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Renzi, chi? Quello dell’opposizione “civile”? Sul perché l’opposizione non esiste, a parte quella in stile pizzi e merletti dei renzisti doc Zucconi, Severgnini, Vauro, Serra, etc.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

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Immagine trovata in Rete, grazie agli autori.

Al tempo del renzismo più svergognato, usavo citare spesso questo aforisma di Mao Zedong: “La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza”. L’ho citato in molte occasioni specialmente quando occorreva commentare le spericolate imprese politiche di Claretta, al secolo Maria Elena Etruria Boschi.

In realtà una simile proposizione si può adattare anche per descrivere come si dovrebbe fare una opposizione governativa seria. Questo perché l’opposizione politica è una cosa seria, e misera quella moderna democrazia che non ne possiede una, misera l’Italia di questi tempi. Si apprende, dalla sua pagina Facebook, che Matteo Renzi vorrebbe fare una “opposizione civile”. Una opposizione “civile” de che? A chi? In Italia, non esiste alcuna “opposizione”, dato che quella rappresentata dai mediatici e renzisti doc Zucconi, Severgnini, Vauro, Serra – tanto per citare alcuni dei nomi fatti da Mario Giordano in un suo articolo per “La Verità” – oltre ad essere inficiata da un molto probabile utilizzo di Malox, sempre per citare Giordano, sembrerebbe pure essere di quelle poco rivoluzionarie, anti-zedonghiane, gestite durante i pranzi trendy (Severgnini, a sua detta, è un esperto), mentre gli interessati si gustano una tisana o si dedicano al gossip, al cazzarismo letterario e/o all’arte del ricamo di tipo parrocchiale. Ne deriva che sembrerebbe essere di quelle “opposizioni” poco in grado di fare una differenza per il Paese. L’unica differenza che potrebbe fare è per le “fortune” letterarie di questi autori e giornalisti che non rappresentano più nessuno se non le loro stesse assopite passioni. Non mi stupirebbe, infatti, se un giorno il distributore dei loro tomi passasse a chiedere un “refund” per il disturbo che si è preso nel portare in giro tanta merce invenduta.

Muovendo sul lato strettamente “politico”, qualcuno dovrebbe spiegare al duce di Rignano che distruggere un intero partito, come ha fatto lui con il PD, implica diverse tipologie di problemi: da un lato non si può andare al governo, dall’altro non si può fare alcuna opposizione incisiva perché non si hanno rivendicazioni serie, credibili, da portare avanti. Ma chi è che oggi come oggi potrebbe pensare che il renzismo abbia istanze sociali, politiche, civili valide da difendere? Chi potrebbe pensarlo se non forse un Orfini intontito dopo trecento partite alla Playstation con il suo signore e padrone?

Per la verità è proprio da adesso in poi, a questo punto della nostra e della loro Storia, che i danni procurati dal renzismo alla nazione cominceranno a mostrarsi in maniera plastica, sotto un’infinità di prospettive, piaccia o non piaccia ai renzisti doc già citati. La sindrome, infatti, non è di quelle passeggere, ma quelle che per forza di cose porteranno all’estinzione di una intera specie, senza rimpianti a dire il vero. Anzi, il momento topico si avrà proprio quando, cambiati i vertici Rai, smosso Fontana dal “Corriere”, sepolto nel ricordo il giornalino “Repubblica”, anche la memoria dovrà faticare parecchio a ricordare, fino a porsi la madre di tutte le domande davanti a tale enorme sforzo mentale: Renzi, chi? O dell’estremo insulto!

Rina Brundu

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