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Politica e cinesica (2) – Il caso del furbo uomo di mondo Carlo Calenda

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

calendaCoincidenze cosmiche, misteri arcani o la solita riverenza dell’Omnibus di Cairo verso il PDR? Tutto può essere, certo è che dopo il Minniti novello seduttore politico per studiata arte, oggi è stato il turno per la Sardoni di intervistare l’altrettanto bello e altrettanto seducente (cosa non si scrive per amor di semantica gagliarda!), Carlo Calenda, già ministro dello Sviluppo economico del governo Renzi originale e poi di quello avatar gentiloniano, e già Vice-ministro dello Sviluppo economico del governo Letta, del governo Renzi, e Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea di quello stesso governo, nonché rappresentante plastico del perfetto “uomo-di-mondo” descritto e idealizzato a suo tempo dall’arte formidabile dell’immenso Totò.

Sic… ora vengo al punto. Il punto è che dell’ennesima performance sardoniana (ma è iscritta al partito? Lo dico solo perché la sua militanza appare allo spettatore che guarda encomiabile, in stile vecchia compagna d’antan, una cosa rara anche per un giornalista italiano schierato, specie in questi tempi da debacle renzista), sono riuscita a gestirla per soli cinque minuti… In quei cinque minuti però ho fatto in tempo a sentire questo politico traguardante e di lungo corso, vantare la sua carriera di manager, la sua vita dedita al lavoro, e snobbare la sua esperienza renzista come se quella fosse durata da mane a sera in simil guisa al destino segnato di date farfalle bellissime, con la differenza che mentre quei lepidotteri si fanno ricordare l’esperienza politica di Calenda la vogliamo dimenticare tutti quanti.

Ciononostante, proprio come il Marco Minniti già descritto nella prima puntata di questa fantastica serie rosebuddiana dedicata alla politica e alla cinesica, Carlo Calenda è dal tempo della quarta caduta del renzismo che smanaccia per farsi notare, per proporsi quale leader renzista utile, buono ma incompreso, comunque pronto a riscattarsi e a recitare il ruolo di fulgida stella nel brillante futuro sinistrico della politica italiana.

Mi fermo qui. Mi fermo qui perché c’è un limite anche allo spazio online dedicato alla scrittura epica e satirica destinata a celebrare l’ennesimo tassello politico fallimentare. Tornando più seri meraviglia davvero l’arroganza – sovente e faticosamente fatta passare per falsa modestia – di questi signori, insieme alla totale incapacità che sembra vincerli di cogliere la portata della loro sconfitta. La sonora sconfitta del renzismo, che lo vogliano capire oppure no, non è la sola sconfitta di Matteo Renzi, ma è la sconfitta di una intera generazione di politici, inclusa la classe mediatica che l’ha sostenuta in infiniti anni di continuato banchettare lassista alle spalle del contribuente.

Eh già!, il figo fighissimo Calenda, proprio come il figo fighissimo Minniti, fa finta di non capire, ma è indubbio che arriverà il tempo in cui dovrà farlo. Per allora speriamo che anche il suo posto di manager in gambissima sia stato conservato. Infatti, dovergli elargire anche il Reddito di cittadinanza sarebbe veramente chiedere un po’ troppo alla comunità che, a dispetto della sua smemoria di stamattina, lo ha comunque foraggiato per così tanti anni.

Rina Brundu

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