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QUEEN MARY E LA DITTA. Amici di Maria De Filippi. Di chi è il talento che viene promosso?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Etratto

Dal capitolo III

1 Amici: di chi è il talento che viene promosso?

Non ci sono dubbi che nel talent Amici (Canale 5), che è pure la trasmissione cavallo di battaglia della premiata Ditta della regina della televisione italiana Maria De Filippi, ci siano e ci siano sempre stati dei grandi talenti. Il programma è stato frequentato pure da tantissimi “genietti”, mentre la merce che non vi ha mai abbondato è rappresentata dai “geniacci”, i “geni sregolati”, come li definisce la Treccani, cioè da coloro che in definitiva non hanno bisogno né dell’assistenza di Maria né dei consigli del nutrito gruppo di bravi professori della sua scuola per riuscire. Il fatto è che il “genio sregolato”, che nella maggior parte dei casi è il genio vero, altrimenti non sarebbe tale in prima battuta, può esistere solamente in un contesto culturalmente e intellettualmente libero, non omologato e non omologabile. Un chiaro esempio di questa tipologia di spirito molto dotato è il Bob Dylan che, nel 2016, ha risposto picche ai giudici dell’Accademia svedese che gli avevano appena assegnato il Premio Nobel per la Letteratura: no, non sarebbe mai andato alla cerimonia di consegna!

Può risultare simpatico o meno, certo è che un genio sregolato il più delle volte si comporta proprio come Dylan, non per tattica, non per ragionamento a tavolino o convenienza commerciale, ma perché è nella sua natura, nella sua più intima natura d’artista. Spiriti del genere non potrebbero mai partecipare a un talent come Amici, o a un qualsiasi altro programma simile, sia perché generalmente incapaci di accettare consigli da qualsiasi pulpito, sia perché il loro marchio identificativo è l’originalità, il che vuol dire che non ci sono maestri in grado di aiutarli a raffinare la loro arte, qualsiasi essa sia, sono loro i maestri o lo diventeranno. Non è neppure una questione di arroganza artistica, di temperamento volubile, di moralità letta e praticata all’incontrario, ma è una questione di genialità che sa fare una differenza, come ci insegnano le tante biografie di queste anime particolarmente ispirate che, non importa il loro background socioculturale, non importa gli ostacoli che hanno dovuto superare nella vita, i dolori, le malattie, la morte che il più delle volte li ha colti giovani, sono riuscite a lasciare un segno e a condizionare le nostre vite; sono riuscite a diventare importante agente di cambiamento nel lungo percorso che ci ha portato ad essere ciò che siamo oggi, come specie e come individui, come collettività e come singoli.

Quanti “geniacci” o “geni sregolati” sono venuti fuori dal talent Amici dopo quasi venti anni di ininterrotta attività? Come ho già scritto, secondo me, nessuno. Rischiando di essere schedata come un critico cattivo (questo ci sta, ma guai a darmi del cattivo critico!), aggiungo che Amici non ha prodotto neppure nessun “genietto” che abbia saputo fare una differenza, per gli altri, per la capacità di percezione estetica altrui, intendo, non per se stesso. Amici non ci ha mai fatto conoscere alcun talento che abbia saputo imporre un suo stile, che abbia saputo lasciare una impronta convincente sui nostri tempi più demanding, o abbia saputo scrivere una canzone indimenticabile, conosciuta globalmente, o che sia diventato/a una voce da ricordare. Per quanto possa sembrare azzardato il mio discorso, intinto di grande idealità, garantisco che non sto proponendo miraggi artistici o traguardi professionali irraggiungibili, basti pensare che lo stesso Andrea Bocelli, uno dei pochi cantanti italiani contemporanei davvero conosciuto in tutto il mondo, è stato lanciato artisticamente a Sanremo.

Se si accetta la tesi che Amici è stato un insuccesso da un punto di vista artistico (altra cosa è il grande riscontro commerciale, senza il quale non sarebbe mai fiorita la Ditta della Queen Mary), alcune domande già poste per Uomini e Donne debbono essere riproposte a maggior ragione per questo programma oggettivamente meno criticato del precedente: di chi è la colpa del fallimento? Del format? Dei ragazzi che millantano il loro talento o ne esagerano le effettive possibilità? O piuttosto dell’autrice, produttrice, conduttrice Maria De Filippi?

Mi spiace scriverlo, ma in questo particolare caso io ritengo che la responsabilità vada ragionevolmente ripartita tra la tipologia di format (omologante, eccessivamente tarato verso un orizzonte d’attesa lucrativo e la mediaticità come traguardo fine a se stesso), e colei che lo ha strutturato così come è strutturato, quindi, immagino, Maria De Filippi.

In tutta onestà, la mia impressione è che Amici non sia un’altra occasione televisiva dedita a promuovere il talento dei ragazzi, ma serva piuttosto a promuovere l’immagine della Queen Mary, nonché ad irrobustire in maniera importante le entrate finanziarie della sua Ditta, la quale in questa occasione si comporta alla stregua di quei circoli artistici o associazioni no-profit che organizzano premi letterari, ma nel contempo chiedono il pagamento di una quota di partecipazione agli autori, alla faccia del commitment d’intelletto vagheggiato da Jean Paul Sartre. Naturalmente Maria De Filippi non chiederebbe mai una quota di partecipazione ai suoi alunni, anche perché non ce ne sarebbe davvero bisogno, dato che il florido introito arriva dagli sponsor, dalle varie prove in cui si invita il pubblico a chiamare da casa, dai gadget e, posso speculare, in mille altre maniere, laddove trovata la nicchia di business la si sfrutta a dovere, perché, in fondo, è come il maiale per i contadini di un tempo, non si butta via niente!

