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Sugli uomini e sulle poche donne del nuovo governo Conte.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

conteUna cosa è certa: con la nascita di questo governo diamo l’addio per sempre agli show di intrattenimento simil-politico! Di fatto non se ne può più! Non se ne può più delle tonnellate di merda che codesti notisti, pseudo-giornalisti, opinionisti del cazzo che per anni si sono genuflessi davanti alla politica inconcludente del duce di Rignano e adesso si sono improvvisamente riscoperti paladini del giornalismo epico, continuano a riversare sul governo dove non hanno agganci, per la serie Bernstein e Woodward ci fanno un baffo!

Ma mi facciano il piacere!, avrebbe detto l’immenso Totò. Ne deriva che non potendo zittirli, l’unica soluzione che rimane al cittadino ancora sano di mente, al cittadino che costoro con le loro amenità e chiacchiere non hanno ancora potuto cerebro-ledere, è quella di evitarli. Per quanto mi riguarda dò addio a tutto il carrozzone politico-mediatico messo su da Cairo, con esclusione di Floris e Gruber che però guarderò solamente quando c’è Travaglio in studio, o comunque quando ci saranno invitati alle trasmissioni quei pochi personaggi dell’establishment mediatico-decadente ancora capaci di razionalizzare.

Detto questo, non sto certamente sostenendo che il nuovo Esecutivo giallo-verde non vada criticato, anzi!, di critiche se ne possono fare una caterva, ma non sono certo quelle che sentiamo nelle ridicole disquisizioni di cui sopra. Prendendo subito il toro per le corna, bisogna scrivere che questo nuovo Premier Giuseppe Conte ha tanti pregi ma anche molti difetti e che su questi ultimi dovrebbe iniziare a lavorare il più presto possibile. Tra i pregi vi è senz’altro la pacatezza, l’educazione, la civiltà di metodo, che per una una nazione appena uscita dal tremendo lustro renzista, non sono argomenti da niente. Vero è però che il professor Conte a momenti tende a fare troppo il professore, e questo non va: il nostro Parlamento non è un’Aula Magna universitaria e il tempo fugge per quasi tutti gli italiani. Tra i “suggerimenti” mai richiesti che si potrebbero dare al nuovo Premier, ci potrebbe dunque essere quello di tagliare i discorsi troppo lunghi, di migliorare l’oratoria parrocchiale, laddove in dati i momenti i suoi interventi paiono una recita di preci tra frati zelanti, francamente io sono allergica. Anche l’occhio vuole la sua parte, si dice, sovente, guardando un renzista particolarmente brutto, ma questo vale pure per la politica sana e vale pure per la modalità di management politico, cioè un Premier più attivo, capace di dirimere a maggiore velocità, dà idea di azione e di reazione e ci dà certezza che quando non è sotto l’obiettivo della telecamera non sta dormendo sulla sedia.

Tra gli altri che dormono, o che danno la sensazione di dormire, c’è, secondo me, anche questo Luigi Di Maio di lotta di opposizione e di sonno eterno governativo. Di fatto, tutti noi che lo abbiamo sostenuto, che lo sosteniamo ancora, che ci siamo finanche commossi quando ha giurato davanti al Presidente, vorremmo vedere un Di Maio meno succube della retorica salviniana, anche perché non ci sono ragioni per temerla. Diversamente da ciò che vorrebbero farci credere i soliti sondaggi ritoccati, i puttanieri renzusconici che fanno propaganda in tv, il MoVimento Cinque Stelle resta di gran lunga la prima forza politica italiana, la più credibile e affidabile, e, la prossima volta, con Di Battista al commando, non ce ne sarà per nessuno. Inutile quindi perdersi in questi giochi inconcludenti, primo-repubblicani e pericolosi, molto pericolosi: più forza ragazzi, più forza e più coraggio!

Dico ragazzi ma avrei voluto dire anche ragazze, dato che questo Esecutivo non brilla certo per le figure femminili di spicco. Questo non è un bene, quando si tratta, come credo si sia trattato, di una situazione perniciosa imposta con un diktat masculo. Ciò detto, io sono sempre stata contraria anche alle quote rosa, perché penso che così come per gli uomini anche per le donne debba essere adottato il criterio del merito. Che poi, in questi contesti, anche la parola “merito” è in fondo ridicola. Per dati versi, si potrebbe dire, infatti, che animali politici, di sesso maschile o di sesso femminile, si nasce non si diventa. Margaret Thatcher lo nacque e diventò una figura politica da ricordare solo come conseguenza delle cose, non viceversa. A mio avviso, al momento non ci sono in Italia – e peraltro non ci sono mai state – figure femminili dedite alla politica in grado di fare una differenza. Come la si fa? Dando un ideale calcio nei maroni ai padreterni masculi, trovando una leader capace e carismatica e creando un nuovo partito. Facile no? L’uovo di.. Cristofora Colomba! Sic!

Rina Brundu

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