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LA LINGUA ETRUSCA: Grammatica e Lessico. Valenza storico-culturale della lingua etrusca

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Estratto

Le desinenze del plurale

43. La lingua etrusca conosce due “numeri grammaticali”, il singolare e il plurale. Non esistono invece elementi sufficienti per affermare che in etrusco esistesse anche il duale.

La terminazione del singolare nei sostantivi varia e non può essere inclusa in paradigmi (§ 47); la desinenza o morfema del plurale è duplice:

1) –r con una vocale di appoggio a, e, i, u (-ar, -er, -ir, -ur)

2) –ua, -va, -ve.

ais, eis/aiser, eiser «dio/dèi»; clen/clenar «figlio/figli»; acazr «oggetti fatti»; cerur «oggetti fatti»; hus/huśur, husiur «ragazzo/ragazzi»; papals/papalser «nipote(di nonno)/nipoti»; tuśurϑi/tuśurϑir «coniuge/coniugi».

eta/etva, etve «questo-a/questi-e»; zusle/zusleva, zusleve «preghiera/preghiere»; heramve «statuine di Hera»; heramasva «statuine di Hera»; hupni/hupniva «loculo/loculi» (§ 66/4); ilucu/ilucve «lamento/lamenti»; kluti/clutiva «vaso/vasi»; lupu/lupuve «morto/morti»; murś/murzua «urna/urne»; sanś/sanisva «genitore/genitori»; śuci/śuciva «profumo/profumi».

Esiste anche un plurale in -cva, –χva, -cve, che però risulta articolatocol dimostrativo ca «questo, quello-a» in posizione enclitica.

caper/caperχva «coppa/le coppe»; cilϑ/cilϑcva «culto/i culti»; culścva «le porte»; ϑlupcva «gli Inferi»; ilacve probabilmente = ilac-cve «le offerte»; luϑcva «i ludi»; pulumχva «gli astri»; fulumχva «gli oggetti votivi»; ruϑcva «le ruote, i giri»; fler(e)/flerχva «vittima/le vittime».

Come si vede, dagli esempi citati non risulta affatto che sia certa la tesi secondo cui la prima desinenza del plurale –r indicasse esseri animati mentre la seconda –ua, -va, -ve indicasse esseri inanimati. Ecco alcuni esempi contrari: acazr «oggetti fatti, manufatti»; cepar «cippi (confinari)»; cerur «(oggetti) fatti, manufatti, (vasi) fittili»; naper «napure, mappe» (misura terriera al plur.) [da confrontare coi lat. mappa, nappa «salvietta, tovagliolo, drappo», lat. napurae «fiocchi per adornare i maiali da sacrificare» (huϑ naper lescan «quattro napure o mappe in larghezza»)]; mamer probabilmente «cessioni, donazioni, regali», plur. di mama; śacnicleri cilϑl śpureri meϑlumeric enaś «ai sacrifici di culto per le città e le repubbliche nostre».

44. La desinenza del plurale si inserisce sempre, diventando un infisso, fra il tema del nome e la desinenza di un caso. Presentiamo gli esempi di vocaboli nei quali procediamo a indicare le due desinenze del plurale distinguendole da quelle dei singoli casi (genitivo, dativo e locativo, assieme alle rispettive vocali di appoggio; §§ 43,48,57):

Plurale e genitivo

acnaśvers (acnaśv-er-s) «d(e)i discendenti»

ais «dio», aiseras (ais-er-as) «degli dèi»

eis «dio», eiseras (eis-er-as) «degli dèi»

clen «figlio», cliniiaras (clinii-ar-as) «dei figli»

avil «anno», avilχval (avil-χva-l) «degli anni»

cilϑ «culto», cilϑcval (cilϑ-cva-l) «dei culti»

zusle «preghiera», zusleval (zusle-va-l) «delle preghiere»

lupu «morto», lupuval (lupu-va-l) «dei morti».

