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SULLA NATURA DEL MALE – Gerda Buch Bormann e l’odio viscerale contro la Chiesa di Roma

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

Final cover

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Anche ieri sera non ho esitato a “sparare” decisamente, qui sul sito, contro i propugnatori di business condito in salsa superstiziosa e camorrista. Questa faccenda delle apparizioni madonnare in quel di Medjugorje è davvero grave, qualsiasi sia la prospettiva di visione. Più passa il tempo più mi convinco che serve maggiore forza e determinazione nello sradicare simili credo nefasti che non hanno senso, ma che servono oggi per raggiungere gli stessi scopi di ieri: imbrogliare lo spirito e, dove possibile, profittare della creduloneria popolare. Penso che un simile target didattico sia un dovere, anche morale, di qualsiasi spirito capace, capace di impegnarsi anche per gli altri.

Certo però, neppure quando si tratta di combattere un male deleterio, è opportuno farlo con metodi che rappresentano il “male” elevato alla massima potenza. Forse non tutti sanno che nel periodo del nazionalsocialismo, Adolf Hitler, che pur non aveva una grande opinione del cristianesimo (suo era il motto: “Il cristianesimo è la perfetta invenzione di un cervello malato!”), arrivava ben ultimo nel ruolo di anelante detrattore tra i tanti suoi fedelissimi che la Chiesa di Roma l’avrebbero rasa al suolo all’istante. Tra tutti val la pena ricordare il suo viscido assistente Martin Bormann, ma soprattutto la di lui algida consorte Gerda Buch Bormann, un mostro di malvagità umana che ha davvero pochi rivali nella nostra storia… Enjoy l’estratto da “Sulla natura del male” che segue… si fa per dire, naturalmente!

Rina Brundu

Estratto

L’uomo machiavellico che sa farsi volpe molto astuta, che sa diventare il simulatore per eccellenza, nonché il personaggio più misterioso del Terzo Reich, capace di sviare per decenni le indagini dei servizi segreti di mezzo mondo che lo cercavano dovunque, insieme ai cacciatori di nazisti alla Simon Wiesenthal, risponde senza dubbio alcuno al ritratto del potentissimo segretario personale di Rudolf Hess prima e di Hitler poi, Martin Bormann.

Figlio della Germania imperiale, nato a Wegeleben in Sassonia, il giovane Bormann lascia presto la scuola preferendole il Fronte, dove però non farà una gran carriera causa la giovane età e la sconfitta alle porte. Dopo la guerra entra a far parte, nel ruolo di tesoriere, di uno scalcagnato gruppo paramilitare di estrema destra chiamato Freikorps. Nel 1923 commissionerà ai colleghi l’uccisione di un giovane insegnante comunista, un assassinio, questo, che lo porterà in prigione e lo trasformerà in una specie di martire di destra. Al processo Bormann si difenderà liquidando l’argomento come il fatale risultato di una schermaglia politica. In realtà, con quel crimine, il futuro segretario di Hitler si era liberato di una minaccia sulla sua strada. Inoltre, la vittima sarà solo la prima delle tante altre che, fatte fuori con metodi sempre più raffinati, costelleranno il suo perverso cammino di burocrate fanatico, deciso a tutto pur di diventare ciò che aveva sempre desiderato essere: l’ombra fedele del Führer!

Dopo gli anni di prigione, che sconterà nello stesso periodo in cui Hitler fu arrestato per i fatti di Monaco, Bormann concentrerà tutte le sue energie per ottenere il risultato che aveva in mente. Hitler lo vedrà per la prima volta nel 1926, in un comizio, l’anno dopo il Richelieu di Wegleben si iscriverà al partito nazista e nel 1928 ecco l’incontro faccia a faccia tanto atteso. Positivamente impressionato dall’efficienza di Bormann, Hitler lo farà suo tesoriere personale e non avrà a pentirsene: il nuovo impiegato arriverà a far pagare allo Stato l’utilizzo dell’immagine del leader nei francobolli, nonché a reclamare le royalties sul Mein Kampf da qualsiasi giornale ne pubblicasse degli estratti.

gerdaNel 1929 Bormann, il poligamo e donnaiolo Bormann, sposerà Gerda Buch[1], figlia di un giudice di estrema destra amico di Hitler di vecchia data. Al matrimonio il Führer farà da testimone, rinsaldando il già stretto legame con il suo amministratore e fanatico discepolo. Gerda, donna animata da forti sentimenti antisemiti e da un odio viscerale contro la Chiesa, eserciterà una notevole influenza sul marito, spingendolo a partecipare in maniera attiva e senza scrupoli alla violenta persecuzione degli ebrei che sarebbe iniziata negli anni trenta.

[1] Figura 3: in alto a destra, Gerda Buch Bormann

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