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Impasse des Beaux Yeux – Amelia!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Amelia!

Un rumore.

Come la punta della lingua che si stacchi dal palato.

Una sensazione adrenalinica, tenera come una calda carezza c’avvolge dal polso sinistro in un brivido tutto il mio corpo, rilucendo, sciogliendomi lungo la parete adiacente al letto; un lenzuolo bianco s’intinge come di ceralacca un’antica lettera.

Volevo essere per te un ricordo intimo che la tua coscienza impolverasse come sogni d’infanzia.

Volevo parlare al tuo subconscio, essere lì

atavico,

essere lì come un’abitudine, il condensarsi d’un vizio tra i tuoi organi.

La pronuncia vivida del tuo nome come ad asciugarsi sotto un cielo senza stelle, illividito, al caldo delle grida che divampano in notti estive.

MaiT’Amai.

Volevo solo sentirmi inutile come una tua singola cellula; essere nel sonno la corrosione dei tuoi denti, che beati digrignano.

La morte che fiorisce nelle tue unghie e trattiene la terra.

Oggi sarà ieri e domani, anche se non più per me.

Mi custodirai e non tu solo nella mappa d’una lacrima che scavi il cuore, per restare prezioso, insabbiato, nei gesti, nei suoni, nei battiti delle tue abitudini.

Un lenzuolo ormai rosso di tratti che il pennello guidava deciso, annega.

Annega nel sangue aggrumato come in un piccolo stagno.

L’amore ha lasciato un grido sospeso in quello scabro paesaggio.

La porta s’apre.

Il tesoro è al sicuro, raccoglieranno solo il grido.

marzo 2012

Tratto da Impasse des Beaux Yeux (Muse Vol. 4) by Luca Fedele

Impasse des Beaux Yeux è una silloge la cui composizione attraversa un arco temporale di sette anni, e in cui l’io-lirico, le sue trasposizioni e la sua negazione si prendono prepotentemente la luce della ribalta. A impreziosirla sono quindi i linguaggi, i luoghi, le ombre delle anime incontrate dal poeta. Il tratto intimistico testuale detta una cifra criptica grazie alla quale ogni componimento smette di essere mero moto dello spirito e diventa oggetto costruito con parole che denotano e connotano all’infinito. Ogni poesia si fa insomma infiorescenza che nasce dalle contraddizioni e dai cortocircuiti dell’io-che-scrive, mentre l’impasse è fondamentalmente condizione oggettiva del componimento, è lo stallo alla scrivania, l’immagine compagna che si traduce, si deforma, si trasforma sul foglio.


Luca Fedele – Filologo, laureato alla Federico II di Napoli, appassionato di analisi tecnica di testi poetici e letterari. Nella sua prima silloge, Impasse des Beaux Yeux, lo guida una poetica resa da una scrittura lirica scomposta rispetto all’ordine formale, dominata dall’imperativo beckettiano: «Non c’è niente da esprimere, niente con cui esprimere, nessuna capacità di esprimere, nessun desiderio di esprimere, insieme all’obbligo di esprimere».

 


Silloge disponibile in formato Ebook & Paperback

 

 

Per ulteriori informazioni seguire il sottostante link alla pagina editoriale

www.ipaziabooks.com

 

 

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