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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Quasi un trattato sul disprezzo. Anche ogni spirito-che-scrive ha una scheggia di ghiaccio nel cuore. E ancora sull’aforisma del giudice Foti: “Chi è giusto e chi è forte passa su tutto”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

covrNota: Questo post è lunghetto, sei sicuro di volerlo leggere? Sei sicuro che ti potrà interessare? Ricordati che leggerlo non è obbligatorio, capirlo ancora meno…

Un bacio tra i capelli

Dove sarai tu?

Con te, mi ha detto.

Svegliandomi,

ho continuato a sentire

lo sguardo addosso

il sapore di pelle abbronzata

e un bacio dolce tra i capelli.

(Rina Brundu, da uno strano sogno fatto nella notte tra il 3 e il 4 luglio 2018)

Un paio di puntate fa, Lilli Gruber ha ospitato un giovane scrittore di cui non ricordo il nome nel suo “Otto e mezzo” (La7). Appena ho visto quel mento imberbe ho fatto per cambiare canale: non ho più pazienza con l’età che non c’è, immagino che si tratti di uno di quei difetti che si acquistano solo mentre si cresce, anche indispensabili per andare avanti. Poi “out of the blue” questo giovanotto se n’è uscito con l’espressione: “Non puoi disprezzare nessuno sennò poi quello disprezza te!”. È stato allora che ho cambiato  canale con maggior convinzione avendo già provato il mio punto: l’età e l’esperienza servono!

Ho scritto in qualche altra occasione che io non ho una grande opinione di due sentimenti umani molto trendy per i più, sebbene esistano in funzione oppositiva l’uno dell’altro: l’amore e l’odio. L’amore credo di poterlo provare anche in maniera sostanziale ma lo considero un mero vincolo darwiniano e chimico e dunque non fa testo se non per i cultori di storie da tabloid e per i lettori del corsera fontaniano. L’odio di per sé ha certamente una sua maggior dignità ma non riesco a provarlo, ed è questo uno dei miei maggiori rimpianti se così posso dire. Odiare è importante perché fa sentire vivi, altra cosa è il lasciarsi mangiare dall’odio o utilizzarlo per danneggiare il prossimo, ma odiare è senz’altro importante, non riuscire ad odiare è un handicap notevole, non ci sono dubbi su questo!

Più passa il tempo più mi convinco che gli unici due sentimenti davvero mirabili che si possono provare sono l’ammirazione e il disprezzo. Dell’ammirazione, che a mio avviso non può essere vista in funzione oppositiva al disprezzo dato che è più importante, intellettualmente valida, è l’apice che può provare l’umano sentire nei confronti degli altri e del mondo che lo circonda, persino nei confronti di una qualsiasi entità superstiziosa che voglia scegliersi come deità, ne ho già parlato in altre occasioni e sul sito non ci voglio tornare più (magari ci scriverò un saggio sopra, anche se sarebbe come sfiorare le ali di una bellissima farfalla, quella poi muore). Qui invece voglio parlare del disprezzo, proprio il sentimento menzionato da quel ragazzo di cui all’incipit.

Intanto, voglio ribadire che il mio cambio di canale era intellettualmente e ampiamente giustificato. Di fatto noi non ci alziamo un giorno e decidiamo di disprezzare qualcuno. Anche il disprezzo in dato modo va “meritato”, e dunque prima di arrivare a quel punto deve passare molta acqua torbida sotto il ponte, ovvero devi avere motivi molto validi per disprezzare. Dopo, dopo invece se tu vieni “disprezzato” per ritorsione la questione non è rilevante, anche perché quello non è disprezzo, ma povertà dello spirito. Ecco dunque perché ho cambiato canale, anche se il ragazzo in fondo l’ho perdonato. Di fatto la Gruber non lo ha presentato come “filosofo” e questo è già un fondamentale passo avanti rispetto a Il Fatto Quotidiano o anche ad altre puntate del programma gruberiano dove tutti sono filosofi come un falso Diogene in carriola.