  1. Amici e l’usura del tempo: pibe de oro aiutaci tu, fai il co-conduttore!

Il critico Aldo Grasso non ha tutti i torti quando sostiene che l’ultima edizione (2018) del talent defilippiano stia subendo “l’onta del tempo”. Secondo me questo accade nel senso che il tempo, passato l’effetto novità, aiuta a vedere con occhio più clinico i difetti del programma, che, come già scritto, sono comunque datati. Il tempo è arrivato persino a denunciare un tratto noioso nello stile comunque ottimale della conduttrice Maria De Filippi che peraltro, rispetto a questi argomenti, non ha grandi colpe. Il vero problema dell’ultima edizione di Amici sta, infatti, in una eccessiva destrutturazione delle regole del gioco, un trucco autorale che se in Uomini e Donne premia, in questo talent annoia. Tale processo degenerativo è stato portato così all’estremo che si potrebbe sfidare chiunque a guardare una puntata della trasmissione con il dichiarato scopo di capirne le regole, nella certezza che non ci riuscirà. Chi è che sta effettivamente decidendo il vincitore delle diverse prove? Chi decide il vincitore delle singole puntate? Chi avrà davvero voce in capitolo quando si tratterà di scegliere il vincitore finale? Non lo nascondo, il sospetto è che, come in tanti altri programmi simili proposti dai canali Mediaset, ma anche dalla Rai, i vincitori siano già stati decisi a tavolino, dalla produzione, dagli autori o da chi per loro.

Ammesso e non concesso che le mie siano solo dietrologie, non è dietrologia scrivere che il nuovo Amici è stato battuto dalla concorrenza sin dalla prima puntata, per inciso è stato battuto dalla concorrenza del sabato sera, il Ballando con le stelle condotto dalla soubrette Milly Carlucci su Rai1. Si tratta insomma dello stesso programma e della stessa conduttrice televisiva che Maria la Sanguinaria, per usare il nomignolo preferito dal giornale online Dagospia, riconduce regolarmente al ruolo di runner-up (a voler essere gentili) quando presenta C’è posta per te. Inoltre, malgrado il tentativo di mettere pepe sulla seconda puntata inscenando le solite scaramucce tra professori e alunni, o tra professori e professori, il talent non è comunque andato meglio neppure in quella occasione.

Come ha pensato di risolvere Maria De Filippi? Ristrutturando il format? Riportando l’arte e il talento al centro della scena? No, da buona manager di una solida Ditta che può contare anche sulle strepitose risorse finanziarie di Mediaset, la conduttrice, autrice, produttrice, ha pensato bene di buttare sul piatto l’asso pigliatutto (o quasi, vista l’età e l’attuale circonferenza vita del personaggio scelto) dell’ospite internazionale trendy. È stato così che, durante la successiva puntata del programma, abbiamo potuto vedere un ex “pibe de oro” del calcio mondiale, al secolo Diego Armando Maradona, attualmente appesantito, noioso e anche un po’ smarrito, entrare trionfante nello studio televisivo di Amici al braccio della sua conduttrice, nel ruolo di recalcitrante (o almeno così sembrava), conduttore. Condurre? Proprio così! Maria non solo è entrata nello studio con lui, ma poi se l’è portato appresso durante buona parte della trasmissione alla stregua di una medaglietta portafortuna della nonna.

Cosa non si fa per l’Auditel e per la Ditta?! Per le Ditte? Eppure, tutto si dovrebbe fare, tranne usare un Diego Maradona per condurre un programma quando per quella stessa conduzione si ha a disposizione una professionista del calibro di Maria De Filippi. L’escamotage mediatico ha prodotto un qualche risultato, ma in realtà Amici non ha sfondato neppure quella sera e probabilmente non lo farà mai in questa edizione. L’altro risultato ottenuto dalla scappatoia del vip internazionale è l’avere in certo modo smontato platealmente le velleità artistiche del talent, laddove è ormai chiaro: Amici non è una scuola per modellare il talento, Amici è soprattutto un’altra macchina per fare soldi e, anche qui, peggio per chi non l’ha ancora capito!

Da spettatrice dell’ormai famosa puntata con Maradona, confesso che più che la presenza dell’ex calciatore in quella occasione mi colpì la tutta blu a strisce gialle indossata dalla conduttrice. Ai miei tempi nelle nostre zone le chiamavamo “canadesi”, non lo so perché. Anche le nostre tute erano blu, ma diversamente da quella di Maria avevano le strisce bianche. Le usavamo per fare sport, ginnastica a scuola, a casa, ma mai ci sarebbe venuto in mente di usarle per presenziare ad una qualsiasi occasione importante, men che meno per presentare un programma visto da milioni di italiani. Il sabato sera. In diretta.

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Tratto da:

 

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