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ULISSE E NAUSICA IN SARDEGNA. Il “riso sardonico” di Ulisse

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il formato in copertina flessibile sarà disponibile a giorni…

Estratto

C’è innanzi tutto da ripetere e precisare che i due poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, non citano mai la Sardegna in maniera esplicita. È però vero che un riferimento alla Sardegna è implicito nella famosa locuzione «riso sardanio o sardonio», cioè “riso amaro e forzato”, col quale Ulisse, al suo ritorno in patria, aveva risposto alla grave provocazione di uno dei Proci: «Ctesippo disse così e preso con la forte mano un piede di bue, che era in un cesto, glielo lanciò: lo schivò Odisseo chinando il capo rapidamente, rise di rabbia, sardonico» (Odissea, XX 302).

Questo «riso sardanio o sardonio o sardonico» numerosi antichi interpreti greci lo hanno riferito proprio alla Sardegna, come terra in cui esiste la velenosa “erba sardania o sardonia”, la quale provocherebbe la morte di un uomo, costringendolo prima a fare un riso forzato e doloroso, oppure come terra in cui c’era l’usanza di uccidere i vecchi settantenni ed essi avrebbero affrontato la morte ridendo, in maniera artefatta, per dimostrare coraggio nell’affrontare la loro tragica fine<8>.

Per il vero io escluderei che in origine la locuzione «riso sardanio o sardonio» si riferisse proprio alla Sardegna; è molto meno costoso ritenere che si riferisse non alla lontana Sardegna, bensì ai Sardiani abitanti di Sardeis, capitale della Lidia, terra strettamente contigua alla Ionia, nella quale sono nati e maturati i due poemi omerici<9>. In linea di fatto però in seguito è avvenuto che gli interpreti greci dell’Odissea abbiano riferito la locuzione «riso sardanio» proprio ed esclusivamente alla Sardegna e ciò come conseguenza – a mio giudizio – del fatto che nella memoria storica dei Greci rimaneva ancora il ricordo della emigrazione dei Lidi e degli abitanti di Sardeis o Sardiani non soltanto verso l’Etruria, secondo il notissimo racconto di Erodoto (I 94), ma anche verso la Sardegna, alla quale addirittura essi finirono col dare il nome<10>.

Lo ripeto: né l’Iliade né l’Odissea citano mai la Sardegna in maniera esplicita. Ebbene, nel presente studio io mi propongo il compito di appurare se, nonostante questo silenzio dei due poemi omerici rispetto alla Sardegna, almeno in quello più recente, l’Odissea, si possa affermare che la nostra isola risulti presente in forma implicita, sia nella sua realtà geografica, sia nella sua realtà storica e culturale. Ed anticipo che il risultato della mia ricerca a me sembra essere affermativo e quasi del tutto certo.

Contenuti

INDICE
Avvertenza
Bibliografia essenziale con sigle
Capo 1
L’area geografica dei viaggi di Ulisse
Capo 2
La datazione dei viaggi di Ulisse
Capo 3
La rotta dei viaggi di Ulisse
Capo 4
Il “riso sardonico” di Ulisse
Capo 5
La impossibilità nautica dei viaggi di Ulisse
Capo 6
La nave pietrificata dei Feaci
Capo 7
La Scherìa o Isola dei Feaci
Capo 8
I Lestrigoni nell’antica Gallura
Capo 9
Olbia capitale della Scherìa
Capo 10
L’Odissea e la Sardegna nuragica
Capo 11
Le conclusioni
NOTE
Curriculum di M. Pittau
Opere scientifiche di M. PITTAU


ULISSE E NAUSICA IN SARDEGNA by MASSIMO PITTAU

Massimo Pittau (Nuoro, 6 febbraio 1921) è un linguista e glottologo italiano, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda. Ha pubblicato numerosi studi sulla civiltà nuragica e sulla Sardegna storica. Le sue posizioni riguardo al dialetto nuorese (massima conservatività nell’ambito romanzo) sono vicine a quelle del linguista Max Leopold Wagner con cui è stato in rapporto epistolare. Nel 1971 è entrato a far parte della Società Italiana di Glottologia e circa 10 anni dopo nel Sodalizio Glottologico Milanese. Per le sue opere ha ottenuto numerosi premi.

 

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