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Filosofia dell’anima – Sulla natura del male. In morte della “Principessina” delle SS Gudrun Burwitz Himmler

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

himmler2“Ogni anno il 24 dicembre andavo con mio padre a trovare Hitler nella sua casa di Monaco e ad augurargli Buon Natale. Quando ero piccola lui mi regalava bambole, poi crescendo delle scatole di cioccolatini”. Il racconto è nostalgico, di quelli che dicono tutto sullo spirito natalizio. Fu fatto alcuni anni orsono, durante una intervista, da una ormai anziana Gudrun Burwitz, al secolo Gudrun Himmler, già bellissima principessa ariana delle SS e amatissima figlia del suo devotissimo padre, il criminale nazista Heinrich Himmler.

Gudrun sarebbe morta lo scorso maggio ma la notizia è stata diffusa solo in questi giorni. Confesso che io non sapevo dell’esistenza di questa “signora”, e non sapevo della “fierezza” con cui in tutti questi anni si sarebbe dedicata a difendere e onorare la causa paterna. Gudrun aveva 14 anni quando il padre si suicidò, ma lei fu tra quelli che preferirono credere che il genitore fosse stato avvelenato dagli inglesi dopo la cattura. Non avendo potuto aiutare il padre, negli ultimi settanta anni ha comunque fatto in modo di dedicare ogni suo sforzo per aiutare gli altri degni compari di colui, i quali cercavano di salvare il salvabile nel dopoguerra, chi fuggendo in Sud America, chi cercando di riparare in qualche remoto e anonimo angolo d’Europa nel vano tentativo di fuggire i demoni che bussavano alla porta della loro anima in maniera sempre più tonante.

A questo punto mi chiedo se Gudrun non fosse uno di quei tanti bambini, figli degli ufficiali SS, che spesso vediamo nei filmati a colori del Berghof, la villa costruita da Bormann a suon di espropri minacciosi dei vicini, dove nelle giornate gialle di sole Hitler amava intrattenere i suoi ospiti, incluso l’amatissimo Albert Speer. Magari Gudrun era pure uno di quei piccoli ariani a cui il Führer raccontava tante belle favole con lo stesso stile oratorio straordinario usato prima per incantare i reduci weimariani ribelli e poi la Germania tutta.

C’è una ragione per cui non conoscevo e non conosco la famiglia di Himmler, laddove sapevo bene dei figli di Goebbels, spediti all’altro mondo dai genitori la notte successiva al suicidio di Hitler e poche ore prima del loro stesso suicidio, e conoscevo la storia quasi toccante della morte della madre dello stesso Führer: semplicemente non sono mai riuscita a fare l’handling emozionale del criminale Himmler. Infatti, chiunque decida di studiare molto da vicino il circolo magico hitleriano, quando arriva a Himmler si deve per forza di cose fermare, almeno così la penso io in base alla mia personale esperienza. Nel mio caso, quando completai il suo ritratto mi misi semplicemente a piangere, come pure scrissi nelle prime pagine di “Sulla natura del male”, ma in realtà quel pianto era uno sfogo come un altro, cioè era una reazione come un’altra davanti a un qualcosa che non si può raccontare altrimenti, che è molto difficile gestire coscientemente… Fu sempre dopo avere incontrato e pienamente conosciuto le imprese e i pensieri di questo personaggio che sempre nell’incipit scrissi: “Oggi, mentre lavoravo sul testo, ho pianto e ho capito il senso dell’espressione “che questo è stato” nei versi di Primo Levi. Non si tratta di una categoria grammaticale, di un tempo verbale, ma di una locuzione lessicale indipendente che ha la capacità di farsi tridimensionale, di acquistare sostanza materiale e di colpirti in pieno viso con tutta la forza della Storia terribile che connota”.

In virtù di questo, e pur non conoscendo nulla della vita di Gudrun, una vita e un destino che certamente non possiamo invidiarle, io mi sento di dire che forse questa ragazzina ha vissuto gli ultimi 70 anni come li ha vissuti semplicemente perché non aveva scelta, l’altra opzione sarebbe stata la sua stessa morte. Nell’amore di un figlio verso un genitore non c’è mai nulla di diabolico, neppure quando quel padre è il diavolo in persona, proprio com’era il suo. Magari questo lo dico da persona che ha avuto e ha la fortuna di avere un padre che ho sempre definito “tutta la mia luce”, il mio angelo, la colonna portante contro cui io misuro tutto ciò che è bene e tutto ciò che è male, tutto ciò che è onesto e tutto ciò che è disonesto, tutto ciò che è amore e tutto ciò che non lo è o appare tale… sta di fatto che non è azzardato ritenere che quel vincolo importante esistesse pure tra Gudrun e il mostro che è stato Heinrich Himmler, le prove documentarie racconterebbero proprio questo. Se così era, la strada di Gudrun era in dato modo obbligata, fermo restando che questo non giustificherebbe in nessun modo l’essersi mossa ai confini dell’universo legale e morale come avrebbe fatto lei in questi anni, anche grazie all’organizzazione di dubbia natura e pro-estrema destra che avrebbe creato.

È indubbio infatti che se le colpe dei padri non possono e non devono ricadere sui figli, i figli non debbono usare i peccati dei padri per scaricarsi la coscienza, mentre è pure indubbio che nel luogo dove si trovano adesso sia il padre che la figlia, le sentenze potrebbero essere eseguite con maggiore determinazione di quelle umane, le pene da scontare pure.

Rina Brundu

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