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Filosofia dell’anima – “Boss” Hogg

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Dukes-of-Hazzard-1

Da sinistra Daisy, Luke, Bo, Boss Hogg (in bianco) e Rosco

Per la verità il nome completo del personaggio era Jefferson Davis “J.D.” Hogg, noto “Boss” Hogg. “Boss” Hogg era l’anti-eroe, il cattivone nella serie cult anni 80 (fu prodotta tra il 1979 e il 1985) “The Dukes of Hazzard”, trasmessa in Italia con il titolo di “Hazzard”. Il telefilm era ambientato nell’immaginaria Contea di Hazzard in Georgia, nel profondo sud americano, e aveva come protagonista principale la famiglia Duke, una famiglia formata da tre cugini, il bellissimo Bo, l’affascinante Luke, Daisy, una sorta di nonno e una macchina speciale e super-truccata chiamata Generale Lee che scorrazzava quasi volando sulle strade sterrate della contea. In opposizione ai “buoni” Duke, c’erano due anti-eroi molto simpatici e cacciaroni, il mitico sceriffo Rosco P. Coltrane (interpretato dall’attore James Best, scomparso nel 2015) e il commissario della contea, Jefferson Davis “J.D.” Hogg, “Boss” Hogg, appunto.

 

A dirla tutta, ai tempi della mia adolescenza, quando questo telefilm andava per la maggiore, Rosco risultava molto più simpatico di “Hoss” Bogg che il più delle volte era un character cattivo tout-court. Senza dimenticare che io non ho mai particolarmente amato Sorrell Booke, cioè l’attore che lo ha impersonato. Ma allora perché sono qui a parlare di “Boss” Hogg? Perché in questi giorni mi è capitato di rivedere qualche puntata di telefilm famosi negli anni 80 e di scoprire che tutti quegli amatissimi “eroi” della mia gioventù, gli attori che li hanno impersonati, intendo, sono già dipartiti. E poi ho scoperto che nel 1994, alla relativamente giovane età di 64 anni, se ne era andato pure Booke, dunque anche “Boss” Hogg in dato modo.

Ne scrivo quindi per epifania, perché scoprire che era morto mi ha portato a realizzare quanto anche quell’attore che non conoscevo e quel personaggio che non amavo particolarmente, mi avessero in fondo regalato qualcosa. In realtà mi hanno regalato molte cose. Da un lato hanno illuminato la mia fanciullezza con i colori della loro arte, con un salutare senso di leggerezza che tutto coglieva in quei traguardanti anni 80, dall’altro mi insegnano ancora oggi. Mi insegnano, tra le altre cose, che sovente noi tendiamo a creare miti irraggiungibili, culturalmente alti, a celebrare i Dante, gli Shakespeare e pochi altri spiriti mirabili, dimenticando tutti gli altri, tutti i “facchini” didattici che hanno interpretato magistralmente quel loro ruolo, il più delle volte con una umiltà spirituale e umana straordinaria, e così facendo hanno contribuito nel loro piccolo a crescerci.

Più il tempo passa più mi rendo conto che non ci sono cattivi maestri, ci sono solo tanti spiriti che ci offrono altre opzioni. “Un’altra opzione” è per esempio l’insegnarci a saper resistere date offerte, che di fatto rafforza la nostra capacità di scegliere. Con questo non voglio dire che il meglio stia nel saper scegliere sempre l’insegnamento degli spiriti più brillanti, quanto piuttosto che il meglio sta nel saper scegliere ciò che è meglio per noi. Fermo restando che non esiste neppure il “peggio per noi”, esistono solo infinite possibilità di essere che si fanno possibilità quantiche in una dimensione incarnata e nel fare ciò ci mostrano infinite nuove vie, infinite nuove strade tutte nell’attesa di essere percorse. Tutte altrettanto valide.

Long live “boss” Hogg, dunque, chi l’avrebbe mai detto?!

Rina Brundu

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