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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Seguiamo l’esempio di Camilleri: difendiamo la scrittura che è studio, impegno e qualità dell’anima contro la deriva editoriale, patinata, in stile pulp-fiction digitale e talentaro.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

books-1035087_960_720 (1)Sembra che la situazione stia degenerando. Sembra che l’asticella verso la deriva intellettuale barbara sia stata alzata un tantino di più dagli editori omologati e trendy, colpiti dalla rivoluzione digitale in ciò che avevano di più caro all’anima, il portafoglio. Scoprire che tutto ciò che ci propinavano nelle innumerevoli marchette televisive fatte ai tomi di giornalisti-amici, scrittori-dell’istante, mercificatori delle qualità dell’essenza, pavoni pseudo-intellettualizzati, era nulla più che carta straccia con cui non ci si poteva pulire neppure il culo, è stata una amara verità con cui abbiamo dovuto fare i conti negli anni passati. Adesso però dobbiamo anche leggere che i suddetti “operatori culturali” avrebbero trovato la soluzione al “loro” problema: il lettore medio è diventato più “accorto”? Il popolo non se la beve più la balla che il tal “venerato maestro” abbia scritto un libro che farà una differenza? Bene, benissimo…. Se non possiamo dargli pane diamogli brioches dello spirito, pardon, diamogli l’ultima “perla cogitativa” prodotta dai talentati partoriti dal berlusconismo stracotto ma ancora alenante, ma sempre viva noi, viva il nuovo genere pulp-fiction digitale e talentaro, e fottiti Jean Paul Sartre, fottiti Silvia Plath, fottiti Franz Kafka che invece di spirare chiedendo di bruciare ogni rigo scritto in croce avresti dovuto fare come noi, un Nobel non te l’avrebbe negato nessuno!

Credo che il primo ricordo di me che menzionavo l’idea di voler scrivere, di volermi chiudere in una torre vicino al mare con la sola compagnia di una macchina di scrivere (a quel tempo c’erano quelle!), sia di quando avevo tre anni. Dopo di allora è stata una escalation di un qualcosa che razionalmente rifiutavo ma arrivava dalla mia anima, modellandomi la vita in maniera esemplare. Lo stesso “Tana di volpe” nacque su suggerimento di un qualcuno che ascoltava questi miei “patimenti”, specialmente in un periodo in cui andavo perdendo l’utilizzo della lingua italiana.  E poi quell’inspiegabile anelito è continuato sempre, sempre di più. In questi ultimi mesi c’è stato finanche un risveglio di questa che un tempo chiamavo una “malattia”, nel senso che fa solo soffrire, che porta tanto dolore e poco altro. Di recente, studio, scrittura e il resto di ciò che ruota intorno a questo mondo (per esempio, le attività online che ho sempre perseguito in maniera forte e sempre firmandomi con nome e cognome, come solo chi scrive per maledizione e destino può fare) mi hanno anche deteriorato in maniera importante la vista. Ne deriva che io mi interrogo in maniera sempre più assillante. Chi, dico io, essendo sano di mente e capace di cogitare lucido vorrebbe stravolgere la sua esistenza per scrivere, per voler essere uno spirito-che-scrive? A che pro farlo? Perché? Perché farlo? Che senso ha voler condividere le nostre capacità investigative con altri spiriti che a volte non hanno neppure la più pallida idea di cosa tu stia parlando? Certo è che io darei tutto ciò che ho pur di liberarmi di questa cosa dentro… Un qualcosa che per ovvie ragioni porterà verso un’unica strada, un unico finale, questo l’ho capito da tempo… fermo restando che se poi togli quella “cosa” dalla tua essenza tu diventi uno spirito-altro. L’essere così come si è di fatto implica quella sofferenza e ne fa un “burden” sostanziale…

Naturalmente io non sono una eccezione sotto nessun punto di vista … La storia del mondo, e nei migliori casi la storia letteraria (basti pensare anche solamente agli esempi già citati), è pure la storia di tanti spiriti che hanno dovuto soccombere davanti a questi “requirements” della loro anima, davanti a una realtà che non hanno mai desiderato ma che ha modellato il loro destino. Peraltro i modi di reagire a un tale status-quo sono tanti e tutti diversi. Incredibile a dirsi ma qui da noi in Italia abbiamo avuto l’esempio mirabile di Andrea Camilleri, uno scrittore che negli ultimi tempi ho citato spesso su questo sito, con grande ammirazione. Camilleri, lo spirito-che-scrive Camilleri, benché arrivato, benché venerato-maestro e quant’altro, non era evidentemente felice con il suo Montalbano, un byproduct della sua arte apprezzato forse dagli spiriti di bocca buona ma non certo dalla sua anima. Talmente sentito è stato il suo “dolore” interno per non riuscire a pubblicare “altro”, che solo pochi mesi lo scrittore ha infine optato per scrivere ciò che riteneva e auto-pubblicarsi. Questo suo straordinario passo è stato un esempio lampante di cosa può accadere quando l’anima si sente costretta o impedita ad esprimersi in perfetta libertà… fuori dalle necessità omologanti tipiche purtroppo dell’editoria patinata dei nostri tempi. Peraltro quella sua pubblicazione privata è stata pure l’unico fatto “letterario” rilevante occorso in Italia dai tempi di… che ne so, sono anziana sì, ma non così tanto!

Ecco, io Camilleri, nel mio piccolo, lo capisco e per questo lo ammiro… Non capisco invece la deriva barbara e pseudo-intellettuale che starebbe vivendo l’Italia “letteraria” di questi tempi, non capisco la nazione scritturale in balia delle creazioni-talentare appunto! La mia speranza è dunque che soprattutto in Rete continuino a vivere nicchie, luoghi capaci di difendere lo studio, la creazione, anche mutilata che è impegno, che è sfinimento dell’anima, che è morte-kafkiana e in questo suo essere così… paradossalmente si spiega.

Ne deriva che, sempre nel nostro piccolo, anche questa estate Rosebud continuerà il suo percorso, finché sarà possibile, finché si avrà la forza, finché si avrà respiro, finché un barlume di luce disegnerà forme di riflesso nel mondo intorno.

Rina Brundu

 

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