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L’assenza da Russia 2018. Un altro “regalo” del renzismo epico che sarà difficile scordare.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

Antonio-Cabrini

Il bellissimo Cabrini di Argentina '78

Tra un paio di giorni inizia la Coppa del Mondo in Russia ma l’Italia non sarà lì! Più il momento si avvicina più si stenta a crederci. Durante tutta la mia esistenza non ricordo una sola Coppa del Mondo senza l’Italia e se mai ce ne sono state prima saranno davvero poche. Ci sono squadre come l’Italia, la Germania, il Brasile, l’Argentina, che sono il mondiale, laddove mettendo insieme la loro storia si ottiene la storia della Coppa del Mondo di calcio e quando una di queste squadre non può parteciparvi a perderci siamo un po’ tutti.

Il ricordo del mio primo mondiale sta tutto nello sguardo sorridente e bellissimo di un giovanissimo Antonio Cabrini che esordiva nella Coppa del mondo del 1978. Poi venne quell’ormai mitico 1982 che racconterà nei secoli la miglior performance sportiva di ogni tempo di una squadra sportiva italiana. Fu in quell’anno che dopo la vittoria in Spagna, i napoletani scrissero sui muri del cimitero: “Non sapete cosa vi siete persi!”. Proprio così: non sapevano cosa si erano persi. Benché allora avessi solo 14 anni, le fasi di quel mondiale sono rimaste impresse nella memoria come nient’altro e ci potrei scrivere su un libro, esattamente come potrebbero farlo tutti coloro che testimoniarono quel periodo meraviglioso. Un periodo edonistico nella sua essenza che viveva dentro le atmosfere galvanizzate dell’Italia del secondo boom economico, dove tutto respirava speranza, dove tutto era ispirazione e musica.

Confesso che dopo essermi trasferita in Irlanda, mezzo secolo fa, la mia passione per il calcio è diminuita notevolmente. Già nel 2006, quando vincemmo in Germania, l’entusiasmo era più raffreddato rispetto a quello di 18 anni prima. Oggi come oggi non guardo più gli sport, non come facevo allora. Tuttavia, l’assenza dell’Italia al prossimo torneo mondiale si fa notare, anche da chi ha perso ogni interesse per questo genere di manifestazioni più epidermiche e di bocca buona dello spirito.

Ma chi dobbiamo ringraziare per tutto questo? Per questa assenza dell’Italia da Russia 2018? Ullalà, pensa tu. In primis dobbiamo ringraziare il ministro dello Sport che a quel tempo “vigilava” da par suo sulle sorti della vita agonistica italiana. Sì, proprio quel Luca Lotti indagato per il caso Consip e membro di spicco del cosiddetto giglio magico renzista. Poi, naturalmente, difficile non rivolgere un pensiero commosso a lui, al duce di Rignano in persona, il quale mentre correva da Yahoo a Google onde indossare occhiali supertecnologici, mentre faceva visita a Machu Picchu e frequentava le finali dei tornei di tennis con aerei acquistati in leasing a carico dello Stato, lasciava che quella stessa nazione, anche sportiva, andasse a… be’ lo sappiamo tutti dove è andata.

Lo sappiamo tutti ma in qualche caso la memoria è labile. Ieri sera ho letteralmente e idealmente sbattuto la porta in faccia a quell’Enrico Mentana che con voce accorata, sguardo spento, spirito rinco, lamentava l’ennesimo picco dello spread e, subliminalmente dava ad intendere che fosse una colpa del nuovo governo giallo-verde. Fortunatamente cambiano i governi ma sfortunatamente non riusciamo proprio a liberarci dei loro servitori mediatici più osservanti… figuriamoci riuscire a farli ricordare le “imprese”, altrimenti dette figure di merda internazionali, anche sportive di codesti loro padrini ideali… Ma piaccia o non piaccia tra un paio di giorni ci penserà il tempo a ricordarle a tutti quanti e poi sarà il turno della Storia, anche se in questa particolare occasione se la Storia facesse una eccezione e affogasse codesti personaggi nell’oblio, non sarebbe davvero un male.

Rina Brundu

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