Advertisements
CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Lughia Delughe – Banditi!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Estratto

Alcuni cavalli bradi apparvero all’improvviso in un tratto pianeggiante lungo una porzione di bosco quasi a ridosso dei binari, imponendo all’andatura sostenuta della salita un piccolo trotto ondeggiante che permetteva di osservare lo spazio misterioso nascosto dalle piante, dove sembrava di osservare figure misteriose al riparo da occhi curiosi.

Il macchinista rallentò la corsa appena in tempo per scorgere dei cavalieri fermi in sella, su un basso profilo di roccia appena fuori dalla macchia. Il primo cavaliere spronò il cavallo e discese qualche metro, fino a fermarsi dove il treno avrebbe sfiorato la parete permettendo di parlare in mezzo al frastuono della caldaia.

Il cavaliere, vestito di scuro, con il berretto calato sulla fronte, irriconoscibile per via del fazzoletto che gli copriva il viso, fece un cenno risoluto con la mano, mentre la sagoma di un fucile fece capolino dalla tasca dietro la sella. Da quella posizione indicò con il frustino qualcosa dietro la curva.

Il macchinista si sporse dalla balaustra e vide attraverso il vapore un grosso tronco di leccio gettato sui binari a un centinaio di metri appena. Urlò qualcosa al suo secondo e si attaccò alla maniglia del freno serrando i denti per lo sforzo. L’intero convoglio sobbalzò bruscamente e mancò poco che andasse a sfracellarsi.

«Eh, ne hai messo di tempo» il cavaliere intimò di mettere le mani all’aria. Il macchinista e l’addetto alla caldaia stettero immobili, avvolti dal fumo, senza azzardare alcuna mossa. «Quante gente porti a bordo?» urlò per farsi sentire.

«Sei persone» rispose passandosi sulla bocca la manica lercia della giacca.

I due cavalieri rimasti indietro sul basso sperone, cominciarono una discesa di perlustrazione verso i binari. Spinsero i cavalli fino a costeggiare lungo i due lati le carrozze, sporgendosi appena dalla sella per contare le persone a bordo. I passeggeri si guardarono straniti.

«Controllore, controllore: che è questa manovra? Perché ci siamo fermati?» domandò la signora con l’abito tradizionale seduta al fondo della carrozza dove Lisa aveva occupato una coppia di sedili. Il controllore, accortosi della situazione, diede una risposta sommaria.

«Niente, un contrattempo. Stia al posto e tutto si risolverà entro breve». Attraversando goffamente lo stretto corridoio corse ad afferrare il fucile sotto la panca in cui sedeva, cercando di caricare due cartucce con le mani tremolanti.

«Uh, banditi!» Lisa fu colta da un sussulto. Un cavaliere col volto coperto apparve all’improvviso e la fissò per qualche istante con vivissimi occhi scuri. Tornò di corsa verso Costa e Lawrence. In preda all’eccitazione e allo spavento, si mise sul sedile accanto al marito, al riparo della tendina. Cercò di osservare l’uomo sul cavallo fermo a qualche metro dalla carrozza ma la visuale non glielo permise.

«State fermi qui» Costa balzò in piedi. Si spostò rapidamente verso il lato opposto della cabina. Voleva capire quanti uomini fossero intorno e quanti invece si preparassero a salire a bordo per arraffare il denaro e i preziosi. Lawrence fece un cenno a Lisa e seguì Costa a breve distanza, molto nervoso.

«Mi presenterò e dirò loro che sono un suddito di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra, giunto presso questi luoghi nel nome della bandiera inglese, per riportare in patria l’esperienza fedele di ogni avvenimento realmente accaduto» bisbigliò stringendo il braccio di Costa.

«Torni da Lisa e stia zitto!» Costa lo bruciò con un’occhiata truce.

Si comportava come un soldato addestrato ad affrontare le situazioni di rischio. Il suo corpo aveva già percepito il pericolo. Strinse un paio di volte i pugni e sfregò i palmi sui pantaloni. Le vene degli avambracci solcavano la pelle tesa. La mascella serrata trasformò il viso in una maschera di ferro.

La banda di ladri era composta di tre soli uomini armati di doppiette. Non ce’erano staffette intorno. Avevano atteso il treno nel tratto in cui avrebbe rallentato per attraversare le gallerie di roccia. I banditi erano esperti e risoluti. Sapevano come muoversi, ma era chiaro che temevano sorprese e continuavano a combattere con i cavalli terrorizzati dallo strapiombo.

A un certo punto, dalla carrozza di prima classe, deserta e buia con le tendine abbassate, venne fuori il controllore imbracciando un lungo moschetto che grattava con la canna sul soffitto.

«Signori» disse col respiro mozzato e la voce affannosa, «siete pregati di tornare al vostro posto e aspettare le mie decisioni».

 «Metta giù quel pezzo di ferro» gli intimò duramente Costa, «se non vuole provocare qualcosa di ben più grosso di una rapina».

«Non s’intrometta» il controllore era paonazzo, «questo è il mio treno, nessuno salirà a bordo per importunare i passeggeri senza ricevere un adeguato trattamento!» sudava.

Le gocce di sudore sulla pappagorgia colavano sul colletto formando dei solchi umidi sulla pelle secca del viso rasato. Osservava fuori dai finestrini imbracciando lo schioppo a canna lunghissima senza sapere come destreggiarsi.

Ci fu un momento di convulsione. Costa afferrò Lawrence per un braccio spingendolo indietro. In quell’attimo, i cardini saltarono dal telaio causando uno scroscio di lamiere. La rapina era cominciata. L’aria frizzante della gola riempì presto l’ambiente caldo con un profumo intensissimo di foglie umide e fumo rancido, cisto, faggio, muschio, terra lugiana. Le donne presenti sulla carrozza, strillarono terrorizzate, avvinghiandosi ai mariti immobili.

 Lisa rimase incollata al finestrino sporgendosi ogni tanto per osservare i banditi. Prese uno dei taccuini di Lawrence e cominciò a scrivere lo scenario interrompendo solo per spostarsi da un finestrino all’altro. Era preda dell’entusiasmo, incurante del rischio. Le righe venivano fuori come zolle, una appresso all’altra. Segnò l’orario, abbozzò una descrizione del paesaggio e fece addirittura uno schizzo della valle nel punto in cui il treno si era arrestato. Furono attimi concitati.

Costa spinse Lawrence all’indietro. L’inglese perse l’equilibrio e cadde pesantemente al suolo con un gemito. Il controllore, terrorizzato, cercò di infilare una cartuccia nella canna ma il tremore gli impediva di caricare. Uno dei banditi affiancò il cavallo alla carrozza e puntò il fucile verso i tre uomini.

«Grassone. Butta quel ferro o ti rovino» disse facendo scattare la sicura.

Il terrore prese sopravvento sul controllore. Sgranò gli occhi. Le pupille si dilatarono fin quasi a scoppiare. Spalancò la bocca ed emise un gemito simile all’ululato di un cane. Lo schioppo gli cadde sul piede facendolo ululare ancora più forte.

Tratto da:

Advertisements

Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!