Sebbene il “disprezzo” non abbia in sé le qualità preziose dell’ammirazione, è indubbio che condivida con quel meraviglioso sentimento tante qualità che nel suo caso sono naturalmente marcate al negativo. Anche il disprezzo verso un qualcuno può prenderci a dispetto del nostro tentare di attenuarne gli effetti con la ragione, anche il disprezzo appare quasi come una straordinaria farfalla gotica che sa volare alto e che probabilmente all’apice delle sue possibilità può essere apprezzata dai soli spiriti davvero capaci. Quanti spiriti brillanti si sono disprezzati l’un l’altro? Tantissimi penso e il pregio di codesti personaggi è che non si fanno problemi a raccontarlo. Pur mancando di tale “brillantezza” dell’Essere quei problemi non me li faccio neppure io. Ci sono sicuramente un buon numero di persone che io disprezzo fortemente, entusiasticamente quasi, con tutta l’anima. Di norma codesti personaggi sono ladri, mobizzatori, incapaci, seriosi, calunniatori, falsi, furbi. Nella maggior parte delle occasioni indossano cravatte e si muovono per le strade del mondo in guisa di grandi capitani d’industria (magari a debito con i loro dipendenti), sono manager rampanti, sono scrittori falliti, sono tanta altra sporcizia e spazzatura che cammina spavalda come se il momento del redde-rationem non dovesse arrivare mai: arriverà naturalmente, arriverà, questo è un altro piccolo fattoide che si impara andando avanti con l’età!

Fin qui tutto bene, salvo il fatto che non ho detto che io non farei mai nulla per mutare quel mio sentimento nei confronti di quei personaggi, proprio perché ben valutato e ponderato. Non solo ne vado orgogliosa, ma guai se non ci fosse, sarebbe proprio come il non riuscire ad odiare: una vera e propria sofferenza interna! Quindi eticamente, moralmente, mi sento a posto. Poi… poi c’è questo brutto vizio che mi sta assillando sempre di più e francamente mi sta procurando un certo fastidio, cioè c’è questa abitudine a pensare che mi sta prendendo e di cui in tutta onestà ne farei volentieri a meno. Io ho altro da fare, incluso scrivere almeno duecento saggi critici che verranno riscoperti fra duecentomila anni prima di essere bruciati in una sorta di rogo goebbelsiano.

Dicevo di questa abitudine a pensare che mi sta intossicando sempre di più e mi sta rovinando questa immagine bellissima che ho del disprezzo, mi sta instillando dubbi, mi costringe a rivedere qualche aspetto del “problema” che non avevo valutato bene prima. I cazzi della vita!: fossi un ospite della Gruber non avrei alcun obbligo di pensare, ma essendo tra le altre cose una blogger rampante e un filosofo anelante (di scuola non-cacciariana comunque), debbo per forza fermarmi e riflettere.

Riflettendo, più delle parole del ragazzo imberbe, i dubbi sul fatto che anche il “disprezzo” debba essere fatto nostro in piccole dosi, me li hanno insinuati due frasi molto belle che ho letto e sentito in diversi momenti.

La prima è di Graham Greene e fu resa pubblica da una curatrice di un suo volume tal Judith Adamson: “C’è una scheggia di ghiaccio nel cuore di ogni scrittore…”.

La seconda è quella ormai famosa del giudice Foti che a suo tempo riportai in un altro post di Rosebud: “Chi è giusto e chi è forte passa su tutto”.

A dirla tutta c’è anche una terza frase che bisogna considerare per portare avanti questo discorso ed è quella che dice “Dio non crea spazzatura”. Non citerò la fonte di questa frase perché scandalizzerei ulteriormente i pochi cattolici praticanti che continuano a frequentare questo sito nella speranza che io mi penta, mi dolga, ritorni all’ovile, e inconsapevoli del fatto che io con il criminale nazista Adolf Hitler sono d’accordo solo su una cosa, ovvero quando disse: “Il cristianesimo è la perfetta invenzione di un cervello malato!”.

