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COMPENDIO DELLA CIVILTÀ DEI SARDI NURAGICI – Bacco in Sardegna

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Bacco in Sardegna

Il culto di una divinità molto famosa, di origine anatolica e assai probabilmente lidia, risulta entrato nella Sardegna antica e addirittura allunga le sue propaggini nella Sardegna odierna, Bacco/Dioniso, il dio del vino e della vegetazione. Oltre che sicuri ritrovamenti archeologici relativi a questo dio<1>, molto notevole è in Sardegna la venerazione di uno strano santo cristiano Bakis (latinizzato in Bachisius), del quale non si trova alcuna notizia nel Martyrologium Romanum. Esso dovrebbe corrispondere a uno dei tre santi che dalla Bibliotheca Sanctorum sono ricordati col nome di Bacco e che sarà arrivato in Sardegna durante la dominazione bizantina<2>. Senonché, sia per ragioni linguistiche sia per ragioni etnografiche si intravede abbastanza chiaramente che la figura e il nome di questo santo cristiano si sono inseriti e fusi, ancora per il noto fenomeno del sincretismo religioso, con quelli del precedente dio pagano del vino. – Sul piano linguistico c’è da precisare che il nome sardo Bakis non corrisponde esattamente alla forma greca né a quella latina del nome di Bacco, mentre corrisponde meglio alla forma lidia Baki-. Ed anche i suoi diminutivi sardi Bakilli, Baghilli, Bakkillodde e il cognome Bacchiddu corrispondono esattamente al lidio bakillis = «bacchico», con un suffisso che sicuramente è anche tirrenico, cioè protosardo ed etrusco insieme. – Sul piano etnografico innanzi tutto molto notevoli e perfino stupefacenti sono alcune raffigurazioni plastiche che si trovano nella chiesa dedicata a santu Bakis, costruita appena nel 1594 dopo Cristo, ma evidentemente nella stessa area di una precedente, e situata all’ingresso di Bolotana (NU), villaggio posto in una zona dove il Cristianesimo – secondo la nota testimonianza di Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) – è arrivato non prima del VII secolo dopo Cristo e di cui santu Bakis è il patrono: sulla facciata esterna e pure nei capitelli dei pilastri interni della chiesa si trovano in bassorilievo di pietra figure di danzatori, uomini e donne, e i maschi hanno i genitali scoperti. Questo in una chiesa cristiana costruita e consacrata – lo ripetiamo – nel 1594 dopo Cristo e prova lampante della estrema conservatività della Sardegna in fatto di reperti culturali e religiosi del passato più lontano! – Oltre a ciò, al culto di Santu Bakis è connessa la credenza di donne che sarebbero possedute o invasate dal santo e come tali sono considerate e visitate dalle altre donne con devozione; ed è, questo, un ricordo abbastanza evidente delle Baccanti o Menadi possedute o invasate dal dio Bacco<3>. D’altra parte si sa che ancora nel secolo XVIII dopo Cristo in Sardegna c’era anche l’usanza di fare il ballo tondo, con maschi e femmine alternati, attorno a un fallo di legno o di pietra, chiamato bícchiri<4>. E a questo proposito è appena il caso di ricordare che nel rituale dell’antico dio Bacco rientrava pure il culto fallico, che si esprimeva e si scatenava nelle note feste dei Baccanali. Nella Sardegna odierna, durante il carnevale di Bosa, le raffigurazioni e le allusioni falliche sono frequenti; perfino nel “carciofo” portato in giro dai giovani, certamente simbolo fallico e pure ricordo del tirso (thýrsos) portato dal dio Bacco e dalle Baccanti. D’altronde proprio questo thýrsos, simbolo del dio Bacco, è confermato dal nome del principale fiume sardo, che scorre anche nell’agro di Bolotana, Thýrsos<5>. Pure questo vocabolo è di origine anatolica e molto probabilmente lidia ed è entrato nel lessico greco come prestito forestiero (StSN § 39). – Ma ancora più interessante e quasi incredibile era un’usanza documentata fino a poco più di 50 anni fa in due villaggi della Barbagia, Olzai e Mamoiada: in occasione dell’impianto di una nuova vigna, al quale venivano invitati tutti i parenti e amici del padrone, costui, alla fine della giornata di lavoro, veniva preso di forza e sottoposto anche a grossolani scherzi a carico dei genitali. Dopo, legato strettamente e adornato di edera, di foglie di altre piante e di fiori campestri, veniva trascinato a casa sua, dove la moglie procedeva al “riscatto del prigioniero” con una prima offerta di vino e di dolci ai sequestratori. La festa poi finiva con una abbondante cena, che terminava a tarda notte con canti e risa dei partecipanti. Ebbene, in questa usanza è facile trovare stringenti connessioni col racconto del rapimento del giovane Bacco da parte di pirati “Tirreni, racconto tramandato dallo pseudo-omerico Inno a Bacco, nel quale si ha pure la più antica citazione dei Tirreni<6>. Anche in questo racconto infatti risulta che da una parte Bacco viene preso a forza e legato strettamente all’albero della nave, dall’altra i pirati tirreni procedono al rapimento in vista di un “riscatto” da chiedere ai genitori del rapito (StSN § 51). La sua liberazione avviene con una serie di prodigi, quando i legami che lo avvincono all’albero della nave si mutano in tralci di vite e di edera e in fiori ed egli si trasforma in un terribile leone (LELN 66-70).- Infine assai notevole è un bronzetto nuragico rinvenuto ad Ittiri (SS) che raffigura un individuo col fallo eretto (itifallico) e che suona le launeddas sarde, ossia l’antichissimo flauto triplice di probabile origine lidia (StSS § 65): si tratta chiaramente di uno dei Satiri o Sileni, pur’essi itifallici e suonatori di flauti, che facevano parte del corteo di Bacco. La presenza di questi esseri mitologici nella Sardegna antica è probabilmente confermata anche dai toponimi odierni Silenu (Ploaghe) e Silènnore (Orani) e soprattutto dai figuranti del carnevale di Samugheo, che sono coperti con pelli e con corna di caproni<7>. – È cosa nota che il dio Bacco era conosciuto e venerato anche dagli Etruschi, anzi molto probabilmente furono proprio essi a  importarlo dalla Lidia in Italia e pure a Roma, come dimostra il famoso senatoconsulto del 186 a. C. che vietava i “baccanali” per la loro grande licenziosità. Ebbene, anche la vistosa presenza di questo importante dio della vegetazione e del vino sia nella Sardegna antica sia nella civiltà etrusca costituisce una importante conferma della tesi, che noi andiamo sostenendo da più di 30 anni, della connessione e della affinità genetica e culturale degli antichi Sardi Nuragici con gli Etruschi. Vedi Cristiani e divinità nuragiche.

Estratto da “COMPENDIO DELLA CIVILTÀ DEI SARDI NURAGICI” di Massimo Pittau (Ipazia Books, 2018).

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