Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Ecco perché quando si sente il renzista Calenda parlare di “operai” ci girano i coglioni a mille…. Un ricordo dai “giorni del golpe bianco”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

  calenda

17 Novembre 2016

“Non c’é un cazzo di politico che rappresenti i lavoratori!”, questa frase l’ha urlata, ai microfoni del programma Piazzapulita, un operaio siciliano nei giorni scorsi. Costui, insieme a tanti suoi colleghi, manifestava contro la tappa siciliana del Matteo Renzi impegnato a visitare le parrocchie d’Italia dove il NO verrebbe dato in vantaggio (circa 8000 comuni, sembrerebbe, almeno a guardare gli ultimi sondaggi). Poi, fortunatamente, in quella particolare località l’incontro trendy è stato annullato. In compenso il Premier ne ha fatto un altro di comizio, sempre nella Sicilia di frontiera, distante anni luce dall’atmosfera ovattata della sua Leopolda. E, ahime!, è stato proprio in quell’occasione che tutti i nodi sono venuti al pettine per l’ennesima volta, è stato lì che si è mostrata in tutta la sua potenza l’incapacità di Matteo Renzi di essere un leader amato, rispettato, un capo capace di rappresentare il popolo, i suoi problemi: proprio non ci riesce, non fa per lui!

“Non c’é un cazzo di politico che rappresenti i lavoratori” ha quindi urlato quel signore siciliano, cogliendo in pieno il punto dell’epocale dramma che stiamo vivendo, come non sono riusciti a fare tutti i soloni, opinionisti, sondaggisti, scrittori, commentatori a vario titolo che di questi tempi abbondano in tv, e dovunque, predando sullo stato di disagio dei più. L’unico che alcuni giorni fa ha parlato di “dramma-storico-sociale” è stato Massimo Cacciari dalla Gruber. Uno su mille, insomma, ce l’ha fatta, anche se, secondo me, il dramma non è solo storico-sociale, ma è storico-sociale e politico: possibile che un lavoratore di una terra di frontiera abbia più capacità di visione di un filosofo temprato e della casta mediatica tutta? Per me non solo è possibile, ma è possibilissimo: per provarlo basta testare la sostanza di questa casta mediatica e nel farlo sfido chiunque a non lasciarsi prendere dallo sconforto. Tralasciando i contesti informativi e giornalistici RAI che ormai non guardo più anche perché, alla mia età, ho poca pazienza con le favole della buonanotte e con le storielle dei pigs that fly (in italiano sono gli asini a volare, ma è sempre la stessa questione), ignorando i canali Mediaset convertitisi convintamente dal berlusconismo al renzismo che pure ha fregato il loro leader-maximo, prendiamo il canale La7, l’unico su cui si possa fare un qualche ragionamento valido. Prendiamo ad esempio la scaletta dei talk show di oggi. Alle 8.30 è andato in onda Otto e mezzo di Lilli Gruber: ma chi ti ha invitato la Gruber come esponente di sinistra, come esponente delle ragioni di quei lavoratori mal rappresentati? Nientepocodimenoche l’attuale direttore de L’Unità: Sergio Staino. E cosa ha detto Staino, nel suo ruolo di strenuo difensore dei diritti degli ultimi, quello Staino già compagno di tutti i compagni di cielo, di terra e di mare, nonché degno nipotino gramsciano? Staino ha dato a intendere che Renzi è un signor Premier, che il fatto che non sia legittimato dal popolo è un’inezia e che lui non ama chi protesta alla maniera del Travaglio che vorrebbe le forche. Insomma, fanculo il PCI, fanculo i compagni, fanculo Berlinguer, fanculo Gramsci, fanculo Pasolini, fanculo i compagni siciliani che protestano e fanculo pure il fanculo cosmico che sarebbe stata l’elezione di Trump secondo Michael Moore, perché quando noi lo vogliamo veramente non siamo secondi a nessuno, men che meno con gli affanculi. Subito dopo, sempre seguendo la scaletta odierna di La7, ecco il Piazzapulita di Formigli, cioè proprio quel programma che ha avuto il coraggio e la forza intellettuale di mostrare le rivolte isolane e di ascoltare le urla di quei lavoratori: ma chi ti chiama subito dopo Formigli per discutere di trumpismo, di problemi degli ultimi, e delle ragioni di quei cittadini mal rappresentati? Vittorio Zucconi, vale a dire un altro giornalista della Repubblica renzista che negli ultimi tre anni si è distinto pure lui nella lotta-mediatica-pro-governatizia (a favore di quella, s’intende!).

“Su Trump” ha detto quest’oggi l’ottimo scrittore Buttafuoco, anche lui ospite della Gruber “i soloni si sono rivelati peggio del mago Otelma, con tutto il rispetto per il mago Otelma”. Solo su Trump? Magari fosse! And, again, pigs will fly!

Estratto dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, che uscirà in versione definitiva e un po’ diversa a fine anno.

 

Advertisements

Regala i noltri libri a Natale. Acquistali qui, risparmia!