Plurale e dativo

Calus (dio infernale)/Calusurasi (Calus-ur-asi) «ai Morti»;

clen «figlio»/clenaraśi (clen-ar-aśi) «(d)ai figli»;

estrei (est-r-ei) «alle interiora» (cfr. lat. exta,-orum);

manim «monumento (sepolcrale)»/manimeri (manim-er-i) «ai monumenti»;

meϑlum «città-stato»/meϑlumeri (meϑlum-er-i) «alle città-stato».

mele «proprietà»/meleri (mel-er-i) «alle proprietà»;

nacna «grande»/nacnvaiasi (nacn-va-iasi) «ai grandi, agli antenati»; sacnicleri «ai sacrifici»;

sval «vivo, vivente»/sveleri (svel-er-i) «ai viventi, alle bestie»;

spure «città»/śpureri (śpur-er-i) «alle città»;

fuśle «appezzamento»/fuśleri (fuśl-er-i) «agli appezzamenti» (?).

Plurale e locativo

cilϑ «culto», cilϑcveti (cilϑ-cve-ti) «nei culti».

Questo fenomeno di inserzione della desinenza del plurale fra il tema del nome e la desinenza di un caso potrebbe in un certo senso dare ragione a coloro che asseriscono che l’etrusco fosse una “lingua agglutinante”. Noi però diciamo da un lato che saremmo con ciò di fronte a un solo sicuro esempio di agglutinazione, unico esempio che non autorizza affatto la dichiarazion dell’”etrusco come lingua agglutinante” in generale; dall’altro che fenomeni di agglutinazione in realtà esistono anche nelle “lingue flessive”. Anche nella lingua italiana: ecco gli esempi: andiamocene! (and-iamo-ce-ne!); vàttene! (va-tte-ne!), diciamocelo! (dic-iamo-ce-lo!), diteglielo! (di-te-glie-lo!); infischiandocene (infischia-ndo-ce-ne); prendendocele (prende-ndo-ce-le), ecc.

§ 45. Ai sensi di quella che vedremo essere la cosiddetta «flessione di gruppo» (§§ 60,61,71), l’indicazione del plurale può essere tralasciata in tre circostanze:

Quando si tratta di un attributo o di un predicato riferito a un sostantivo al plurale: apac atic saniśva ϑui cesu «i genitori, e il padre e la madre, (sono) qui deposti» (ET, Cr 5.2) (saniśva al plur., ma il predicato cesu al sing.).

Quando, pur trattandosi di due soggetti, il predicato risulta al singolare: tular hilar nesl claruχieś ein ser Vl Remzna clanc Au Latini cesu «cippo privato di un defunto colono non servo. Vel Remnio e il figlio (e) Aulo Latino (sono qui) deposti» (CIE 886; TLE 515) (due soggetti ma cesu al sing.).

Quando il sostantivo è accompagnato da un numerale: svalce avil XXVI «visse anni 26»; svalce avil LXIII «visse anni 63» (avil sing.) [ma anche clenar zal acnanasa «avendo lasciato due figli»; clenar ci acnanasa «avendo lasciato tre figli» (clenar plur.)].

Quando il sostantivo è preceduto da un aggettivo dimostrativo al plurale: etve ϑaure «questi letti funebri» (etve plur., ϑaure sing.) (CIE 4116).

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LA LINGUA ETRUSCA Grammatica e Lessico


Massimo Pittau (Nuoro, 6 febbraio 1921) è un linguista e glottologo italiano, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda. Ha pubblicato numerosi studi sulla civiltà nuragica e sulla Sardegna storica. Le sue posizioni riguardo al dialetto nuorese (massima conservatività nell’ambito romanzo) sono vicine a quelle del linguista Max Leopold Wagner con cui è stato in rapporto epistolare. Nel 1971 è entrato a far parte della Società Italiana di Glottologia e circa 10 anni dopo nel Sodalizio Glottologico Milanese. Per le sue opere ha ottenuto numerosi premi.


 

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