che “così fan tutti” o-forse-no, dunque da ora in poi non vale neppure la pena denunciare.

Ma a ben guardare il problema è un altro, più fondamentale a mio avviso. Il problema è un circolo mediatico becero, immondo, invivibile, a cui di recente si è aggiunto anche il The New York Times. Fortunatamente l’era Trump ci ha mostrato che l’idea di un giornalismo indipendente era una grande-palla anche in America, che l’erba non era verde neppure nel giardino del vicino, dunque lo shock non è di quelli da cui non ci riprenderemo. Certo, meglio sarebbe che i giornali che vogliono mantenere una parvenza di serietà limitassero al minimo gli articoli su questi personaggi in cerca di visibilità, laddove non essendo il talento a sostenerli debbono per forza di cose giocare qualche altra carta. Noi però dobbiamo pagarli e sorbirceli come “buoni”… ecco il senso del vero horror mediatico moderno, altro che i filmetti di Dario Argento, sic!

Rina Brundu

 

Advertisements

Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!