La frase “Dio non crea spazzatura” io l’apprezzo invece moltissimo e da buon futuro, anelante filosofo la leggo “La sorgente delle cose non crea spazzatura”. La profondità di questa espressione è naturalmente sostanziale, importante, genera rispetto in qualsiasi essere cogitante che non sia troppo sciocco. Di sicuro lo genera in me e nel suo valore io credo fermamente. Vero è però che io proprio all’inizio di questo articolo, parlando di coloro che disprezzo, ho scritto: “Nella maggior parte delle occasioni indossano cravatte e si muovono per le strade del mondo in guisa di grandi capitani d’industria (magari a debito con i loro dipendenti), sono manager rampanti, sono scrittori falliti, sono tanta altra sporcizia e spazzatura che cammina spavalda come se il momento del redde-rationem non dovesse arrivare mai”. Detto altrimenti ho quasi contraddetto me stessa perché se credo fermamente nel fatto che “la sorgente delle cose” non crea spazzatura come posso vedere della spazzatura ambulante da disprezzare, per giunta, o no?

La faccenda mi secca e mi secca perché mi sta portando a ragionare moralmente come fossi un floresd’arcais di seconda scelta o un ospite republichino gruberiano: non sia mai! Il dilemma si impone: rinuncio al mio amore per il “disprezzo” o rinuncio a credere nella perfezione del caos creato dal nostro universo naturalmente entropico? Per il momento non voglio rispondere a questa domanda, c’è tempo, sono comunque troppo giovane per rinunciare al “disprezzo”. Una simile abiura è da anziani, da centenari, da malati terminali del vivere, da girotondini nostalgici, o da giornalisti nullafacenti sdraiati sulle amache, non certo da filosofo anelante di scuola non-cacciariana. Allora, allora mi dico che quella frase attribuita a Greene, si possa leggere, volendo, così: “”C’è una scheggia di ghiaccio anche nel cuore di ogni spirito-che-scrive…”. Questo significherebbe che io, spirito-che-scrive, per essere come sono in questo momento X, necessito dell’esistenza del disprezzo, di credere nel valore in-più che dà il “disprezzo” anche se quello non è il miglior sentimento che si può provare verso i nostri simili, che uno spirito dedito a scrivere, al cogitare etico, dovrebbe coltivare senza vergognarsene almeno un po’… E qui si potrebbero dire e scrivere tante cose ma non lo farò perché se alla fine di questo scritto dovessi concludere che il disprezzo non serve, prenderò il computer lo butterò nel cesso e farò implodere pure Rosebud… quindi facciamo finta di nulla e facciamo finta che tutto sia bene e tutto sia buono.

Come spesso accade però non si riesce a stare un minuto tranquilli. E già, perché c’è sempre quella frase del giudice Foti da tenere in conto: “Chi è giusto e chi è forte passa su tutto”. Pensare che in un mondo non capovolto questa frase non l’avrebbe detta un giudice, ma uno dei tanti “filosofi” trendy già menzionati, ma tant’è, a caval donato non si guarda in bocca!

Se la frase di Greene mi metteva in agitazione, questa ha addirittura una sicura capacità di distruggere completamente la mia teoria sul valore del “disprezzo”, inutile negarlo, se ne accorgerebbe anche un bambino! Quindi se io incenso così tanto il “disprezzo” e disprezzo come conditio-sine-qua-non determinata da fatti oggettivi e misurabili (seppure attribuibili a colpe altrui, e.g. dei disprezzati), io non sono né giusta, ovvero saggia, né forte?!

Urka! Scagli la prima pietra chi pensa che non riuscirei a scrivere altre dieci pagine hic-et-nunc che mostrino l’infondatezza di questo statement… ma anche se così fosse non lo farò. Ammetterò invece che è vero: io non sono ancora tanto giusta, dunque saggia, e tanto forte quanto vorrei, non so neppure se vorrei esserlo (l’ho già scritto: che valore in più da l’essere il mio amatissimo Diogene invece del pur in gamba Bill Gates?). Il cammino è sicuramente ancora lungo, lo so… fermo restando che poi guardo gli ospiti “arrivati” di Gruber e allora mi consolo, a ragione o no.

Insomma, per il momento l’amore per il “disprezzo” me lo tengo, poi… poi si vedrà, domani è un altro giorno!

Rina Brundu

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