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Sul nuovo scandalo romano e sulla rivoluzione poco “casual” di Di Maio.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

romaGrandinano altri attacchi contro Virginia Raggi dopo il nuovo scandalo collegato ai lavori dello stadio romano. Un noto notista del Corriere avrebbe persino scritto che la Raggi si dovrebbe dimettere. D’accordo, che la Raggi si dimetta, ma sempre dopo che si saranno dimessi Fontana e la sua redazione per il danno, forse anche economico, d’intelletto e culturale senz’altro, procurato alla nostra nazione in cinque nefasti anni di renzismo supportato senza soluzione di continuità, le ginocchia sempre poggiate a terra e il culo in alto. Della bocca e della lingua non ne parlo perché questo sito non si occupa di simili discorsi.

Ma il lupo renzista perde il pelo e non il vizio e così mentre si attacca la Raggi si dimenticano di citare i traffici di denaro che avrebbero riguardato il PDR (non sia mai che potesse dirsi assente!), FI e, udite, udite da qualche parte si è letto anche il nome di LeU. Più il tempo possa più si comprende quanto il codice etico imposto ai Cinque Stelle sia una condizione imprescindibile per avere rappresentanti politici e amministrativi minimamente credibili. Queste specificità di controllo del Movimento dovrebbero essere perfezionate, raffinate e imposte anche ai cosiddetti “consulenti” che girano intorno al loro mondo, altrimenti non se ne uscirà più e l’andazzo sarà sempre lo stesso: corruttivo, corruttivo, corruttivo così come corrotta è la natura umana!

Tuttavia, se non sono quelle “interessate” dei notisti di Fontana, è indubbio che qualche critica sostanziale si possa cominciare a farla anche ai Cinque Stelle e ai loro rappresentanti. Sul lato Virginia Raggi, mentre nessuno dubita della sua onestà del suo procedere etico, comincia a dar da pensare questa sorta di “ingenuità” operativa che la contraddistingue. Ovvero,cosa dovrebbe accadere ancora a Roma, nella sua Giunta, per fare capire a questa brava ragazza, coraggiosa sicuramente, che non dovrebbe fidarsi di nessuno, mai?! E quando dico nessuno, intendo nessuno fuori dal M5S, nessuno dentro il M5S, nessuno nelle fitte schiere di questuanti del denaro pubblico che da che mondo è mondo, e Roma è Roma, si affollano ai portoni d’ingresso e negli anditi dei palazzi del potere. Prima la Raggi inverte la rotta meglio sarà per lei, anche perché, per il resto, a dispetto degli “Spelacchi” oggetto di attenta analisi negli uffici di via Solferino, non si ha nulla da obiettare sul suo operato e sul suo conto, anzi!

Altre critiche, forse anche più corpose, vanno riservate a Luigi Di Maio, il quale di questi tempi appare non solo troppo succube di Salvini, ma soprattutto troppo attento a difendere la poltrona, piuttosto che impegnato a portare avanti le tante battaglie che dovrebbe portare avanti. La verità resta a mio avviso sempre quella: la rivoluzione non la si può fare indossando una cravatta per ogni occasione. Il rischio che si sia più preoccupati di non sporcarla che di ottenere il cambiamento promesso resta sempre molto alto. Da che mondo è mondo, la rivoluzione, caro Di Maio, non è incravattata, è casual! 

E chi ha orecchi per intendere intenda, non corra a cambiare stilista…

Rina Brundu

 

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