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Politica e cinesica. Il caso del furbo Minniti in lotta contro il “nazionalpopulismo”, o del politico seduttore non “suo malgrado” ma per studiata arte.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

minnitiConfesso di non essere stata mai neppure “curiosa” di nessuno dei tanti ministri, sottoministri, viceministri, portaborse, tenenti e sottotenenti politici che il renzismo ha sistemato qua e là nei molti anni in cui, purtroppo per noi, ha gestito il potere. Tuttavia, dovendo scegliere, una qualche domanda me la farei a proposito dell’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, che anche in questi tempi anti-renzisti per eccellenza, continua a fare e a strattonare da par suo per mostrarsi alla stregua della più bella del reame.

Naturalmente questo mio scritto non sarà tenero nei confronti del politico Minniti quanto lo sono sempre stati i giornali italiani che, dalla repubblichina scalfariana a “Il Fatto Quotidiano”, hanno sempre fatto a gara per tracciare un ritratto encomiastico di questo scaltrissimo (politicamente) signore, il quale è naturalmente ben lungi dall’essere il “salvatore della Patria” che lui stesso sembra ritenere di essere. Peraltro quando ho visto l’ultimo intervento televisivo di Minniti ripreso dal giornale di Gomez, mi sono resa conto, ancora una volta, di quanto sia grande l’arte di Maurizio Crozza. Di fatto quel comico è stato l’unico in grado di raccontare il vero Minniti degli anni in cui era ministro, con la destrezza e la lucidità che sa metterci solo l’arte che è veramente tale.

Dicevo che comunque questo signore mi ha “incuriosito”: ma c’è veramente in lui la “sostanza” che gli hanno sempre attribuito?, mi sono chiesta. Può essere, tutto può essere, come può essere che la mia cecità che avanza mi impedisca in maniera importante, certo è che io ho sempre visto e continuo a vedere un personaggio molto diverso da quello lodato da Travaglio e sostenuto a suon di epiche scritture dagli ezi mauri and the likes. Ciò che vedo io è appunto un politico scaltro, scaltrissimo, a cui durante l’ultima intervistata (ma pure nelle altre), avrei fatto solamente questa tipologia di domande: “Il PD va rivoltato come un calzino? Concordo, ma come mai queste critiche lei non le ha portate avanti quando era necessario farlo? In maniera determinata, dico? E perché, se il renzismo non era evidentemente all’altezza del suo compito, lei ha accettato di fare il ministro per quel governo renzista? O i mali del renzismo li ha scoperti solamente adesso quando il miraggio di una nuova poltrona si allontana alle calende greche e lei si è ritrovato costretto a una lotta dura e senza paura contro il “nazionalpopulismo?” ”.

In ultimo, per chiunque abbia mai studiato almeno un po’ di cinesica, l’ex ministro degli Interni si presenta quasi alla stregua di una miniera d’oro. È guardandolo infatti che si legge nei suoi gesti, nelle sue movenze, nel suo linguaggio, nello sbattere calcolato delle sue sopraciglia, nel volto perfettamente abbronzato, nel fare da politico seduttore non “suo malgrado”, ma per studiata arte, una Sindrome da “Più bella e più brava del reame” in stato avanzato, quasi terminale. Per certi versi Minniti è un Renzi mancato, il Renzi-oculato che avrebbe potuto essere ma non è stato, con grande dispiacere dei “repubblichini” di questo mondo, s’intende, ma con grande sollievo del resto del globo terracqueo: mai barattare una catastrofe importante con una che avrebbe tutte le potenzialità per essere ancora più perniciosa, sarebbe la fine senza possibilità d’appello!

Rina Brundu

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