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Filosofia dell’anima – Il “lui” alieno e bastardo di Sergio Marchionne

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

sergio2Oriana Fallaci lo chiamava “lui”. Poi nel tempo lo ha chiamato “mostro”, “alieno”, “bastardo”, e in mille altri modi. Lo aveva “personificato” in maniera sostanziale il suo tumore, ci parlava, lo riempiva di ogni impropero, ignorandolo all’occorrenza. Quello che ha portato via la Fallaci credo sia stato un tumore al seno, quello che invece avrebbe Sergio Marchionne sarebbe un tumore ai polmoni. Conosco bene la pericolosità del tumore ai polmoni, so quanto è veloce nel suo corso, ho provato sulla mia pelle il dolore che porta e dopo dieci anni posso dire che la ferita procurata non si è chiusa mai.

Tantissimi uomini e donne, noti e meno noti, sono morti di tumore al polmone, tanti altri ne moriranno se questa peste del secolo non verrà vinta come si conviene. Questa notizia del mostro con cui starebbe combattendo Marchionne mi ha particolarmente toccato e mi ha toccato in maniera che non avrei voluto, che mi sorprende, per certi versi mi da fastidio. Io non conoscevo Marchionne, sotto nessun punto di vista e non tendo a fare il follower delle personalità di qualunque tipo. In tutta onestà non ho mai seguito neppure le sue avventure di manager internazionale e trendy. Naturalmente, so di quanto è accaduto alla Fiat, ma non ho idea dell’opinione che ne avevano i suoi dipendenti, non so se si trattava di professionista etico o solamente scaltro, non so se dietro il manager c’era un uomo valido o solo un arrivista, non lo so. Ricordo solamente di averlo visto tra il pubblico, Marchionne, durante il programma “Fratelli di Crozza”, lo ricordo ridere in mezzo agli altri, accettare benevolmente lo scherzo. Non ricordo neppure alcuno scandalo in cui potrebbe essere stato invischiato, che non vuol dire che non ci siano stati avendo spesso letto della tendenza che ci sarebbe in casa Agnelli a nascondere lo sporco sotto il tappeto.

Mi sorprende quindi molto questo strano sentimento che mi pervade, un sentimento di pietà. Non sono neppure d’accordo con lo stesso, manco un poco, perché sono assolutamente convinta che non si possa vivere in dati mondi senza diventare specchio di ciò che sono, lo so per esperienza, l’ho toccato con mano. Ho visto manager molto meno arrivati di Marchionne, che l’etica non sanno neppure dove stia di casa, che fanno ribrezzo agli stessi “alieni” della natura di quello che abita Marchionne, che un dato destino karmico se lo tirano addosso. E non sono d’accordo perché la pietà preferisco riservarla ad altri, ad altri che non si chiamano Marchionne, che muoiono ogni giorno dimenticati anche in virtù di ciò che fanno i Marchionne di questo mondo. La pietà preferisco riservarla agli ex-operai di Marchionne, a quelli che magari ha licenziato, agli altri che non ha mai conosciuto, che sono morti in silenzio senza osare neppure sputare in faccia al loro personalissimo “alieno” perché non ne avevano la forza.

Mi auguro dunque che questa “pietà” che sento dentro parli per quei meccanismi dell’esistere che non conosciamo, e in dato modo mi stia dicendo che Marchionne è stato un buon uomo, me lo auguro… per lui, perché alla fine della storia sarà davvero tutto ciò che conterà, per lui come per tutti noi!

Rina Brundu

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