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Rai – Il disastro nel disastro (35) – Sul senso di Corrado Augias per una “Cultura” fatta su Rai3 a carico del contribuente.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

augius

Screenshot da Dagospia.com

Vorrei fare i complimenti a Fabrizio Boschi de “Il Giornale” per queste frasi ispirate contenute nel suo articolo ripreso da Dagospia: “83 anni, il vecchio Corrado Augias potrebbe dare lezioni all' Università su come lavorare poco guadagnando il massimo… (…)…per il suo programmino intellettual-chic in onda su RaiTre (diretta da Stefano Coletta), si porta a casa la bellezza di 240mila euro (il massimo previsto dal tetto sugli stipendi Rai), cui vanno aggiunti i diritti d' immagine… (….)…quindi, l' ottuagenario conduttore si avvicinerebbe alla soglia dei 300mila euro. Ad occhio e croce, insomma, con queste cifre il collaboratore di Repubblica supererebbe, per busta paga, pure il direttore generale della Rai, Mario Orfeo”.

Adoro questi pezzi così, dove il vizietto tutto italico di riverire il “venerato maestro” di turno, viene mandato a quel paese senza complimenti e si racconta la verità nuda e cruda con onestà intellettuale e di metodo. Da questo punto di vista mi preme pure riconoscere che dalle parti de “Il Giornale”, quando l’oggetto di critica sta all’opposizione rispetto al berlusconismo più rampante, non si fanno scrupoli a randellare a dovere. Fermo restando che il randello critico dovrebbe essere usato a 360 gradi quando è giusto usarlo, è un pregio anche il saper colpire gli avversari su diversi fronti. Difficilmente simili parole contro gli Augias, gli Scalfari e gli altri “venerati maestri” del giornalismo italico le troveremmo, per esempio, su Il Fatto Quotidiano dove Scanzi non perde occasione per omaggiore il fondatore di “Repubblica” e le marchette agli amici si sprecano, come ho denunciato più volte su questo sito, prove alla mano.

Back to square one… la questione che vorrei discutere qui riguarda la “Cultura” che starebbe facendo Corrado Augias su Rai3 a spese del contribuente tartassato. Uso il condizionale perché io non seguo né Rai3 né Augias e nel caso un giorno dovessi ritrovarmi a farlo significherà davvero che ho imboccato una via senza ritorno, ovvero, chi di dovere si affretti a portarmi dal veterinario e a sopprimermi con ogni mezzo. Vero è però che codesto signore, Augias, intendo, mi è capitato di vederlo spesso negli ultimi anni, specie in funzione marchettara, dalla Gruber, nonché in veste di strenuo difensore del renzismo più becero sempre in quello stesso studio di La7. Naturalmente, chiedo venia per l’utilizzo di questo linguaggio iperbolizzato… in realtà di “strenuo” non c’era niente, né in Augias né nei suoi discorsi.

Con tutta l’onestà d’intelletto che mi riesce di trovare, non ho difficoltà a scrivere che mi colpì tantissimo una sorta di “pochezza” passionale, ma anche contenutistica nel suo dirimere, una impreparazione in senso lato che oggi non si perdonerebbe neppure a un nostro bimbo che frequenta le elementari dal quale si pretenderebbe senz’altro molto di più. Certo, Augias è anziano, appartiene a una generazione analogica trapassata almeno venti anni fa, e quindi non si capisce cosa ci si dovrebbe aspettare da lui da un punto di vista di una credibile visione intellettuale e di un orizzonte d’attesa culturale capace di fare una differenza. Ne deriva che le domande da farsi sono queste piuttosto: chi è il risponsabile che ha deciso di liquidargli quello stipendio? Chi è che gli ha affidato quel programma invece di invitarlo a passeggiare nei giardinetti pubblici come dovrebbe fare ogni nonno che si rispetti? Chi è che in Rai sta giocando con i soldi del contribuente e ancora la fa franca? Perché Di Maio e Salvini non battono un colpo?

La penultima domanda poi è particolarmente intrigante e sarebbe gradito vedere almeno una lista con i primi dieci nomi di personaggi impegnati in simili affari a danno della comunità. La “Cultura” invece bisognerebbe lasciarla stare, non riempirsene la bocca a scazzo, perché la maggior parte di coloro che hanno davvero fatto Cultura hanno fatto pure la fame e il più delle volte se ne sono andati da questo mondo sparandosi un proiettile in fronte o buttandosi da una scogliera… non certo lucrando sulle casse già svuotate di una nazione allo sbando pur di dare sostanza alla loro idealità.

Rina Brundu

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